martedì 7 gennaio 2014

OMELIA


Epifania A - 06.01.2014

- Isaia 60,1-6
- Matteo 2,1-12

Epifania, tutte le feste porta via. E Dio non voglia che se ne vadano anche sentimenti, pensieri, intenzioni, propositi buoni;  ma, piuttosto, per un’ altra strada che non è quella di prima, citando l’ultima riga del vangelo che abbiamo letto, facciamo ritorno all’esistenza quotidiana e continuiamo nel nostro cammino con in cuore un dono singolare di cui lasciamo trasparire, è proprio il caso di dire oggi, la luce.

Stiamo per lasciare il Natale: è stato un bel Natale, un buon Natale, un Natale vero? Sono diventato davvero più “luminoso” io, o sono come le artificiali luminarie che ora si spengono? Perché questa è la discriminante: se ho accolto la luce che è Cristo Signore, il Figlio, l’amore di Dio fatto carne, se sono giunto alla sua dimora come i Magi del vangelo, se sono stato in umiltà davanti al mistero di questo Bambino, se ho potuto fargli dono di qualcosa di me, magari non prezioso, ma vero. Insomma se mi sono lasciato rivestire di luce.

“Alzati, rivestiti di luce, perché viene la tua luce, la gloria del Signore…”.
I pastori a Betlemme nella povertà dei loro cenci, i ricchi magi nella sontuosità del loro abbigliamento regale, noi con costoro, non possiamo allontanarci dal Bambino, dal mistero celebrato in questi giorni senza  risplendere del Signore, senza essere luminosi.
Se la tenebra ricopre la terra, cioè il male ancora la opprime, se la nebbia fitta avvolge i popoli, ancora tanta tristezza e incertezza conosce l’umanità, tu “che hai fatto Natale” non puoi non essere luce. Prima per quelli di casa tua! Per chi vive accanto a te! Per chi incontri ogni giorno! Sei luce per i tuoi cari, i tuoi figli, i tuoi vicini ?

A volte anch’io, come succede nelle nostre famiglie, provo delusione o sconforto perché sembra che nulla sia valso di quanto detto, insegnato, mostrato. Ti contestano, ti ignorano, fanno scelte che non ti saresti mai aspettato, vanno per una strada che non hai insegnato… Allora mi chiedo: sono stato luce per loro, mi sono rivestito di luce, il giusto amore, che è Cristo Signore! Solo così sono testimone e missionario, porgo la bella notizia di una gioia grande che è, come avevano già detto gli angeli a Natale, per tutto il popolo. Anche per chi ha il cuore indurito o tiene al potere politico o religioso, economico o sociale che sia, e teme di perderlo; anche per chi ha paura ed è turbato dalla novità che viene a creare disturbo. La gioia grande del Natale è per tutti, buoni e cattivi!

E oggi, addirittura, è per tutti i popoli, rappresentati da questi misteriosi personaggi che vengono da Oriente. Saranno venuti anche da altre parti, ma questa precisazione geografica ha un sapore sapienziale. Cercano Gesù coloro che sanno ascoltare nel proprio cuore o nella propria storia il sorgere di qualche interrogativo, sono capaci di stupore e meraviglia, dicevo ieri, o intravedono appena un barlume della Sua luce.

Questa festa ci dovrebbe aiutare a comprendere una cosa che ci appare paradossale, ma che fa parte sempre dell’agire sapiente di Dio. Nel racconto del vangelo, appare che sono stranieri, persone di altra religione, di altra cultura che “rivelano” a Israele e ai suoi sacerdoti e scribi ciò che sapevano ma che si era nascosto nella loro coscienza. La manifestazione del Messia a coloro che lo aspettavano è stata possibile per l’intervento imprevedibile di un mondo estraneo. In pratica il mondo religioso e politico dell’epoca è stato “illuminato” dalla conoscenza e dalla sapienza di stranieri ritenuti pagani venuti da lontano.
Questo episodio non ci lascia senza una riflessione sul mondo di oggi che ci sembra invaso da “altri”.

Come vestiremo domani riprendendo la nostra strada? Offriremo un cammino di luce a chi ci sarà a fianco, a chi incontreremo? La luce, Cristo Gesù, ha investito e si è rivelata oggi ai magi, ed essi provarono un gioia grandissima. Ecco di cosa è fatta la luce, ecco di cosa è tessuto il nostro vestito, l’amore: di gioia. Sia questo il dono di un natale, di un Bambino che cresce con noi, cresce in noi.

















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