domenica 5 maggio 2013

OMELIA


6° Domenica di Pasqua C – 05.05.2013

Intervento all’omelia

A vivere da discepoli del Signore, a vivere da risorti, da cristiani , “lo Spirito santo lui vi insegnerà ogni cosa e vi ricorderà tutto ciò che io vi ho detto” (Gv 14,26). L’ultimo insegnamento l’abbiamo sentito domenica scorsa: “Vi do un comandamento nuovo: che vi amiate gli uni gli altri, come io ho amato voi”. Con la luce propria dello Spirito, maestro interiore, andiamo a vedere in quale modo realizzare questo “come”, questa modalità o qualità d’amore che era in Gesù, partendo dalla situazione molto concreta in cui ci troviamo.
Diamo seguito a quanto già ho cercato di condividere nel foglietto mensile che arriva nelle famiglie, e dopo aver scambiato qualche riflessione con un piccolo gruppo di persone che si fanno sensibili e attenti alle difficoltà che anche famiglie che sono tra noi, da tempo o in questi giorni, stanno affrontando. Pure i componenti del CPP hanno più volte avuto modo di confrontarsi sulla presente situazione, mettendo insieme una comune attenzione e preoccupazione.
La parola che viene rivolta alla comunità riunita in questa domenica ha quindi il sapore della vicinanza, della solidarietà, della carità a cui ci chiama il Signore e che lo Spirito c’insegna; una presenza, una vicinanza alla quale non possiamo più sottrarci, ma piuttosto a questa siamo impegnati secondo le nostre possibilità, responsabilità e competenze, non dimenticando che è l’amore come quello di Gesù la discriminante del nostro essere cristiani, anche se magari facciamo fatica a dirci credenti.

Da tempo nella nostra comunità è costituito un “fondo di solidarietà” a cui attingere per venire in soccorso e aiutare chi si trova in difficoltà. In questi anni non è mancata occasione di venire incontro in vario modo (con alimenti, vestiario, interventi per bollette o scadenze) alle necessità di fratelli e sorelle che venendo da lontano mostravano di avere bisogno di sostegno. Ora la crisi è tale che anche nostre famiglie patiscono incertezza e privazioni pure di beni legittimi e necessari, (servizi di sussistenza, bisogni di bambini, affitti, scadenze…).

Prima di dirvi cosa si è fatto in questi mesi e che cosa può presentarsi nei prossimi, ci pare importante creare un rete di conoscenza partecipe, solidale, della realtà. A volte per caso si viene a sapere della situazione di difficoltà di qualche famiglia che, comprensibilmente ha pudore nel manifestare il proprio disagio. Se veniamo a contatto con tali realtà, offriamo innanzitutto vicinanza cordiale, incoraggiamo a rivolgersi a chi potrebbe dare un mano, sia al servizio sociale proprio dell’istituzione civile, sia alla Parrocchia, sia ai centri della Caritas, a cui anche la Parrocchia fa riferimento. Non si tratta di chiacchierare su ciò che può affliggere persone o famiglie, ma farcene carico. Soprattutto è importante creare un clima di familiarità vera tra noi, che sa di umanità e di vangelo, se siamo credenti. Il primo aiuto concreto è stare accanto a chi non riesce a far fronte alla necessità, e condividere tra noi quello che si può fare. Poi, ognuno darà o farà quanto è in suo potere. Chi ha di più, potrà essere più generoso.

Come ci si è attivati finora e cosa insieme possiamo proporci di fare.
Il fondo di solidarietà che la Parrocchia ha costituito è la risultante della cosiddetta “buona usanza” in occasione della celebrazione dei funerali, del 10% di quanto viene raccolto nelle collette della Domenica, e qualche libera spontanea offerta lasciata tale scopo.
In questi primi mesi del 2013, le entrate al riguardo sono state Euro 2.232,79, mentre le uscite per far fronte a situazioni difficili o necessità di famiglie Euro 3380,00. E’ stato possibile colmare la differenza con quanto era in cassa a detta voce “fondo di solidarietà” fine anno 2012. Attualmente le disponibilità finanziarie della Parrocchia sono assai modeste.
Ma non è la risorsa finanziaria la prima cosa che c’interessa, quanto tenere viva la sensibilità e l’attenzione, la corresponsabile collaborazione che poi porterà anche all’aiuto concreto. Non tralasciamo comunque l’invito, comunque, alla generosità nel dare secondo la larghezza del cuore e le concrete possibilità che ognuno ha e conosce; e si può tradurre in gesti concreti secondo le modalità a cui si è fatto cenno sopra.

Accanto alla vicinanza cordiale da offrire alle famiglie, all’aiuto concreto, senza farci maestri gli uni degli altri, ma avendo comprensione con chi fa più fatica, è importane educarci tutti, reciprocamente, ad uno stile di vita più sobrio e saggio. E’ necessario, inoltre,  conoscere, informare, incoraggiarci ad intraprendere quelle vie in cui chi non riesce ad arrivare a fine mese può trovare agevolazioni o dilazioni. Ci risulta che vari enti si stanno attivando a questo scopo. E’ nostra intenzione, in collaborazione con i servizi sociali del Comune, fare prossimamente anche questa preziosa opera di informazione.

Questo appello  molto concreto è firmato dall’assicurazione di Gesù: “vi lascio la pace, vi do la mia pace. Non come la da il mondo, io la do a voi”. Di questa pace vogliamo essere portatori pure noi. Lo saremo se nel cuore, nei gesti, sulle labbra di ogni discepolo del Signore ci saranno la sua solidarietà e il suo amore. La risurrezione non è evento di là da venire, ma in ogni realtà triste, in ogni minaccia di morte, la novità della vita cristiana portata da Gesù può fiorire per tutte le donne e gli uomini anche in questo tempo di crisi.


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