martedì 7 gennaio 2014

OMELIA


2° Domenica dopo Natale – 05.01.2014

- Siracide 24,1-12
- Efesini 1,3-18
- Giovanni 1,5-14

I giorni del Natale stanno per scivolare via, e la poesia, almeno di un certo tipo, di questo evento presto si scioglierà; poesia che è sempre bello conservare essendo la veste con cui appare a noi tanta grazia, e ci aiuta a contemplare e a penetrare con il cuore quel prodigio che altrimenti non sarebbe possibile avvicinare.
Ma poesia è pure la Parola che oggi ci viene rivolta nei brani della Scrittura, rivelando ricchezze impensabili, dall’elogio della sapienza nella prima lettura, alla preghiera di lode che sale da Paolo, al volo alto che plana su di noi nelle prime righe del vangelo di Giovanni. Il fatto che sia come poesia questa Parola non significa che esula dalla concretezza della vita, quanto piuttosto che ci sono cose che si possono accogliere o dire aprendo il cuore e la mente alla meraviglia. Prima della fede c’è lo stupore, la lode, il canto. Ecco i tre brani della Parola offerta noi oggi per penetrare il prodigio che ha preso carne a Natale, il Bambino che è nato, il Figlio che ci è stato dato.

Questi è innanzitutto la Sapienza di Dio mandata a mettere radici tra gli uomini, a piantare qui la propria tenda, cioè ad abitare con noi. Pensate cosa significhi che all’inizio e sempre, della storia dell’universo e quella di ciascuno, c’è una Sapienza, un senso preciso delle cose. Tutte le cose hanno un senso. Non c’è nulla a casaccio in questo mondo, il non senso che a volte ci angoscia di fronte a cose che capiamo non ha cittadinanza, perché c’è un disegno, un progetto, una direzione, e tutto è stato fatto per mezzo di Lui, di questa Sapienza che è il Figlio di Dio. Dio ha dato avvio alla creazione avendo davanti a sé l’immagine del Figlio suo. E ora è nato tra noi.

Ecco quindi che il Cristo, canta Paolo, è vera, totale, piena benedizione. In Lui, mediante Lui, non solo tutte le cose hanno un senso, ma tutte le cose sono belle. Noi, figli del Padre grazie alla fraternità regalataci dal Cristo, abbiamo la conferma che ogni realtà merita il nostro grazie. C’è solo da ammirarla, custodirla, e goderla! Ciò che viene dalla sapienza divina, il mondo che ci circonda, la bellezza della natura, l’immensità dell’universo, la profondità del mare, la maestosità delle vette, ma anche l’armonia di un fiore, l’umiltà della terra che si lascia lavorare, la semplicità dell’acqua, il riflesso del cielo persino in una pozzanghera, tutto ha in sé come un frammento del Cristo e ci guida alla conoscenza di Dio. E ora è nato tra noi.

Tutte le cose hanno un senso, tutte le cose sono belle, tutte le cose sono fatte d’amore e per l’amore. L’amore è ciò che le fa esistere e per cui esistono! Nella poesia alta di Giovanni leggiamo: “In principio era il Verbo, la Parola di Dio, la Sua sapienza…e per mezzo di lui tutto è stato fatto…In lui era la vita, cioè l’amore, e la vita, cioè l’amore, era, ed è, la luce degli uomini”. Se vogliamo tenere in vita questo mondo, dare salvezza, senso, bellezza, all’umanità, questo non può avvenire fuori dell’amore, perché può accadere, come già successo, che i suoi, quelli che grazie a Lui hanno l’offerta della vita, non lo accolgono.

A fronte di questa triste possibilità, Giovanni ci ricorda che sì “la luce splende nelle tenebre e le tenebre non l’hanno vinta”. L’amore merita tutta la nostra fiducia, e fattiva accoglienza che ci dà il potere di diventare figli di Dio in Cristo. Egli infatti è Parola del Padre fatta carne, venuta ad abitare in mezzo a noi, ed è pieno di grazia e di verità. E’ sua e nostra gioia farcene partecipi.















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