... da omelia del 13. 08. 2017
1Re19,9-13 e Matteo 17, 22-27.
Due situazioni "climatiche" indicative di stati d'animo che ci sono assai familiari:
il "vento forte" di cui ci sentiamo in balia, una barca agitata, la confusione di avere incubi, la paura;
"la brezza leggera" che tanto desideriamo e che accarezza il volto di chi, uscendo dalla propria "caverna" in cui si rifugiano stanchezza e paure, le va incontro.
Come far sì che dal "trauma" della prima esperienza passiamo alla seconda e la traversata del nostro mare quotidiano o la nostra fuga si tramutino, non diciamo in una "crociera ma in "buona notizia"?
1 - Ascoltare Gesù che ci viene incontro, e nel modo con cui ci viene incontro e che Lui sceglie. Non è un fantasma, non è un inganno, e tanto meno... un incubo! L'incoraggiamento che ci diamo è segno della sua presenza : "Coraggio, sono io, non abbiate paura! ".
2 - Osare con Gesù che dice : "Vieni, osa". Non per calcolo, ma per amicizia, si arriva a buttarci in acqua per raggiungerlo.
È l'incoscienza dell'affetto che fa osare l'impossibile!
3 - Lasciarsi afferrare da Gesù... quando stiamo per andare a fondo : "E subito Gesù stese la mano, lo afferrò... ". No, non ci lascia andare a fondo, casomai viene a fondo con noi e ci fa risalire, ci fa risorgere.
Finalmente Gesù sulla nostra "barca"! Come non metterci in ginocchio e adorarlo, Lui, l'unico Signore della nostra vita? "Davvero tu sei Figlio di Dio! ".
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