domenica 14 aprile 2013

OMELIA


3° di Pasqua C – 17.04.2013
- Giovanni 21,1-14

Il tempo pasquale che stiamo vivendo è tempo di meraviglie, di stupore, di gioia. Non mancano i motivi, pur in mezzo a quotidiane difficoltà di sempre. Ne è annuncio l’episodio del vangelo che abbiamo appena ascoltato, la pesca prodigiosa con la presenza di Gesù Risorto.

Per noi credenti, discepoli del Signore, come diciamo e vogliamo essere, non c’è, da una parte, la risurrezione di Gesù, il Risorto che se ne sta per conto proprio chissà dove, e, dall’altra, noi che, siamo “imbarcati” come sempre sulla nostra barca in acque a volte tumultuose o infide, e rassegnati a “pescare”, a darci qualche motivo per andare avanti, per trovare “risorse” che ci aiutino a campare  quando è finito ciò che speravamo…

La risurrezione di Gesù, l’incontro e l’esperienza con Colui che ha vinto la morte, che si è manifestato più forte di ogni cattiveria, avversità, tristezza, rifiuto del bene, noi la volgiamo vivere qui, in questo mondo, in questa storia su questo “lago”, su questa barca, su queste rive. Non ci basta, almeno a me, sapere che tale bellissimo evento e questo incontro avverranno alla fine dell’esistenza. Io ho bisogno di speranza e salvezza, di aiuto, di segni di risurrezione, di amore, di libertà… qui, adesso, ora… Certo, la pienezza verrà un giorno, ma perché ci sia pienezza occorre un inizio, un germoglio; alla fine, il frutto maturo!

Io voglio sperimentare già qui la risurrezione, ne ho bisogno, ed essere  aiuto  e motivo di risurrezione anche per gli altri. Questo è possibile, è vero, perché Gesù risorto non se n’è andato, nascosto. Continua a seguirci nella nostra storia, mentre prendiamo il largo come ci ha insegnato. E con lui a fianco, con lui che ci soccorre, continua dirci la parola giusta, con lui che ci precede con il suo dono,  “un fuoco di brace con del pesce e del pane”, che c’invita a portare qualcosa di nostro, che poi viene anche questo dalla sua provvidente bontà, si realizza quello che aveva già ricordato: “senza di me non potete far nulla”. Sì, Gesù condivide nella nostra vita la fatica che ancora ci attende, la benedice,e realizza il suo progetto e il nostro bene, la nostra felicità.

Il bene che abbiamo salutato con gioia in questi giorni, la liberazione dal carcere di Giorgi, il giovane detenuto nelle prigioni del suo paese e che ci siamo “presi a cuore” (misericordia!) sostenuto anche il dolore della mamma che abbiamo conosciuto, è segno di risurrezione; è parte delle “pesca abbondante” che con l’aiuto signore, mediante la preghiera e l’amore nostro, abbiamo contribuito a realizzare, quando temevamo di non “prendere nulla”. Il Signore  è risorto, come pure anche questo giovane fratello e amico! E tanti altri segni di risurrezione possiamo concorrere a far diventare realtà, germogli di vita nuova,  riconoscendo Gesù tra noi e lasciandoci da lui coinvolgere.

La presenza di Gesù è certa. Ma chi è in grado di riconoscerlo? Chi lo ama!
Giovanni, uno del gruppo, che peraltro correva il rischio di sciogliersi visto che non tutti erano uniti in quella notte di pesca, Giovanni, il discepolo più vicino al Signore, lo riconosce. E con la sua fede (“E’ il Signore!”) che viene dall’amore, apre persino gli occhi a Pietro!
Con il nostro amore “vediamo” Gesù e aiutiamo gli altri a vederlo! La sua risurrezione diventa la nostra e diamo ai fratelli la possibilità di sperimentarla in un comune stupore, in una condivisa gioia, che l’invito del Signore  conferma e moltiplica: “venite a mangiare” .



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