lunedì 18 maggio 2026

 BRICIOLE di PAROLA...nell'omelia

 Ascensione di Gesù – 17.05.2026

Atti 1,1-11   -   Efesini 1,17-23   -   Matteo 28,16-20 


Si può essere felici e contenti per un’assenza? Dai, ammettiamolo! Si può, si può! È naturale. Bisogna ammetterlo. Quando qualcuno che rompe, mette a disagio, disturba… se ne va, si tira un respiro di sollievo. Ma quando chi si allontana, è qualcuno che amiamo e che tanto ci ama da morire, che ci vuole un tal bene da dare la vita per noi, e che senza di costui o costei pensiamo di non poter vivere, allora una grande tristezza ci invade. 
Forse, e senza forse, è quello che hanno provato i discepoli, gli amici di Gesù, com’ egli li aveva chiamati, in questo evento del Suo ritorno al Padre e che la Chiesa celebra con tanta letizia e speranza. In fin dei conti non si tratta di una partenza che lascia soli, non è un’assenza che ora si verifica, ma è una presenza nuova che realizza la promessa che Egli aveva fatto: Non vi lascerò orfani, Io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo, sino ai confini della vostra esistenza, fino al massimo delle vostre forze… Non possiamo vivere senza la presenza che ci dice amore, che ci dona amore!
Con l’Ascensione al cielo, con il ritorno di Gesù al mistero del Padre Suo, altro momento della Sua risurrezione da morte e anticipo del dono dello Spirito Santo, ancora una volta promesso ai suoi, noi celebriamo la presenza nuova del Signore nostro, non più tra noi con una modalità umana, come è stato coloro che l’hanno visto in carne ed ossa. Dopo Cristo non è senza Cristo!

E vi dico perché. Chi sono i poveri, gli ultimi, i bisognosi, i tribolati nella vita, se non la carne di Cristo oggi? Egli stesso l’ha ricordato: ogni volta che fate o negate del bene a costoro, voi lo fate o lo negate a me. E a Paolo che dava la caccia cristiani disse: Perché mi perseguiti? Non possiamo dubitare della Sua presenza.
Ancora Gesù ebbe a dire: “Dove due o tre sono riuniti nel mio nome, io sono in mezzo a voi”. “Ed è il corpo della Chiesa, il popolo di Dio che insieme formiamo. Corpo reale, con la nostra povera umanità che sarà presto abitata dallo Spirito di Gesù. Presenza nuova, magari non sempre affascinante, imperfetta, che dubita e che suscita dubbi, mandata a raccontare come siamo stati amati, e salvati, come lo siamo ancora oggi, aiutati nelle tempeste della vita; con il compito di portare la sua Parola nel mondo. 
Altra presenza, la Parola, viva ed efficace, che ce lo fa sentire vicino, ci fa testimoni e annunciatori della buona notizia dell’amore di Dio e della fraternità di tutti gli uomini. 
Infine, una presenza nuova, un incontro, una vicinanza che ci fa del bene sono quei segni efficaci di tanta bontà e misericordia che sono i Santi sacramenti. Non riti vuoti o magici, ma davvero incontri con Lui il Vivente che a noi vuole comunicare la Sua stessa vita. In particolare, l’Eucaristia che celebriamo, quel pane e vino che ci sono dati trasfigurati dallo Spirito, sono il suo corpo e sangue; le parole di benedizione che ci assolvono dai nostri peccati, sono la Sua misericordia e il Suo abbraccio ancora e sempre vivi… e così ognuno dei sacramenti, sono incontri con Gesù nel Suo Corpo che è la Chiesa.
Lo Spirito santo, la cui conferma attendiamo domenica prossima nella solennità della Pentecoste, ci aiuti a cogliere e a corrispondere a questa presenza nuova per una storia nuova.

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