Osea 2,16-22 e Matteo 25,1-13
Perché Dio ha tanto insistito, e continua ad insistere
nella Parola che ci rivolge, nell’usare l’immagine sponsale per dire il Suo
Amore? Con tutte le problematiche, le conflittualità, la drammaticità delle
relazioni sponsali oggi nella famiglia, “casa” di incomprensioni, soprafazioni,
violenze, divisioni…non poteva
risparmiarsi tale immagine e usarne un’altra meno contraddittoria? Vuole
forse umiliare i suoi figli amati che non riescono ad imitarlo? Vuole proporre
loro, limitate creature, un’ideale tanto alto, divino? Se Dio mi ama come sposo
premuroso, se mi ama come sposa fedele… esiste ancora chi è in grado di
mostramelo, sposi che sono “fatti di questo Amore”?
Sono certo che sì, ci sono, e benedico il Signore per tale
presenza e vicinanza che, affidando il loro volersi bene alla grazia di Dio,
“predicano” con la vita il vangelo, la bella notizia che Gesù è venuto a
confermare, svelare e a portare.
Ma non può mancare il pensiero, la preghiera, l’amicizia,
come pure il silenzio affettuoso, verso gli sposi che non sono più tali, che si
stanno allontanando l’uno dall’altra, che danno sofferenza ai figlioli; sposi
nella cui relazione che si va disfacendo è entrata da tempo l’azione di chi è
maestro di menzogna e divisione; sposi ingannati da falsa libertà, feriti,
straziati nel corpo, nella mente, nell’anima.
Se i primi sono benedetti e sono benedizione; i secondi
sono amati ancor più e, nel “deserto” che s’è fatto tra loro, non è negato di
udire la Sua promessa :“Ti farò mia sposa per sempre”. Indistruttibile la
fedeltà di Dio che ha chiamato all’amore!
Una piccola, umile, attenzione: che “la lampada” che l’ha
accolto sia alimentata dall’olio della Sua grazia! Nessuno può darne agli
altri, a chi è sprovvisto, ma con la testimonianza della propria gioia può
incoraggiarne il provvidenziale, saggio, approvvigionamento.
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