lunedì 2 dicembre 2019

BRICIOLE di PAROLA
...nell'omelia


1° Avvento A – 01/12/2019 

- Isaia 2,1-5   - Romani 13,11-14   - Matteo 24, 37- 44

E’ la prima domenica di un anno liturgico, un tempo per penetrare sempre più nel mistero di Cristo Gesù verso cui noi andiamo. Anzi è Lui che ci viene sempre incontro, nel Natale, nella carne di un bambino che nasce, alla fine della storia, nella gloria del Re che ritornerà, e ogni giorno, nella grazia che ci accompagna ora. Queste prime settimane si chiamano Avvento, l’attesa di qualcosa, o meglio di Qualcuno che viene.

Provocati dalla Parola ascoltata ci chiediamo:  “chi siamo noi?”  Sognatori, quasi visionari, con tanta fiducia dentro, oppure gente con i piedi ben piantati per terra, e con il cuore ben legato alle cose di questo mondo?
Con il profeta Isaia che immagina, sogna, un futuro straordinario di pace e di serenità o tra coloro che al tempo di Noè, mangiavano e bevevano, prendevano moglie e marito, proprio come ai tempi nostri, tra spassi e fatiche?

Il tempo di Avvento, con la Parola che ci fa ascoltare, gli inviti che lo caratterizzano,  ci riporta nel mondo dei sogni, o meglio del “sogno”, di quello di Dio, che è un vero progetto di amore, di bene, di salvezza per tutta l’umanità. Vogliamo sognare con Dio, perché egli vuole ed è capace di fare un mondo migliore, con il nostro concorso. Egli ci offre di vivere un’umanità nuova, ma attende che noi tutti “saliamo sul monte del Signore, perché c’insegni le sue vie e possiamo camminare per i suoi sentieri”.

La visione di Isaia è il nostro futuro, ma è anche il presente dal momento che il Salvatore è già venuto tra noi; è il futuro nella misura in cui lo accogliamo ogni giorno, come lo accoglieremo nelle celebrazione del suo Natale. E’ un sogno luminoso che indirizza il nostro cammino, suscita i nostri buoni propositi.

“E’ ormai tempo di svegliarvi dal sonno”, dice Paolo ai suoi cristiani, perché le tenebre della notte stanno per diradarsi con la venuta di Gesù; svegliarci dal sonno non dal sogno, da questa speranza che il Signore stesso mette nel nostro cuore. Concretamente, via il male, “comportiamoci onestamente: non in mezzo ad una vita dissoluta e sbagliata, non in baruffe e gelosie”.
 “Vegliate”, dunque, possiamo dirci riprendendo la forte esortazione del vangelo,  perché il sogno non si dilegui la sciandoci nel rammarico più crudele e amaro.

“Tenetevi pronti”, dice ancora Gesù, poiché qualcosa di nuovo è qui. Ecco il nostro primo impegno: non temere di essere con il profeta Isaia dei buoni visionari, di coltivare la speranza di un mondo migliore, di comportarci in modo nuovo come Paolo ci esorta cominciando con qualche significativo ritocco alla nostra condotta di vita; di riprenderci da tante distrazioni in cui, ci avverte il vangelo, possiamo esserci addormentati. Ben desti, con i piedi ben saldi per terra come ci piace essere, coltiviamo il “sogno” che oggi ci è dato e diventiamo “segno” che Dio vuole il nostro vero bene, la nostra felicità. Dal “sogno” al “segno” con l’aiuto di Dio. Egli magari non ascolta tutti i nostri desideri, ma mantiene tutte le sue promesse. E questo è molto, molto, di più.





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