Ascensione di Gesù – 12.05.2013
- Atti 1,1-11
- Lc 24,46-53
Nell’ascensione al cielo di Gesù, in questo singolare ritorno di Gesù
alla comunione che aveva con il Padre prima della sua venuta nel mondo, è la
conferma di quest’ultimo sul Figlio; la conferma di una vita spesa, con le sue
scelte, la passione, le lotte sostenute, a testimoniare nel mondo la tenerezza
di Dio, il suo amore per gli ultimi, gli esclusi.
Se noi viviamo
nell’amore, Dio non ci sconfessa mai, non ci abbandona, ci chiama ad una comunione
sempre più piena e gloriosa con sé. Non ne conosciamo le modalità, ma ci sarà
data in forza della risurrezione di Gesù di questa “promozione” la cui festa
oggi celebriamo.
Gesù sale al
cielo, così l’annuncia il vangelo, lo celebra la liturgia. Ma Gesù non esce dal
mondo. Una promessa e un gesto di benedizione che ne anticipa la realizzazione
ci assicurano della sua presenza perché noi ne abbiamo davvero bisogno nella
nostra esistenza che continua, nelle responsabilità che comporta. Altroché
stare a guardare il cielo! Come adire , vivere dimenticando di tenere i piedi,
e con i piedi il cuore, per terra.
Noi, come i
discepoli, abbiamo incontrato il Signore che ha chiamato alla conversione
per il perdono dei peccati, cioè a cambiare cuore e mentalità per essere
liberati e liberare dal male che ci affligge e di cui siamo anche responsabili;
noi di questo siamo testimoni, cioè dobbiamo dire la verità; la verità
su Dio che ci è Padre, la verità su di noi che siamo fratelli, la verità sulla
vita e sul mondo doni belli dell’amore di Dio, la verità di questo Amore
sorgente e pienezza di ogni amore.
Gesù non esce
dal mondo. Né vuole che ne usciamo noi. Il cielo non è il luogo lontano dalla
terra, distaccato e indifferente a tutto ciò che qui capita, né chiuso o
minaccioso per quello che vede qui succedere.
Il cielo è Dio, è metafora, immagine per dire Dio. E poiché Dio è
pienezza d’amore e abita principalmente nel cuore degli uomini, lì è il luogo
dove il Signore vive. Dove il cuore batte, sia agita, si entusiasma o si
spaventa, dove arranca, di difende o si dona; tutto questo avviene
nell’esistenza concreta di ogni giorno, nelle situazioni di vita con cui ci
misuriamo.
“Gesù si
staccò e veniva portato su, in cielo”, e sembrerebbe che sia stato sottratto a
coloro che lo amavano. In realtà presto,assai presto, qualche giorno dopo, ne
sarebbe stati ricolmi di questa sua presenza, “rivestiti di potenza dall’alto”.
E’ lo Spirito Santo che verrà, e darà loro la forza per continuare la sua
missione di testimone del Padre.
La nostra
vocazione è il cielo, cioè Dio. Noi realizziamo una giusta esistenza, abbiamo
una bella, buona, riuscita vita, se puntiamo al cielo, se desideriamo il cielo.
Il cielo stesso, Dio, ci attira a sé se noi seguiamo Gesù, e dà coraggio
pensare che un giorno avremmo in pienezza la gioia di incontrarlo, tutti
insieme. Nello stesso tempo questo anticipo di gioia grande ci è offerto qui, perché il cielo è dentro
di noi, è il nostro cuore. E’ quel tempio dove innalziamo lodi a Dio, quello
spazio largo, accogliente dove stiamo anche con gli altri, con questo
mondo che ci è caro, con questa storia
che insieme facciamo; dove c’è questa fraterna comunione con l’umanità intera,
con tutto il creato che è la lode più ampia al nostro Dio. Così non fuggiamo da
questa terra, da questa condizione mortale; non è essa luogo di tristezze e
disperazione, ma, grazie all’amore, inizio e germoglio di pienezza di vita e
bellezza che saranno per l’eternità la nostra gioia.
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