8° Domenica A – 02.03.2014
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Isaia 49,14-15
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Matteo 6,24-34
Dopo
le parole forti delle domeniche precedenti, parole che svelano il cuore e
delineano il volto dell’umanità nuova che Dio vuole per i suoi figli, i tratti
del “regno” che Gesù è venuto a portare, ecco queste parole, queste immagini
cariche persino di poesia (gli uccelli del cielo, i gigli del campo, le vesti
splendenti di Salomone…), Non sono meno forti e dirompenti per la nostra
mentalità o situazione in cui siamo, tutti nella “preoccupazione” ( chi
per necessità, chi per paura, chi per insaziabile avidità) ad avere di più, a “servire”,
secondo l’espressione che usa Gesù, il “padrone” sbagliato.
L’umanità
nuova che Gesù tiene a cuore è quella che non fa il male (vangelo di quindici
giorni fa!), è quella che vince il male con il bene ( vangelo di otto giorni
fa), è quella, vangelo di oggi, che non
cede all’affanno delle cose.
Ascoltando Gesù, mi chiedo: “io chi servo?”. “A chi
ho dato la mia vita, tempo, forze, energie, persino affetti”?. “Servo Dio o il
denaro?”.
Se c’è questo affanno da cui ci metter in guardia
Gesù, e che va ben oltre la legittima occupazione, se c’è questa malattie delle
cose, non c’è vera fede: siamo come i pagani. La fede, quella vera, secondo
Gesù, ci libera dalla febbre delle cose, da ricercarle con affanno.
Non voglio insistere su questo punto. Conosco
l’affanno e la preoccupazione di persone e famiglie che non riescono ad
arrivare a fine mese, ad assolvere serenamente pendenze e necessità della quotidiana esistenza. Gesù riprende
l’affanno di chi vuole avere di più e meglio, non quello per avere il
necessario di che vivere di cui peraltro, “il Padre vostro celeste sa che ne
avete bisogno”.
Certo, forse la soglia del necessario l’abbiamo
spostata, innalzata,e adesso non ci arriviamo più. Occorre riportarla a misura
più umana, veramente umana, accontentandosi di meno.
La “buona notizia” in questo richiamo di Gesù, è
appunto l’assicurazione che il Padre sa di cosa abbiamo bisogno per vivere; è
la conferma di quello che già il profeta Isaia aveva detto nella prima lettura:
“Si dimentica forse la donna del suo bambino, così da non commuoversi per il
figlio della sue viscere?”. Se anche ci fosse, “io non ti dimenticherò
mai”.
Ecco la “buona notizia”: tu conti di più, molto di
più degli uccelli del cielo,e Dio vuole per te una bellezza maggiore di quella
di Salomone. Qualunque cosa ci accada, tu non sarai dimenticato. No avere
preoccupazione! Non preoccuparti nel dire: “ Che cosa mangeremo? Che cosa
berremo? Che cosa indosseremo?”.
Se cerchiamo “prima il Regno di Dio e la sua
giustizia”,se cioè c’impegniamo per questa umanità nuova, tutte questa
cose ci sono date in aggiunta, queste
cose le riavremo. Non c’è più l’avidità o la paura, ma la solidarietà e la condivisione. I beni della terra
contagiati dall’affanno diventano muri, o pareti che dividono. Se liberati
dall’affanno sono opportunità per un modo più giusto e migliore, un mondo di
veri figli di Dio.
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