lunedì 24 marzo 2014

OMELIA


3° Domenica A – 23.03.2014



- Giovanni 4,5-30

Domenica scorsa, sul monte dove aveva condotto Pietro, Giacomo, Giovanni,  Gesù era “uscito” allo scoperto: “il suo voltò brillo come il sole e le sue vesti divennero candide come la neve”. Svelò lassù in alto il mistero della su divinità. “E’ bello!”, disse Pietro.

Oggi, quaggiù in basso, al pozzo, dove attende la donna senza nome, che ci rappresenta, che assomiglia a tutti noi, Gesù, con l'umiltà di un povero che tende la mano, esce allo scoperto e mostra la sua umanità : “ho sete. Dammi da bere”. E la donna alla fine di questo inaspettato incontro,di questo singolare dialogo, testimonia: “Mi ha detto tutto ciò che ho fatto”, cioè “quello che ho in cuore”. Ancor di più, è come se dicesse: “mi ha fatto bene!”.

Gesù! “E’ bello”, “mi fa bene”. Vi confesso che non so quale delle due esclamazioni preferire. Ognuno, mi auguro, trovi, quella che sostiene il suo passo e lo aiuta ad “uscire” verso una umanità nuova.

Intanto Gesù esce verso di noi con la sua propria umanità.
Presso questo “pozzo”, lì dove cerchiamo un po’ di ristoro e salvezza, Gesù ci precede, ci attende, ci incontra. Non nasconde la sua stanchezza, la fatica, la calura che lo spossa. Vuole metterci a nostro agio, noi pure affaticati dal vivere quotidiano e dalle nostre debolezze. Di questa sua umanità, così simile alla nostra, eccetto nel peccato, cioè nel rifiuto dell’amore, egli ne fa occasione per avvicinarci o per lasciarsi avvicinare. E’ lui pure assetato non solo di acqua, ma di attenzione e di amore.

Mostrare la nostra umanità, anche nella sua fragilità, e non nascondere le necessità che portiamo dentro, è il modo migliore, più rispettoso e delicato per accogliere l’umanità degli altri, le loro necessità. Uscire allo scoperto con la nostra umanità se vogliamo essere di aiuto a coloro che incontriamo nel nostro cammino.

Quale aiuto? Se io mi presento con la mia umanità ad un altro, anche costui non avrà paura di mostrarsi, e magari dopo le prime resistenze, svelerà, innanzitutto a se stesso, e poi farà conoscere anche a me il suo bisogno profondo; mi domanderà, senza parole, aiuto, accoglierà quello che gli posso offrire.

L’umanità di Gesù porta la donna a gettare la maschera, ad aprire il proprio cuore, a confessare la propria sete, sete di essere amata, sete di amare. Dapprima ella tenta di sviare il discorso su tematiche religiose (“dove bisogna adorare Dio?” - e qui c’è dato di capire che quasi quasi le domande religiose sono per depistare il nostro cuore dalla vera ricerca!), ma poi cede totalmente a questo Messia di suprema delicatezza, volto bellissimo di Dio, “acqua viva” per la sua esistenza.  Anzi, Gesù è una sorgente con un di più di vita e amore,  e questa non sarà lontana o fuori da lei; ma lei stessa, che è domanda di amore, diverrà sorgente per gli altri. L’umanità di Gesù fa bene all’umanità della donna, alla mia umanità!

Carissimi, ecco il nostro nuovo passo: uscire con la nostra umanità incontro agli altri perché anch’essi prendano coscienza della propria; sappiano che da Gesù è attesa, è a lui cara anche nel disorientamento e nella fragilità, che, quasi semplice e povero pozzo, provvidenziale ma sempre “pozzo” scavato nella polvere, diventa sorgente inesauribile di freschezza e bellezza che fanno a tutti un gran bene. 






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