domenica 1 maggio 2016

OMELIA

 
5° di Pasqua – 24-04.2016

- Giovanni 13,31-35

In queste poche righe di vangelo, tratte, possiamo dire, dal testamento di Gesù  in occasione dell’Ultima cena prima della sua passione, ci sono due parole sulle quali ci soffermiamo brevemente. Una di difficile comprensione, l’altra di difficile attuazione. Ma ciò che a noi difficile oppure impossibile, viene dato dalla Misericordia del Signore, dal suo prendersi cura del nostro bene, dal suo avere la cuore la nostra felicità.

La prima parola, di difficile comprensione, è quel verbo glorificare che viene ripetuto più volte in tre righe come un rimbalzo continuo tra Dio e il Figlio suo, Gesù. Cosa annuncia e cosa può significare per noi? Glorificare non è un “esaltare” come lo intendiamo noi. Glorificarsi non è un “esaltarsi a vicenda” chissà per quale interesse, come fanno spesso gli uomini tra di loro adulandosi, darsi delle arie. E’, detto con parole semplici ma che non vogliono sminuire l’amore da cui provengono, bene-dirsi, stimarsi, mostrarsi sincera stima, apprezzamento, compiacimento reciproco, riconoscenza, appunto grande affetto, unione. Quella che c’è tra il Padre e il figlio Suo.

Per noi glorificare Dio nella nostra persona o storia significa far nascere Dio in noi stessi e farlo crescere.
Io glorifico Dio non costruendo chiese e capitelli, tempi o cattedrali, organizzando chissà quali oceaniche manifestazioni che non mancano di tentare anche la Chiesa; non con parole e discorsi, o aumentando i nostri numeri. Io, noi, diamo gloria a Dio se la mia, la nostra umanità è percorsa dalla sua luce, dal suo fuoco, è abitata e manifesta la sua misericordia.

E qui andiamo alla seconda parola del vangelo, quella di difficile attuazione: “vi do un comandamento nuovo: che vi amiate gli uni gli altri. Come io ho amato voi, così amatevi anche voi gli uni gli altri. da questo tutti sapranno che siete miei discepoli: se avete amore gli uni per gli altri”. Non è uno slogan pubblicitario, anche questo ripetuto, ma un vero programma di vita.

Glorifichiamo Dio stabilendo tra noi un rapporto profondo di amore, di stima, di rispetto, di venerazione, di attenzione, di dedizione, di donazione, sopratutto verso chi è debole, oppresso, o è deformato dalla nostra società. Se attuiamo il comandamento nuovo: “amatevi gli uni gli altri”. Queste parole, prima di essere un programma di vita valido per tutte le situazioni, e che in esse vanno incarnata,  sono la realtà di Cristo Gesù, sono Lui in noi. E solamente con Lui in noi possiamo scegliere di occupare posti di servizio anche in mezzo agli uomini, in mezzo a noi, con spirito e atteggiamenti di vangelo, che è poi la salvezza dell’umanità.

Glorificare è amare, glorificarsi è amarsi gli uni gli altri, volersi bene reciprocamente. Fare grande una Comunità, un paese, è coltivare, con e prima di tutti gli interventi necessari alla sua vita,  questo rapporto di umanità che ha nel comandamento di Gesù il suo vertice, ma anche quel germe, quel seme, che qui nel nostro terreno di Monteviale vogliamo far crescere.










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