2° Domenica dopo Natale –
05.01.2014
- Siracide 24,1-12
- Efesini 1,3-18
- Giovanni 1,5-14
I giorni del Natale stanno per scivolare via, e la poesia,
almeno di un certo tipo, di questo evento presto si scioglierà; poesia che è
sempre bello conservare essendo la veste con cui appare a noi tanta grazia, e
ci aiuta a contemplare e a penetrare con il cuore quel prodigio che altrimenti
non sarebbe possibile avvicinare.
Ma poesia è pure la Parola che oggi ci viene rivolta
nei brani della Scrittura, rivelando ricchezze impensabili, dall’elogio della
sapienza nella prima lettura, alla preghiera di lode che sale da Paolo, al volo
alto che plana su di noi nelle prime righe del vangelo di Giovanni. Il fatto
che sia come poesia questa Parola non significa che esula dalla concretezza
della vita, quanto piuttosto che ci sono cose che si possono accogliere o dire
aprendo il cuore e la mente alla meraviglia. Prima della fede c’è lo stupore,
la lode, il canto. Ecco i tre brani della Parola offerta noi oggi per penetrare
il prodigio che ha preso carne a Natale, il Bambino che è nato, il Figlio che
ci è stato dato.
Questi è innanzitutto la Sapienza di Dio mandata a
mettere radici tra gli uomini, a piantare qui la propria tenda, cioè ad abitare
con noi. Pensate cosa significhi che all’inizio e sempre, della storia
dell’universo e quella di ciascuno, c’è una Sapienza, un senso preciso delle
cose. Tutte le cose hanno un senso. Non c’è nulla a casaccio in questo
mondo, il non senso che a volte ci angoscia di fronte a cose che capiamo non ha
cittadinanza, perché c’è un disegno, un progetto, una direzione, e tutto è
stato fatto per mezzo di Lui, di questa Sapienza che è il Figlio di Dio. Dio ha
dato avvio alla creazione avendo davanti a sé l’immagine del Figlio suo. E ora
è nato tra noi.
Ecco quindi che il Cristo, canta Paolo, è vera,
totale, piena benedizione. In Lui, mediante Lui, non solo tutte le cose hanno
un senso, ma tutte le cose sono belle. Noi, figli del Padre grazie alla
fraternità regalataci dal Cristo, abbiamo la conferma che ogni realtà merita il
nostro grazie. C’è solo da ammirarla, custodirla, e goderla! Ciò che viene
dalla sapienza divina, il mondo che ci circonda, la bellezza della natura,
l’immensità dell’universo, la profondità del mare, la maestosità delle vette,
ma anche l’armonia di un fiore, l’umiltà della terra che si lascia lavorare, la
semplicità dell’acqua, il riflesso del cielo persino in una pozzanghera, tutto
ha in sé come un frammento del Cristo e ci guida alla conoscenza di Dio. E ora è
nato tra noi.
Tutte le cose hanno un senso, tutte le cose sono belle, tutte
le cose sono fatte d’amore e per l’amore. L’amore è ciò che le fa esistere
e per cui esistono! Nella poesia alta di Giovanni leggiamo: “In principio
era il Verbo, la Parola di Dio, la Sua sapienza…e per mezzo di lui tutto
è stato fatto…In lui era la vita, cioè l’amore, e la vita, cioè
l’amore, era, ed è, la luce degli uomini”. Se vogliamo tenere in
vita questo mondo, dare salvezza, senso, bellezza, all’umanità, questo non può
avvenire fuori dell’amore, perché può accadere, come già successo, che i
suoi, quelli che grazie a Lui hanno l’offerta della vita, non lo accolgono.
A fronte di questa triste possibilità, Giovanni ci ricorda
che sì “la luce splende nelle tenebre e le tenebre non l’hanno vinta”.
L’amore merita tutta la nostra fiducia, e fattiva accoglienza che ci dà il
potere di diventare figli di Dio in Cristo. Egli infatti è Parola del Padre
fatta carne, venuta ad abitare in mezzo a noi, ed è pieno di grazia e di
verità. E’ sua e nostra gioia farcene partecipi.
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