Pentecoste C – 19.05.2013
- Atti 2,1-11
- Rom. 8,8-17
- Luca 14,15-16.23-26
In occasione dell’Ascensione: “Riceverete lo
Spirito santo; sarete rivestiti di potenza dall’alto” . Così, la grande
festa della Pentecoste, pienezza dell’evento pasquale, compie la promessa. Per
gli Ebrei era la festa dell’alleanza, del dono della Legge. In questa circostanza,
Dio che è fedele e non abbandona i suoi figli, realizza la promessa fatta da
Gesù e stipula, ancora una volta, in modo ultimo e definitivo, quell’alleanza
che riversa nel cuore e nella vita, l’amore Suo, unica legge; firma
quell’amicizia, quella intimità e comunione profonde con cui ci unisce a sé e
partecipa della nostra storia facendola luogo di amore e di salvezza.
Lo Spirito non è più “promesso”, cioè messo
davanti, un dono per il futuro, da attendere. Ora è “messo dentro”, dentro di
noi, dentro la nostra storia, le nostre storie. “Se uno mi ama”, cioè mi
accoglie, “osserverà la mia parola e il Padre mio lo amerà e noi verremo a
lui e prenderemo dimora presso di lui”.
Innanzitutto lo Spirito è Dio che non s’impone,
non fa violenza, non ci costringe con la forza né ci circuisce, ci ammalia. Le
immagini forti (fragore di vento e fuoco) che nella prima lettura descrivono
l’avvenimento che sorprende i discepoli del Signore non traggano in inganno.
Dio ci scuote sì, ci affascina, anche ci entusiasma, ma rispetta la nostra
libertà e attende il nostro amore per entrare dentro, per abitarci con i suoi
doni di grazia e di vita. E quando noi agiamo nello stesso modo gli uni verso
gli altri, senza invasioni o costrizioni, significa che già lo Spirito ha cominciato
a operare in noi e con noi. Dobbiamo avere il fuoco dentro di noi, sentire lo
zelo che era in Paolo, diceva qualche giorno fa Papa Francesco,
che non è un entusiasmo per avere il potere, o qualcosa, ma la conoscenza
innamorata di Gesù che va data, dirà Pietro, con coraggio, mitezza e rispetto.
Gesù chiama lo Spirito il “paraclito”,
colui che è “chiamato accanto” a noi per sempre, e attualizza la sua presenza
fedele e ci aiuta a ad andare avanti. Non solo è “messo dentro”, ma noi siamo
“messi dentro di lui”, siamo immersi nello Spirito, e questa immersione è il
Battesimo. In essa veniamo confermati con la Cresima, siamo nutriti con
l’Eucaristia, e la esprimiamo nelle nostre personali storie che portiamo avanti
nell’amore, nella novità di vita propria dei figli di Dio come scrive Paolo
nella seconda lettura; vita che non cede alla morte, alla paura, alla schiavitù
del male.
Lo Spirito di Dio è la sua risposta di salvezza
al nostro bisogno di saperci amati e di amare; la sua risposta alle necessità
che il mondo da lui amato manifesta. Nella
varietà dei suoi doni, è risposta personalizzata, ad ognuno è recato ciò
che fa al caso suo: chi la pace, chi la “sveglia”, chi l’entusiasmo, chi la
saggezza, chi l’umiltà, chi la giusta fierezza, chi il conforto, chi la forza,
chi il perdono, chi la fiducia, chi la pazienza, chi il coraggio di prendere
decisioni, chi il perdono da chiedere, chi il perdono da dare…E sopratutto
l’azione dello Spirito è là dove riesce a legare a mettere in comunione tanta
diversità, tanta ricchezza,senza voler omologare tutti allo stesso modo.
Per quanto mi riguarda, trovo nell’ultima frase del vangelo di oggi il dono di cui confesso il bisogno: “il paraclito”, colui che mi è accanto, “lui v’insegnerà ogni cosa e vi ricorderà tutto ciò che vi ho detto”. C’è bisogno di avere luce nella mente, di conoscere la via, di aprimi ai passi sui quali Dio mi affianca e mi chiama; c’è bisogno soprattutto di ricordare, cioè di riportare al cuore la sua persona, di custodirla con tutto ciò che mi ha detto e mi dice ancora. Questo “paraclito” è sì messo dentro di me, e lo custodisco nella preghiera, ma anche siete voi la sua presenza e la sua voce presso di me. Con lo stupore e la meraviglia che hanno preso gli abitanti di Gerusalemme in quella Pentecoste, anch’io spero di continuare a poter ricevere da voi la testimonianza e l’annuncio delle grandi opere di Dio.
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