20° Domenica C – 18.08.2013
- Geremia 38,4-10
- Ebrei 12,1-4
- Luca 12,49-53
Passione e coraggio: ecco il dono della parola di
Dio in questo tempo. Non ci rovinano questi giorni per qualcuno ancora di
distensione o di riposo. Piuttosto in un tempo di relativa calma, possiamo
guardare con più sereno distacco e maggior obiettività alla nostra vita, e la
parola del Signore ci può aiutare a completare, a ritrovare o confermare, le
giuste energie per continuare il cammino dietro di lui.
Passione e coraggio, quindi,
in particolar modo attraverso due espressioni, due immagini che sono nel vangelo di oggi, precedute da una
testimonianza ben concreta, la vicenda di Geremia nella prima lettura, e sostenute
poi dall’esortazione di Paolo a tenere fisso lo sguardo su Gesù. perché,
aggiunge, “non vi stanchiate perdendovi d’animo”.
"Sono venuto a portare il fuoco sulla terra
e come vorrei che fosse già acceso". Il Signore è forse un piromane,
un incendiario, di quelli che fanno tanti guai, che distruggono tanta bellezza?
Prima di questo, è proprio il caso di dire, acceso desiderio, ricordiamo che c’è un
fuoco che Gesù rifiuta sdegnosamente. Due suoi discepoli, Giacomo e Giovanni,
particolarmente arrabbiati per il rifiuto dell'ospitalità da parte di un
villaggio di Samaritani, dicono a Gesù: "Signore, vuoi che diciamo che
scenda un fuoco dal cielo e li consumi?" (Lc 9,54). Gesù si volta e li
rimprovera. Non è dunque il fuoco divoratore quello che Gesù è venuto a
portare, il fuoco che incenerisce. Gesù prende le distanze da tutti coloro che
vogliono appiccare il fuoco della durezza, del giudizio, della spietatezza
sulla terra.
Gesù
contraddice persino il suo profeta Giovanni battista che aveva avvisato che il
Messia avrebbepurificato l’aia e bruciato la paglia con un fuoco che non
si spegne.
Allora, qual è questo fuoco che Gesù è venuto a
gettare sulla terra?
E’ il fuoco del roveto ardente che ha incontrato Mosè, il fuoco della presenza di Dio
che brucia senza distruggere e consumare, perché è la passione di Dio per
l’uomo, l’amore di Dio per noi. Gesù è venuto a farcelo conoscere e ad
intaccare, senza distruggere la nostra esistenza, anzi ridandole vita, luce e
vigore, speranza di libertà, appunto come è stato per Mosè. Come è stato per il
profeta Geremia, che pur avendo contro gran parte dei potenti, non si era
tirato indietro dal dire la verità conoscendo la persecuzione. . "Ma nel
mio cuore" – confessava Geremia - "c'era come un fuoco ardente,
chiuso nelle mie ossa, mi sforzavo di contenerlo, ma non potevo".Sì, il
fuoco di Gesù è un fuoco interiore. È il fuoco che ardeva nel cuore dei
profeti: il fuoco, la passione per e la passione per l'altro; il volto di Dio e
il volto dell'altro, unico fuoco, unica passione.
E poi quel fuoco è quello della Pentecoste, lo
Spirito Santo, che messo nel cuore ha portato franchezza, capacità di
affrontare contestazioni, incomprensioni, e divisioni, agli stessi discepoli di
Gesù, dopo la sua risurrezione. "Pensate che io sia venuto a portare la
pace sulla terra. No, vi dico, ma la divisione". Anche questa
affermazione di Gesù è da interpretare: nel senso che Gesù diventa con le sue
parole uno spartiacque, uno che fa chiarezza. E sulla sua parola ci si può
dividere. La passione per Dio e per gli altri può far nascere una divisione,
una incomprensione anche all'interno della famiglia. È successo a Gesù. Ci fu
un periodo in cui i parenti di Gesù stentavano a capire quel fuoco che lo
divorava. Sembrava pazzo.
Carissimi, qui non si tratta di renderci complicata
l’esistenza che già ha le sue lotte, ma di affrontarle con la giusta passione e
il giusto coraggio. Il fuoco e la forza che ci vengono offerti accogliendo e
seguendo Gesù ci fanno riprendere il cammino senza perderci d’animo, con
sapiente e rinnovata energia.
è proprio il fuoco che ci manca il fuoco che divora, il fuoco che purifica, il fuoco della passione, il fuoco che riscalda, il fuoco attorno al quale rimanere
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