6° di Pasqua – 01.05.2016
- Atti 15,22-29
- Giovanni 14,23-29
Una parola, bellissima, di difficile attuazione,
dicevamo, abbiamo sentito domenica scorsa: “Amatevi gli uni gli altri come
io vi ho amato”. Ma come Gesù può volere e dirci questo? Come può
pretendere che noi ce la possiamo fare?
No, Gesù, il Risorto, non ci lascia soli, non ci
chiede quanto è impossibile. Egli stesso ci aiuta a fare ciò che ci chiede, di
vivere il suo comandamento nuovo. E’in
Lui, viene da Lui la risorsa per poterlo adempiere. “Lo Spirito
consolatore, che dà forza, lo Spirito Santo che il Padre manderà nel mio nome,
lui vi insegnerà ogni cosa e vi ricorderà tutto ciò che io vi ho detto.” L’insegnamento ce lo portiamo dentro, il
magistero interiore ci abita, dimora in noi, se lo accogliamo. E lo accogliamo
se amiamo Gesù e osserviamo la sua parola, ci dice all’inizio di queste righe
che abbiamo ascoltato. Sì, potete amarvi gli uni gli altri come Gesù, voi
sposi, genitori e figli, familiari, educatori, amici, e voi persone che la
pensate diversamente gli uni dagli altri; voi potete farlo perché lo Spirito vi
abita se amate Gesù e fate secondo la sua Parola.
Per non scambiare le nostre voglie, ambizioni o
agitazioni, per lo Spirito di Dio, dobbiamo rimanere aperti anche a qualche
suggerimento che non ci piace, che non combacia con il nostro sentire, che non
è secondo le nostre aspettative e progetti. E fare opera umile e coraggiosa di
discernimento. Rimanere vigili sul nostro
cuore, poiché consensi e successi non
sempre vengono dallo Spirito. Può essere, allora utile incontrarsi, unirsi,
ascoltarsi, discutere, e arrivare ad una decisione se la situazione o le
responsabilità lo richiedono. Come hanno fatto i discepoli del Signore – lo
narra la prima lettura – quando si sono trovati di fronte ad una questione
controversa che dovevano risolvere circa coloro che volevano diventare
cristiani. Alla fine giungono alla
conclusione: “lo Spirito santo e noi abbiamo così deciso…”.
Quando in una casa, famiglia, comunità, sorgono
discussioni – ed è normale, giusto che la cosa avvenga per cercare insieme la
via – l’ascolto dello Spirito nel dialogo è quanto s’impone per avere il suo
insegnamento.
Cosa può insegnare lo Spirito?
Innanzitutto a riconoscere in noi e negli altri
l’amore di Dio, appunto la sua presenza e azione.
A rispettare la libertà e i tempi delle persone nel
loro cammino.
A non incasellarle nei nostri schemi o gruppi.
A non dettare noi condizioni di appartenenza
Ma pure, a verificare con onestà che quando diciamo
“questo mi pare giusto” o “questo è doveroso” o “questa è cosa buona” o “questo
no, non conviene”, se viene veramente dallo Spirito, dall’amore suo, o
dall’umore nostro, dalle nostre considerazioni. Un criterio c’è – unitamente al
dialogo che ricordavo – ed è la preghiera
quella dimora di Dio che custodiamo in noi.
E poi c’è un segnale inconfondibile: la pace. “Non
come la dà il mondo”, precisa Gesù. Quella serenità interiore, quella
tranquillità che non ti fa perdere e il sonno o l’appetito, quel profondo
benessere che sconfina nella gioia, per cui il nostro cuore non è turbato da
nulla e non di nulla e nessuno ha paura. Sì, a casa mia, trova dimora lo
Spirito che da luce e pace, e se c’è luce e pace ci sono anche le porte aperte
per accogliere chi le cerca.
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