lunedì 17 marzo 2014

OMELIA


2° Quaresima A – 16.03.2014
- Genesi 12,1-4
- 2Timoteo 1,8-10
- Matteo 17,1-9

“Abramo, esci dalla tua terra, dalla tua parentela, dalla casa di tua padre, verso la terra che io ti indicherò”. Esci dalla tua visione della cose, dall’idea che ti sei fatto della vita, anche dai tuoi progetti, io ti indicherò e ti guiderò ad una nuova vita, ad una nuova storia, e sarà benedizione.

Paolo all’amico Timoteo: “Ricordati che Dio ci ha salvati e ci ha chiamati a ad una vocazione santa”, cioè ad una condizione nuova, liberi dalla morte per mezzo del vangelo.

E, nel vangelo, ecco la singolare esperienza di Pietro, Giacomo, Giovanni, che, davanti al volto di Gesù bello come il sole e  davanti le sue vesti candide come la neve, sono portai ad  “uscire” dalla non conoscenza del mistero che c’è nel loro Maestro, poiché ignoravano ancora, non avevano le idee chiare, non comprendevano appieno chi fosse e la sua missione.

Anche noi, chiamati come Abramo, come i discepoli del Signore, come questi suoi tre amici più stretti, siamo condotti ad “uscire” dal nostro modo di considerare la vita, di fare la storia, di portare avanti la nostra quotidianità.
Non perché non sia dignitosa, vissuta con responsabilità e buona volontà. Forse è fin troppo ristretta, persino quasi prigioniera, del nostro modo di vedere, pensare e volere le cose. Può essere buona la nostra esistenza, senza pretese o troppi affanni.
Ma Dio, il nostro Padre, ha in serbo per i suoi figli, per noi, qualcosa di più grande, di più bello, una vita e una benedizione speciali, un salvezza ,dalla morte, impensabile, una storia di luce pur attraverso i momenti bui che può conoscere. Lo lascia intendere anche l’ultima confidenza di Gesù ai suoi, mentre scendono dal monte (“Non parlate a nessuno di questa visione, prima che io non sia risorto dai morti”).

Lungo il percorso della nostra vita non sempre abbiamo le idee chiare, conosciamo confusione o dubbio, non sappiamo a cosa andiamo incontro; oppure viviamo situazioni di stallo, rassegnazione, monotonia; oppure coltiviamo sogni che potrebbero rivelarsi illusioni, o essere tentati dalla paura…

Abbiamo bisogno, io ne ho, che ci sia dato, anche inaspettatamente, di vedere qualcosa di bello, di vedere “brillare” la vita davanti a noi; abbiamo bisogno, io ne ho, di contemplare qualcosa di luminoso, qualcosa che splenda ai nostri occhi e al nostro cuore. Proprio come è stato per questi tre, stupiti e pure intimoriti per l’insospettabile rivelazione fuori di ogni loro pensiero di cui sono testimoni: “il volto di Gesù come il sole e le sue vesti candide come la neve”.

Per uscire, se non dal buio, almeno dal grigiore della nostra esistenza, per non rimanere limitato nel tran tran quotidiano, a volte nel non senso della vita ignorando il mistero che porta in sé, e che io porto in me, per darle una nuova direzione, un passo nuovo, nuove prospettive, noi abbiamo bisogno, io ne ho, di un volto luminoso attorno a me, di una presenza solare, al fine di poter dire “è bello! E’ bello stare con te”, è bello camminare  in questa vita, fare questa “salita”; abbiamo bisogno, io ne ho, di avere davanti a me un’umanità che ha “vesti candide come la luce”, un’umanità che veste di bellezza, di pulizia, di onestà, di giustizia .

Gesù, innanzitutto, ci offre questa presenza, solare e luminosa, questa umanità in cui è la sua divinità; e noi la cerchiamo ora nello stare con lui, e camminare con lui. Ma siamo chiamati ad offrircela anche tra di noi poiché questa luce ci abita. Vogliamo farlo con la bontà che era in Gesù, con gesti e parole che la esprimono, per “uscire”e avere la vita che Dio vuole per i suoi figli.







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