sabato 27 aprile 2013

PENSIERI

Monteviale, 25 Aprile 2013 – S. Messa per i caduti e la pace nella società

La MANO DIO e le NOSTRE
- 1Pietro 5,5-14

Nella festa liturgica di S. Marco evangelista, dalla parola del Signore, per bocca dell’apostolo Pietro che ha avuto proprio in Marco un valido collaboratore nel far conoscere Gesù, ci viene una preziosa esortazione nel celebrare anche questa ricorrenza del 25 aprile, dedicata  dalla tradizione a ricordare la fine della guerra, la ritrovata libertà, e tutte le vittime di quella guerra e di tutte le guerre che feriscono ancora l’umanità. E’ parola quella di Dio che non sfigura davanti ai discorsi che nella circostanza vengono fatti in giro per il paese dalle varie autorità e associazioni. Anzi, per i credenti, è parola che benedice ogni buona riflessione e viene ad incoraggiare ogni onesto impegno in favore della pace e del vero benessere delle persone e della collettività tutta.
Questo vero benessere, la “buona notizia”, il vangelo che i discepoli del Signore ricevono l’ incarico di annunciare non è semplicemente il vivere senza problemi e difficoltà, quanto di sperimentare in ogni vicenda e situazione la presenza amorevole e provvidenziale di Colui che ci è Padre; presenza testimoniata dalla reciproca carità, fatta di fraternità, perdono e riconciliazione, di solidarietà.

“Rivestitevi tutti di umiltà gli un verso gli altri”, esorta l’apostolo facendosi voce certamente della volontà di Dio, a cui sono cari gli umili, i semplici, i poveri, i miti, coloro che sono limpidi nei pensieri e desideri, nelle intenzioni e nelle azioni.
Umiltà è lasciare da parte ogni arroganza e prepotenza, e di queste purtroppo abbiamo ancora parecchi segnali. Appaiono nella nostra personale esistenza quando temiamo che altri ci sovrastino, e ne abbiamo persino la scusa perché vediamo che chi ci governa è spesso maestro in questo. La violenza che traspare dalle parole, accuse, volgarità e denigrazione degli altri, e quella subdola, nascosta in progetti politici camuffati da ricerca del bene di tutti, mentre si mira a difendere i propri interessi, non danno certamente un clima di dialogo e comune impegno E così la guerra si è trasferita nei luoghi dove le istituzioni dovrebbero consolidare invece la pace; nel nostro piccolo, gruppi, associazioni, a livello territoriale o locale, e ancora prima nelle famiglie e tra le famiglie del paese, mai possiamo indulgere all’arroganza e alla prepotenza.

“Umiliatevi sotto la potente mano di Dio”. Questa mano, lo ha dimostrato Gesù che l’ha data a tutti, soprattutto ai più poveri, ammalati, ai condannati dalla società del suo tempo, dalle condizioni di vita in cui erano costretti, questa mano è l’amore, e la sua potenza, è la compassione, cioè la capacità di portare insieme le tristi condizioni e di intervenire in favore degli infelici; questa mano è il soccorso dato a chi non ha nessuno che lo aiuti, a chi non ce la fa, a chi è nel bisogno. Questa è la mano di Dio.
Ed è giustizia, è dare il giusto, dare a tutti non in eguale misura ma ciò di cui hanno necessità per vivere e vivere con dignità e serenità. Chi ha meno, ha bisogno di più. E chi ha più, può accontentarsi di meno. L’amore e la giustizia, sono potenti perché in grado di ristabilire quell’ordine che non è pretendere che tutte le cose filino senza intoppi, ma costruttiva relazione tra i popoli, bella convivenza civile che tutti auspichiamo. Invochiamo la mano buona di Dio, ma anche non neghiamocela tra di noi.

“Umiliatevi”, dice l’apostolo, non “piangetevi addosso, rassegnatevi, disperatevi”.
In un momento storico  in cui si attribuiscono ad altri le responsabilità per come stiamo penando, e chi ha avuto compiti di governo e amministrazione è in prima fila per questa responsabilità, quell’ “umiliatevi” è invito a riconoscere che tutti possiamo avere parte nell’essere causa della crisi in cui ci troviamo. Ammettiamo che forse anche noi, acconsentendo ad uno stile di vita che cercava benessere e comodità nelle cose e vantaggi materiali, nei sotterfugi fiscali tanto più ampi quanto più remunerativi, nelle inadempienze, piccole o grandi falsità, abbiamo costruito l’infelicità nostra e di tanti altri. Abbiamo ceduto alle lusinghe di un sistema che si è rivelato non d’amore e di giustizia veri.

La mano buona di Dio, Gesù, oltre che aprirci gli occhi, guarirci, rialzarci, mano misericordiosa che ci soccorre nelle nostre miserie, diventi la mano di colui che c’insegna a vivere, che ci porta quando non ce la facciamo ad andare avanti con le nostre gambe; ancora di più e prima, mano di colui che ci dice, “prendi la tua barella e cammina, perché io ti voglio in piedi, nella tua bella dignità di donna, di uomo, di figlio di Dio”. Desideriamo sia anche la mano che ferma ogni violenza e tempesta, mette fine ad ogni cattiveria, libera da ogni demone che, “come leone ruggente che va in giro cercando chi divorare” sembra azzannare e impossessarsi del cuore umano attraverso l’ambizione del potere, della ricchezza, del successo.

“Siate temperanti, vigilate”. Abbiate il senso della misura del vostri desideri, e persino dei vostri affanni, “gettando in Dio ogni vostra preoccupazione”, raccomanda ancora Pietro; e “vigilate”, siate prudenti che non significa paurosi, piuttosto non avventati, ma responsabili. Di voi stessi e degli altri. Quel “vigilate” non dobbiamo fermarlo su noi stessi, ma riguarda anche i nostri fratelli, di cui siamo custodi secondo le varie possibilità.

Questa sofferenza, a dire il vero non necessariamente breve, “vi confermerà” in essa potete confermare che siete discepoli del Signore; “vi rafforzerà e vi darà solide fondamenta”. Accogliendo e vivendo secondo questa Parola, la pace e l’autentico benessere dell’umanità sono in buone mani. Lo siano anche quelle dei nostri governanti, non avide, non chiuse, non ingannatrici; mani pulite, generose nel fare il bene, instancabili nell’operare con giustizia; mani che stringono altre mani non per catturarle o per farne un sodalizio di iniquità, ma per far crescere quell’umana fraternità e corresponsabile collaborazione che sono seme promettente di una nuova società.

 


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