Ascensione di Gesù – 08.05.2016
- Atti 1,1-11
- Lc 24,46-53
In questa settimana non mi è
stato facile dedicarmi alla riflessione per preparare quei pensieri che ormai
da tempo amo condividere con voi per esortarci a vicenda a seguire il Signore.
Stavo per cedere alla tentazione di dedicare queste domeniche (tempo
elettorale!) al silenzio della mia parola per lasciar posto unicamente alla
Sua, che non lascia fraintendimenti.
Poi, l’altra mattina nella
lettura del Messa così l’apostolo Paolo, mentre si trovava a Corinto, città
complessa, riceveva direttamente dal Signore: “Non avere paura; continua
parlare e non tacere, perché io sono con te e nessuno cercherà di farti del
male: in questa città io ho un popolo numeroso”.
Poiché non mancano neanche
qui i fedeli del Signore, e sono tra le persone più semplici che non cedono a
malizia e sospetti, ho deciso che qualche parola continuerò a dirla in
obbedienza al comando del Signore. Non è giusto che per colpa di chi è ritiene
o mostra di non averne bisogno, i veri poveri ne siano sprovvisti. Ne tragga
beneficio, invece, chi ha il cuore retto, lo sguardo pulito, chi sa custodire
le proprie parole e far risuonare solo quelle buone.
Io ne dico, brevemente, solo
tre che ritrovo nella festa che celebriamo, e nel saluto di Gesù.
1 ° - Innanzitutto, l’Ascensione
al cielo di Gesù, il suo ritorno al Padre, è conferma di quest’ultimo
sul Figlio; la conferma di una vita spesa, con le sue scelte, la passione, le lotte
sostenute, a testimoniare nel mondo la tenerezza di Dio, il suo amore per gli
ultimi, gli esclusi. Ecco dove porta la Misericordia. Mostra davvero che si
compiace di chi dà la vita per gli altri e ci chiama ad una comunione sempre
più piena e gloriosa con sé. E’ la pienezza della vita, la qualità più bella. Di
un paese.
2° - Il mandato circa la conversione che va
annunciata e realizzata mediante il perdono dei peccati, cominciando da
Gerusalemme, cioè da casa nostra. La nuova umanità alla quale tutti aspiriamo e
per cui diciamo di impegnarci arriva attraverso una via di misericordia, di
perdono, che innanzitutto riceviamo da Dio, ma che pure non può mancare tra di
noi, in ogni situazione. Di questo perdono siamo chiamati ad essere testimoni.
Il primo servizio al bene di tutti. Di un paese.
3 ° - La benedizione
ci accompagna. Il gesto di Gesù nel lasciare i suoi non è limitato a quel
momento, ma è la perenne presenza con cui assicura di non lasciarci soli, e che
è motivo di gioia e di lode. Rende possibile , ma ne è anche condizione della
sua effettiva protezione, la parola di difficile attuazione che abbiamo
ascoltato due domeniche fa : “amatevi gli uni gli altri come io ho amato
voi”. Un vero programma di misericordia e di vita che ispira ogni nostro
passo. Di un paese.
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