martedì 14 maggio 2013

OMELIA
 
Ascensione  di Gesù – 12.05.2013

- Atti 1,1-11
- Lc 24,46-53


Nell’ascensione al cielo di Gesù, in questo singolare ritorno di Gesù alla comunione che aveva con il Padre prima della sua venuta nel mondo, è la conferma di quest’ultimo sul Figlio; la conferma di una vita spesa, con le sue scelte, la passione, le lotte sostenute, a testimoniare nel mondo la tenerezza di Dio, il suo amore per gli ultimi, gli esclusi.
Se noi viviamo nell’amore, Dio non ci sconfessa mai, non ci abbandona, ci chiama ad una comunione sempre più piena e gloriosa con sé. Non ne conosciamo le modalità, ma ci sarà data in forza della risurrezione di Gesù di questa “promozione” la cui festa oggi celebriamo.

Gesù sale al cielo, così l’annuncia il vangelo, lo celebra la liturgia. Ma Gesù non esce dal mondo. Una promessa e un gesto di benedizione che ne anticipa la realizzazione ci assicurano della sua presenza perché noi ne abbiamo davvero bisogno nella nostra esistenza che continua, nelle responsabilità che comporta. Altroché stare a guardare il cielo! Come adire , vivere dimenticando di tenere i piedi, e con i piedi il cuore, per terra.

Noi, come i discepoli, abbiamo incontrato il Signore che ha chiamato alla conversione per il perdono dei peccati, cioè a cambiare cuore e mentalità per essere liberati e liberare dal male che ci affligge e di cui siamo anche responsabili; noi di questo siamo testimoni, cioè dobbiamo dire la verità; la verità su Dio che ci è Padre, la verità su di noi che siamo fratelli, la verità sulla vita e sul mondo doni belli dell’amore di Dio, la verità di questo Amore sorgente e pienezza di ogni amore.

Gesù non esce dal mondo. Né vuole che ne usciamo noi. Il cielo non è il luogo lontano dalla terra, distaccato e indifferente a tutto ciò che qui capita, né chiuso o minaccioso per quello che vede qui succedere.  Il cielo è Dio, è metafora, immagine per dire Dio. E poiché Dio è pienezza d’amore e abita principalmente nel cuore degli uomini, lì è il luogo dove il Signore vive. Dove il cuore batte, sia agita, si entusiasma o si spaventa, dove arranca, di difende o si dona; tutto questo avviene nell’esistenza concreta di ogni giorno, nelle situazioni di vita con cui ci misuriamo.

“Gesù si staccò e veniva portato su, in cielo”, e sembrerebbe che sia stato sottratto a coloro che lo amavano. In realtà presto,assai presto, qualche giorno dopo, ne sarebbe stati ricolmi di questa sua presenza, “rivestiti di potenza dall’alto”. E’ lo Spirito Santo che verrà, e darà loro la forza per continuare la sua missione di testimone del Padre.

La nostra vocazione è il cielo, cioè Dio. Noi realizziamo una giusta esistenza, abbiamo una bella, buona, riuscita vita, se puntiamo al cielo, se desideriamo il cielo. Il cielo stesso, Dio, ci attira a sé se noi seguiamo Gesù, e dà coraggio pensare che un giorno avremmo in pienezza la gioia di incontrarlo, tutti insieme. Nello stesso tempo questo anticipo di gioia grande  ci è offerto qui, perché il cielo è dentro di noi, è il nostro cuore. E’ quel tempio dove innalziamo lodi a Dio, quello spazio largo, accogliente dove stiamo anche con gli altri, con questo mondo  che ci è caro, con questa storia che insieme facciamo; dove c’è questa fraterna comunione con l’umanità intera, con tutto il creato che è la lode più ampia al nostro Dio. Così non fuggiamo da questa terra, da questa condizione mortale; non è essa luogo di tristezze e disperazione, ma, grazie all’amore, inizio e germoglio di pienezza di vita e bellezza che saranno per l’eternità la nostra gioia.





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