Monteviale, 25 Aprile 2013 – S. Messa per i caduti e la pace nella società
La MANO DIO e le NOSTRE
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1Pietro 5,5-14
Nella festa
liturgica di S. Marco evangelista, dalla parola del Signore, per bocca
dell’apostolo Pietro che ha avuto proprio in Marco un valido collaboratore nel
far conoscere Gesù, ci viene una preziosa esortazione nel celebrare anche
questa ricorrenza del 25 aprile, dedicata
dalla tradizione a ricordare la fine della guerra, la ritrovata libertà,
e tutte le vittime di quella guerra e di tutte le guerre che feriscono ancora
l’umanità. E’ parola quella di Dio che non sfigura davanti ai discorsi che
nella circostanza vengono fatti in giro per il paese dalle varie autorità e
associazioni. Anzi, per i credenti, è parola che benedice ogni buona
riflessione e viene ad incoraggiare ogni onesto impegno in favore della pace e
del vero benessere delle persone e della collettività tutta.
Questo vero
benessere, la “buona notizia”, il vangelo che i discepoli del Signore ricevono
l’ incarico di annunciare non è semplicemente il vivere senza problemi e
difficoltà, quanto di sperimentare in ogni vicenda e situazione la presenza
amorevole e provvidenziale di Colui che ci è Padre; presenza testimoniata dalla
reciproca carità, fatta di fraternità, perdono e riconciliazione, di
solidarietà.
“Rivestitevi
tutti di umiltà gli un verso gli altri”, esorta l’apostolo facendosi voce certamente della volontà di Dio, a
cui sono cari gli umili, i semplici, i poveri, i miti, coloro che sono limpidi
nei pensieri e desideri, nelle intenzioni e nelle azioni.
Umiltà è
lasciare da parte ogni arroganza e prepotenza, e di queste purtroppo abbiamo
ancora parecchi segnali. Appaiono nella nostra personale esistenza quando
temiamo che altri ci sovrastino, e ne abbiamo persino la scusa perché vediamo
che chi ci governa è spesso maestro in questo. La violenza che traspare dalle
parole, accuse, volgarità e denigrazione degli altri, e quella subdola,
nascosta in progetti politici camuffati da ricerca del bene di tutti, mentre si
mira a difendere i propri interessi, non danno certamente un clima di dialogo e
comune impegno E così la guerra si è trasferita nei luoghi dove le istituzioni
dovrebbero consolidare invece la pace; nel nostro piccolo, gruppi,
associazioni, a livello territoriale o locale, e ancora prima nelle famiglie e
tra le famiglie del paese, mai possiamo indulgere all’arroganza e alla
prepotenza.
“Umiliatevi
sotto la potente mano di Dio”.
Questa mano, lo ha dimostrato Gesù che l’ha data a tutti, soprattutto ai più
poveri, ammalati, ai condannati dalla società del suo tempo, dalle condizioni
di vita in cui erano costretti, questa mano è l’amore, e la sua potenza, è la
compassione, cioè la capacità di portare insieme le tristi condizioni e di
intervenire in favore degli infelici; questa mano è il soccorso dato a chi non
ha nessuno che lo aiuti, a chi non ce la fa, a chi è nel bisogno. Questa è la
mano di Dio.
Ed è giustizia,
è dare il giusto, dare a tutti non in eguale misura ma ciò di cui hanno
necessità per vivere e vivere con dignità e serenità. Chi ha meno, ha bisogno
di più. E chi ha più, può accontentarsi di meno. L’amore e la giustizia, sono
potenti perché in grado di ristabilire quell’ordine che non è pretendere che
tutte le cose filino senza intoppi, ma costruttiva relazione tra i popoli,
bella convivenza civile che tutti auspichiamo. Invochiamo la mano buona di Dio,
ma anche non neghiamocela tra di noi.
“Umiliatevi”, dice l’apostolo, non “piangetevi addosso,
rassegnatevi, disperatevi”.
In un momento
storico in cui si attribuiscono ad
altri le responsabilità per come stiamo penando, e chi ha avuto compiti di
governo e amministrazione è in prima fila per questa responsabilità, quell’ “umiliatevi”
è invito a riconoscere che tutti possiamo avere parte nell’essere causa della
crisi in cui ci troviamo. Ammettiamo che forse anche noi, acconsentendo ad uno
stile di vita che cercava benessere e comodità nelle cose e vantaggi materiali,
nei sotterfugi fiscali tanto più ampi quanto più remunerativi, nelle
inadempienze, piccole o grandi falsità, abbiamo costruito l’infelicità nostra e
di tanti altri. Abbiamo ceduto alle lusinghe di un sistema che si è rivelato
non d’amore e di giustizia veri.
La mano buona di
Dio, Gesù, oltre che aprirci gli occhi, guarirci, rialzarci, mano
misericordiosa che ci soccorre nelle nostre miserie, diventi la mano di colui
che c’insegna a vivere, che ci porta quando non ce la facciamo ad andare avanti
con le nostre gambe; ancora di più e prima, mano di colui che ci dice, “prendi
la tua barella e cammina, perché io ti voglio in piedi, nella tua bella dignità
di donna, di uomo, di figlio di Dio”. Desideriamo sia anche la mano che ferma
ogni violenza e tempesta, mette fine ad ogni cattiveria, libera da ogni demone che,
“come leone ruggente che va in giro cercando chi divorare” sembra
azzannare e impossessarsi del cuore umano attraverso l’ambizione del potere,
della ricchezza, del successo.
“Siate
temperanti, vigilate”.
Abbiate il senso della misura del vostri desideri, e persino dei vostri
affanni, “gettando in Dio ogni vostra preoccupazione”, raccomanda ancora
Pietro; e “vigilate”, siate prudenti che non significa paurosi,
piuttosto non avventati, ma responsabili. Di voi stessi e degli altri. Quel “vigilate”
non dobbiamo fermarlo su noi stessi, ma riguarda anche i nostri fratelli, di
cui siamo custodi secondo le varie possibilità.
Questa
sofferenza, a dire il vero non necessariamente breve, “vi confermerà” in
essa potete confermare che siete discepoli del Signore; “vi rafforzerà e vi
darà solide fondamenta”. Accogliendo e vivendo secondo questa Parola, la
pace e l’autentico benessere dell’umanità sono in buone mani. Lo siano anche
quelle dei nostri governanti, non avide, non chiuse, non ingannatrici; mani
pulite, generose nel fare il bene, instancabili nell’operare con giustizia;
mani che stringono altre mani non per catturarle o per farne un sodalizio di
iniquità, ma per far crescere quell’umana fraternità e corresponsabile
collaborazione che sono seme promettente di una nuova società.
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