giovedì 12 maggio 2016

ALTROVE ?

Con la luce della Parola !
                                                           (Martedì, mercoledì, giovedì, 10,11,12 maggio 2016)

 
In margine o nel cuore di questi tempi, la Parola di Dio non lascia spazio alla rassegnazione e alla tristezza che pure mi tenta. La situazione della Comunità che rasenta la divisione, pur rispettando la diversità di vedute sulla vita del paese, e l’incertezza per il mio futuro che forse mi attende altrove,  mi danno motivo di pensieri, di sentimenti, emozione contrastanti.

La parola del Signore capita a proposito e accompagna il mio cammino, come altre volte successo in passato nei momenti topici del mio ministero. Per questo alla fine nutro fiducia. L’umanità, comunque, si fa sentire, non la nego e diventa dono alla “Misericordia”.  

Io non sono S .Paolo, ma la sua vicenda mi “pungola” a vivere questo momento come apostolo del Signore. Le sue parole ai discepoli di Efeso che erano giunti a Mileto per salutarlo sono a me luce e forza.

Atti 20,17-27.
Paolo confessa quale sia stato il suo impegno per coloro che amava.

«…Voi sapete come mi sono comportato con voi per tutto questo tempo, fin dal primo giorno in cui arrivai in Asia: 19ho servito il Signore con tutta umiltà, tra le lacrime e le prove che mi hanno procurato le insidie dei Giudei; 20non mi sono mai tirato indietro da ciò che poteva essere utile, al fine di predicare a voi e di istruirvi, in pubblico e nelle case, 21testimoniando a Giudei e Greci la conversione a Dio e la fede nel Signore nostro Gesù.

Ha davanti a sé l’incertezza per ciò che lo attende, ma non tanto. Ha però la volontà di portare a termine il compito ricevuto dal suo Signore.

22Ed ecco, dunque, costretto dallo Spirito, io vado a Gerusalemme, senza sapere ciò che là mi accadrà. 23So soltanto che lo Spirito Santo, di città in città, mi attesta che mi attendono catene e tribolazioni. 24Non ritengo in nessun modo preziosa la mia vita, purché conduca a termine la mia corsa e il servizio che mi fu affidato dal Signore Gesù, di dare testimonianza al vangelo della grazia di Dio…

E’ consapevole del distacco da  quanti gli sono cari. E ciò è motivo di grande sofferenza e pure preoccupazione  per loro per i quali non ha lesinato fatiche….

28Vegliate su voi stessi e su tutto il gregge… 29Io so che dopo la mia partenza verranno fra voi lupi rapaci, che non risparmieranno il gregge; 30perfino in mezzo a voi sorgeranno alcuni a parlare di cose perverse, per attirare i discepoli dietro di sé. 31Per questo vigilate, ricordando che per tre anni, notte e giorno, io non ho cessato, tra le lacrime, di ammonire ciascuno di voi.

Non gli resta che una cosa come segno di affetto che non abbandona nessuno e che nello stesso tempo di nessuno si impossessa, rivendicando anche un libertà per sé e una testimonianza di carità avuta verso i più poveri.

32E ora vi affido a Dio e alla parola della sua grazia, che ha la potenza di edificare e di concedere l’eredità fra tutti quelli che da lui sono santificati. 33Non ho desiderato né argento né oro né il vestito di nessuno. 34Voi sapete che alle necessità mie e di quelli che erano con me hanno provveduto queste mie mani. 35In tutte le maniere vi ho mostrato che i deboli si devono soccorrere lavorando così, ricordando le parole del Signore Gesù, che disse: “Si è più beati nel dare che nel ricevere!”».

L’affetto è ricambiato, l’unione dei cuori ancora più stretta, in mezzo alle lacrime.

36Dopo aver detto questo, si inginocchiò con tutti loro e pregò. 37Tutti scoppiarono in pianto e, gettandosi al collo di Paolo, lo baciavano, 38addolorati soprattutto perché aveva detto che non avrebbero più rivisto il suo volto. E lo accompagnarono fino alla nave.

«Perché fate così, continuando a piangere e a spezzarmi il cuore? Io sono pronto non soltanto a essere legato, ma anche a morire a Gerusalemme per il nome del Signore Gesù». (Atti 21,13)

La partenza e la prigionia di Paolo sono a lui ancora occasione di annuncio e di sofferenza. Vede la sua persona e la sua testimonianza di Gesù risorto  essere causa di lite accesa e divisione tra i discepoli. La solitudine e lo sconforto sono grandi. Ma ecco la consolazione del Signore che gli viene accanto!

11La notte seguente gli venne accanto il Signore e gli disse: «Coraggio! Come hai testimoniato a Gerusalemme le cose che mi riguardano, così è necessario che tu dia testimonianza anche a Roma». (Atti 23,11)

La condizione, il luogo dove viene condotto, lontano da chi ha amato e da chi è stato amato, diventa occasione di una  nuova testimonianza.

Signore, quali tratti anche del mio ministero ora dipingi con queste parole. Anch’io sono chiamato ad essere icona del tuo apostolo e a seguirti dove mi precedi, poiché tu hai “un popolo numeroso in questa città” (cfr Atti 18,9)


Dopo l’esempio di Paolo, il conforto grande di Gesù con la sua “preghiera sacerdotale”.
La faccio mia, per tutti i miei fratelli.

Giovanni 17,1-26

“Padre, è giunta l’ora…” tutto quello che avviane è perché si possa conoscere  il Padre, il suo nome, la sua Misericordia. perché “questa è la vita”.

La “gloria” è far entrare i fratelli in questo amore. Questo è il senso, lo scopo, di quanto avviene nella mia vita, nel mio ministero. E tutto ciò che io ho ricevuto dalla Sua bontà, è per essere riversato su coloro che il Padre mi ha affidato. Non ho dato niente di mio! Idee, progetti, iniziative…niente!  E se lo fosse stato, la misericordia sia prima di tutto per me!

Una cosa mi consola e mi preme “Padre santo, custodiscili nel tuo nome, quello che mi hai dato, perché siano una sola cosa, come noi.” Sì, mi sta a cuore che siano uniti, prima ancora che buoni e generosi, perché solo nella comunione fraterna è possibile la vera e instancabile carità. E’ stata la mia prima cura, non sempre riuscita, ancora lo è in questo momento. 12Quand’ero con loro, io li custodivo nel tuo nome,… perché abbiano in se stessi la pienezza della mia gioia. 14Io ho dato loro la tua parola…prego che … tu li custodisca dal Maligno”.

Continuo a donare la mia vita e le scelte che mi sono chieste per il loro bene, per loro io voglio vivere la mia “consacrazione” di libero da me stesso (obbediente), libero dagli affetti (casto), libero dalle cose( povero): 19per loro io consacro me stesso, perché siano anch’essi consacrati nella verità” che è il tuo amore.

Questo davvero il mio pensiero, la mia preghiera, la mia offerta, mentre il paese, la Comunità dei discepoli, sta affrontando la prova che il Divisore rende ancora più amara e dannosa. 21perché tutti siano una sola cosa; come tu, Padre, sei in me e io in te, siano anch’essi in noi, perché il mondo creda che tu mi hai mandato”. La comunione fraterna è la vera qualità della vita, il primo servizio da recare al bene comune, il segno più vero ed efficace per mostrare che il regno di Dio è in mezzo a noi e comincia a realizzarsi. Essere perfetti nell’unità perché il mondo conosca che siamo figli del Padre buono, che in noi c’è la sua vita, il suo amore. E questo amore è per tutti gli uomini, sia in tutti gli uomini e da tutti gli uomini sia fatto rimbalzare nel mondo. 
Tutto questo è opera dello Spirito Santo che viene a rinnovare la faccia della terra, e il nostro cuore! Ed anche il mio ministero!
 

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