domenica 7 aprile 2013


OMELIA

2° di Pasqua – 07.04.2013


“Il Signore non si stanca mai di perdonarci. Siamo noi che ci stanchiamo di chiedere perdono”.
E’ una delle prime parole di Papa Francesco all’inizio del suo pontificato presentandosi al mondo. E’ in piena sintonia con l’offerta di misericordia di Dio di cui oggi, ottava di Pasqua, si celebra la festa.

Di misericordia c’è bisogno per trovare pace in noi e tra di noi. Questa parola significa che qualcuno prende a cuore le miserie, le ferite, le cattiverie, il male che rende triste il mondo, vuole mettere a tacere il bene, e causa tante sofferenze, vicine e lontane.

Questa misericordia viene dall’amore più forte della morte, più grande della ferita o dell’offesa ricevuta  che spesso è la morte delle relazioni, dei progetti e ideali più belli. Quando riteniamo che il male che ci è fatto è più grande del bene che vogliamo, e ce lo leghiamo ad un dito, come si dice, significa che questo è davvero piccolo, minuscolo, assai povero.

Ma quando questo è grande “come” quello di Dio, quando questo amore è il “mandato” che il Risorto ci trasmette, con le parole di Gesù nel manifestarsi ai suoi che abbiamo sentito poco fa; quando questo “amore” ci viene soffiato dentro, e ci ricrea, ci fa nuovi, ci fa risorgere, allora la “misericordia” diventa la nostra vita, la nostra missione. Non ci possono essere più porte chiuse e cuori intimoriti

Quelle porte chiuse, dove si trovavano i discepoli, e dove accolgono Tommaso cercando di convincerlo, erano una contro testimonianza al vangelo della risurrezione, ad una buona notizia vangelo che apre. Cristiani chiusi, una comunità chiusa, separata, sulle difensive non sarà mai una buona testimonianza della risurrezione. Per aprire strade alla fede e percorrerle ci vuole “misericordia”, prendere a cuore le miserie, le sofferenze, gli errori dell’umanità.

Misericordia è quella di Gesù che incontra Tommaso con i suoi dubbi, con la sua fatica a credere, e che ha il coraggio di dissentire per seguire la propria coscienza, che vuole usare la testa, rendersi conto personalmente di quanto avvenuto. Non si accontenta di quello che gli altri gli dicono; forse sono poco convincenti, a motivo della paura che ancora chiudeva il loro cuore. Questo incontro ci insegna  che misericordia é soccorrere chi fa fatica non con parole, ma con gesti, con segni di amore, come lo sono le trafitture che rimangono sul corpo del Risorto e che mostrano la misura di questo amore. La  misericordia ci tocca, e noi siamo misericordiosi quando ci lasciamo toccare proponendo senza vergognarci, e con rispetto della fatica altrui, gesti di bontà, che sono le nostre ferite più vere.

Credere al Risorto, a colui che sempre viene e resta in mezzo a noi, offrendoci la sua pace e donandoci lo Spirito santo, non è il frutto di un’esaltazione religiosa o di un’allucinazione, è un cammino che è messo alla prova manche che ha anche il suo maggiore aiuto quando i discepoli sono riuniti, cioè nella comunità degli amici di Gesù. Così nell’Eucaristia della domenica abbiamo una presenza e manifestazione tutta speciale di Gesù che comunica il suo Spirito e ci abilità all’unica missione che ci rende simili a lui, annunciatori di lui. L’ unica missione essenziale che coinvolge la chiesa, e tutti i cristiani, in mezzo a tante cose da fare: è liberare dal male, rimettere i peccati, perdonare in nome di Dio tutti gli uomini. Sì, la chiesa testimonia la resurrezione di Gesù annunciando e attuando tra gli uomini la remissione dei peccati!

Come è stato mandato Gesù, così siamo mandati noi: non a criminalizzare, non la condanna che rinchiude, ma il perdono, il perdono che fa stare il cuore nella pace: "Entrò e disse: Pace a voi!". C'è una grazia per tutti. Come Gesù. Non i gesti che chiudono, ma quelli che aprono, che sollevano: l'ombra di Pietro (nella prima lettura), l'ombra che guarisce al suo passaggio. Pensate, non una parola! L'ombra, quasi l'assenza del gesto, l'ombra silenziosa, una presenza, l'aria che tu fai respirare… dà pace, risolleva il cuore, rimette in cammino. La bellezza di una chiesa, quando bastava un'ombra!




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