martedì 14 aprile 2026

 BRICIOLE di PAROLA...nell'omelia

 Seconda Pasqua A – 12.04.2026
 

1Pietro 1,3-9   -   Giovanni 20,19-31

 

Siamo all’Ottava di Pasqua, e continua la luce di questo evento della risurrezione di Gesù. Anzi, ne siamo partecipi anche noi siamo con Lui risorti grazie al Battesimo che abbiamo ricevuto. Questa domenica è la Festa della Divina Misericordia, come ha voluto indicare già Papa Giovanni Paolo II, poiché la nostra risurrezione, la nostra rinascita, la nostra ricreazione, avviene proprio per la Misericordia che ci è stata e ci è usata a fronte dei nostri peccati e delle loro conseguenze, a fronte delle nostre fughe o tradimenti, come è avvenuto per gli stessi discepoli di Gesù. Visitati dal Risorto, come narra il Vangelo, si sono visti confermare i suoi doni di pace e di liberazione da ogni paura, di amicizia, di fiducia. 
La Misericordia non è una tomba, un sepolcro, una sconfitta; non è debolezza, se non di amore, che Dio non può trattenere, per noi suoi figli, che ha trovato nel Cuore di Gesù l’accesso per entrare nel nostro mondo, per riversarsi, trafitto, sul nostro mondo; per insegnare all’umanità la via della pace. La Misericordia è un grembo che si apre e ci dona la vita di risorti, la vita di Gesù, che noi possiamo, e dobbiamo toccare con le nostre mani, come Tommaso. Questi non è il maestro del dubbio, non è semplicemente l’emblema dell’incredulità, anche se così viene richiamato dallo stesso Gesù, non è colui che ci pianta il naso come siamo soliti dire. 
No, Tommaso ci dice che non possiamo nemmeno accontentarci di quello che ci dicono gli altri. Del resto, lui non si lascia convincere dalle parole dei suoi amici, non essendo stato presente quella prima sera di Pasqua. Ci insegna che dobbiamo fare esperienza del Risorto: “Se non vedo nelle sue mani il segno dei chiodi e non metto la mia mano nel suo fianco, io non credo”.  E che significa? “Se io chiudo gli occhi per non vedere le sofferenze dei fratelli, e quanto patiscono a causa del male che li affligge, e del bene che cercano di perseguire, io non posso dire di essere risorto con Gesù”.  Ancora una domanda: come fare per toccare le ferite del Risorto e dei miei fratelli? Accogliere la pace che ripetutamente ci dona: “pace a voi…pace a voi… pace a voi… che da soli non siete capaci di darvi”.
La Misericordia ci porta la pace: non rifiutiamola. Non è debolezza! Ci offre il perdono. Non è sconfitta! La Misericordia ci manda a liberare il mondo dal male, dal peccato proprio con il perdono. Se noi non perdoniamo, dice Gesù, il mondo tutto resta invischiato nel male, se non si perdonano vicendevolmente e non cercano vie diverse dalle attuali quei potenti che pensano di gestirlo il male, ne rimangono prigionieri e noi vittime con loro. La preghiera per la pace e la riconciliazione, il toccare le ferite dell’umanità più povera invece di infliggerle, il renderci conto ed unirci a chi ha dato la vita per amore, Cristo crocifisso risorto, può smuovere noi, credenti finalmente a diventare credibili agli occhi del mondo.
“Siete ricolmi di gioia”, assicura Pietro nella sua lettera. “Esultate di gioia”, incoraggia. Una ritrosia può essere in noi nel toccare le ferite del Cristo Risorto, che ancora sanguinano in tanti nostri fratelli o nelle nostre famiglie; paura di contrarre chissà quale infezione. Se sarà, ben venga. Non c’è infezione o contagio più sano di un contagio o infezione d’amore. Si apriranno i nostri occhi e pure il nostro cuore diventerà più misericordioso e fonte di perdono. Amen.

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