mercoledì 22 novembre 2017

BRICIOLE di PAROLA

 
…dall’omelia del 19.11.2017

- Matteo 25,14-30

Il talento prezioso che Dio ha messo nella nostre mani chiamandoci alla vita è l’amore. A ciascuno la propria dose, secondo la “pienezza di ciascuno”. Egli conta che noi abbiamo a “trafficare”, investire, anche rischiando, e così moltiplicare l’amore. Creandoci Dio ha fatto una transizione e non un prestito momentaneo.

Quel “regolare i conti” alla fine della parabola non significa che Dio vuole indietro quello che ci ha dato. Egli è contento, è soddisfatto che noi realizziamo pienamente la vita avuta in consegna, con i tesori di umanità e di amore che ha in sé.

La conclusione della parabola ci avverte: chi non concorre a produrre il bene, chi si limita a non far niente di male (è l’esempio del servo malvagio e pigro!), fa già del male! Perde anche quello che ha! A volte noi siamo fin troppo diligenti, ma cauti, prudenti. 
In realtà siamo prigionieri di pigrizia, stiamo a guardare cose succede senza scomodarci troppo; 
siamo preda di permalosità o invidia, perché gli altri hanno ricevuto di più; 
siamo preda della paura di perdere quel poco, diciamo noi, che abbiamo ricevuto.

Lo sbaglio più grande del terzo servo che si è imboscato e ha imboscato il talento, il dono di Dio? Ha guadagnato solo rimproveri e castigo. Perché?
Perché ha avuto paura. Non di perdere. Ha avuto  paura del suo padrone. “Ho avuto paura”. Si scusa il poveraccio davanti al padrone. E’ questo che dispiace a Dio, ed è fargli un gran dispetto: avere paura di Lui. Questo servo ha mostrato di non conoscere bene, o meglio, di avere un’idea cattiva, del padrone.

Anche a noi può capitare, tutto sommato, di pensare male di Dio; di pensare che Lui non è in grado di volere e darci la nostra felicità, e ci comportiamo di conseguenza, arrangiandoci e difendendoci.
Eppure ci domanda di essere “fedeli nel poco”, cioè nelle cose quotidiane, nei piccoli gesti d’amore verso gli altri.. Oggi, 1° giornata dei poveri, promossa da Papa Francesco, incoraggia questo investimento del talento dell’amore, di cui nessuno è sprovvisto.

Prima di terminare questa riflessione, una parola…bella.
Alla luce della 1° lettura (Proverbi 31,10), che parla di una “donna forte”, mi piace pensare che i due servi buoni e fedeli che meritano il plauso e il premio del padrone, siano in realtà due serve. Sì, due donne, dove bellezza e grazia, saggezza e operosità, premura e carità, rivelano, moltiplicano l’amore che è stato affidato al nostro cuore e alle nostre mani. La loro presenza è benedizione!








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