(… dopo l’incontro-contemplazione
“Turoldo, poeta e uomo di Dio”
- 26.04.2013)
Mensa imbandita,
sorpresa del Signore,
preparata, donata
da occhi limpidi,
parola profonda semplice,
cuore non diverso,
alla fame confusa
appena sapida,
e risvegliata.
Assaporo contemplazione,
oh commozione,
in animi giovanili,
appagati siamo,
stuzzica il cibo che non perisce,
da mangiare insieme
saporito,
nostalgia sale ancora,
ancora, ancora…
Gioia di banchetto
affollato,
rimane vuoto, troppo,
il posto piange,
il non venire
altro occupa il tempo,
e il cuore,
a rosicar
ciò che non sazia.
L’amore del nulla,
peccato!
Scandalo del male,
incomprensibile sofferenza
di Dio e di uomo,
poesia profezia
narra annuncia vive
passione che salva,
umanità vera.
…..
Narrar della mensa
è prolungar delizia,
insieme più sapore
fa lieto il cuore,
assaggio di verità,
è accendere il desiderio
a non tradire l’invito,
prenotare
ancora possibilità.
Povero
il mio dire,
almeno profumo
di mistica essenza,
riflesso pallido
della luce,
inadeguata eco
della Parola sostanziale,
da gustare.
…
La fame sentite,
vi morde,
la fame desiderate,
chiedete,
la fame godete,
insegnate,
la fame vi afferri,
condividete,
moltiplicate.
Né sordi,
né ingordi,
né paghi,
né vuoti,
né lontani,
mai più assenti,
venite alla mensa,
abbondante
gratuita
vivanda
che dà vita,
luce e calore,
amore
piatto forte per voi,
e invitati vostri.
Non declinate l’invito.
Il cuore urla.
Chi vi sfamerà?
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