BRICIOLE di PAROLA...nell'omelia
23° Domenica A – 06.09.2026
Ezechiele 33, 7-9 Romani 13,8-10 Matteo 18,15-20
Credenti, discepoli di Gesù, Maestro e Signore, Figlio di Dio, come attestava Pietro qualche domenica fa, non siamo solo chiamati ad essere annunciatori della buona notizia che Dio ci ama, ma anche ad amarci tra di noi. Tale amore, tra le varie attenzioni cui è fatto non esclude quell’intervento che oggi la Parola di Gesù raccomanda: prendersi cura del fratello che sbaglia; più precisamente che commette una colpa contro di te, dice Gesù.
Non si tratta di lasciargliela passare liscia, come si suol dire, di alzare le spalle, né tanto meno di fargliela pagare alla prima occasione. No. Mi sta a cuore il tuo bene, con te voglio ricomporre una ferita, ricostruire una bella comunione, che è poi la più vera testimonianza di vangelo, a tal punto che non ti posso lasciar passare quello che hai commesso o fatto contro di me. Non si tratta di fare i maestri presuntuosi o permalosi, ma avere, ripeto, a cuore il bene e dell’altro e della comunità, della nostra relazione, familiare, o altro, guadagnare qualcosa di prezioso che non ha prezzo.
Ora la correzione “fraterna”, e già questa caratteristica è un buon punto di partenza per ricomporre conflitti e divergenze, non considerarci estranei l’uno all’altro, per cui qualche volta si esce non espressioni poco disponibili alla correzione, tipo “chi credi essere “o “pensa agli affari tuoi “, “non rompere”, prevede un protocollo, una procedura, in cui filo conduttore è la vera carità, immagine del pastore che si preoccupa e va in cerca della pecora perduta. Quindi nessuna rivendicazione o richiesta di scuse, ma preoccupazione del bene del fratello che ha fatto del male.
Questa procedura prevede, primo passo, la riservatezza, la delicatezza, persino la dolcezza, per non infliggere, a nostra volta, spesso, una ferita più grande di quella ricevuta; in un dialogo che è pazienza infinita e offre la possibilità di un ripensare a quello che è stato detto o fatto “La correzione è animata dalla carità quando è fatta con spirito di dolcezza. La dolcezza è in verità grande amica e indivisibile compagna della carità…Nelle buone insalate ci vuole più olio che aceto e sale. Procurate di essere il più mansueto possibile e ricordatevi che si prendono più mosche con poco miele che con cento barili d’aceto”. (San Francesco di Sales)
La presenza poi di qualche testimone può aiutarci, appunto, a non andare più in là di quello che abbiamo patito; ci aiuta a verificare se la nostra reazione non sia mossa da risentimenti o vendette, ma discernere meglio quello che può essere successo.
E la comunità più vasta a cui Gesù fa riferimento non è per sbandierare e svergognare queste miserie, ma per affidare alla preghiera di tutti le difficoltà e lotte che rimangono sconosciute, ferite che non possiamo condividere con tutti, opportunità di amore che ci avvicinano a quello di Gesù.
Nessun risultato di questi passi? La storia continua? Allora “…sia per te come il pagano e il pubblicano”. Più volte, i pagani e i pubblicani, che Gesù ha ripreso, sono stati oggetto della sua instancabile attenzione; ha sempre tenuto le porte aperte, persino li ha indicati come esempio, poiché, mai per nessuno è chiusa la porta del suo cuore. Lo sia anche la nostra! E’ il segno che il Regno è qui.