venerdì 15 giugno 2012

BRICIOLE di VITA

(… gli colpì il fianco, e subito ne uscì sangue e acqua – Gv.19,34)

A FIANCO…

* Stava dall’altra parte del letto. Gli era fianco. Sono ormai più di sessant’anni che gli è a fianco, ma stamattina era una cosa totalmente nuova. Come lo è ogni giorno da qualche tempo, da quando la malattia progressivamente ha peggiorato le sue condizioni. Così la sposa gli rimane a fianco, gli tiene la mano, coglie ogni sospiro, intuisce ogni necessità, gioisce per ogni lieve impercettibile risposta, un batter di ciglia, uno sguardo muto ed eloquente più che mai, un sorriso abbozzato alla bocca che con tanta fatica si apre a qualche goccia d’acqua… A fianco, come quel giorno lontano, eppur sempre vicino, come tanti altri giorni, una lunga catena, un tempo che sembra interminabile e che eterno sarà… a fianco.  
Anch’io a fianco, da questa parte del letto, a dire l’unica parola che dà speranza, che offre conforto, che promette la vita; a fianco, a imporre le mani sul corpo che sembra sfilarsi sempre più, un po’ come il baco da seta che poi diventa una stupenda farfalla, ad invocare lo Spirito della vita, ad ungere le membra che tanto hanno amato, lavorato e che ora, inchiodate, sono curate con delicatezza e tanta dolcezza, soffrono e si consumano. No, si preparano, quando sarà il momento ad una nuova fioritura. 
A fianco…luogo di compagnia, di fedele amore, una postazione che viene da Dio!


**  A fianco di mamma e papà, oggi pomeriggio, davanti alla bara del giovane figliolo, unico, uomo fatto ora, disfatto dal male, ma soltanto esteriormente. Ragazzo caro con tanti un giorno, memoria del passato sempre presente, gruppi, attività, campeggio… A fianco un tempo, a fianco adesso, sempre. La bellezza d’amicizia, le esperienze più care, i momenti più veri,  rimangono a fianco, ti penetrano dentro, e sfociano in pienezza appena una ferita slabbra la carne, pretende di scardinare la storia, osa irridere tutto… A fianco ci si ritrova, viventi e coloro che muoiono, in una comunione che non finisce, si riscopre come non mai. Erano anni che non sapevo di Marco. Oggi una telefonata: “Vieni, Marco è morto. Alle 16 ci sono i funerali”. Come non correre a fianco di mamma e papà che si sono pure ricordati di me? Li ho abbracciati, in loro ho abbracciato Marco, e tanti altri ragazzi e famiglie al cui fianco sono stato e rimango… poiché voglio loro bene.
A fianco della mamma che tenendo tra le braccia il figlio morente sussurra la preghiera unica che la fa donna piena di vangelo: “Maria, questo figlio l’ho portato sulle mia braccia per tutti questi anni; ora lo affido a te, portalo tu alla pienezza della vita”. E a fianco il papà, impietrito e dolce pure lui. Non trattiene i singhiozzi nell’abbraccio, in cui oso dire: “grazie di questo dono”!



Tutto avviene vivendo a fianco…squarciato dalla malattia, dal venire meno dell’età o della salute. dalla malattia, dalla morte. Da questo fianco che ci doniamo reciprocamente, che ci offriamo, e che può apparire debolezza e sconfitta, sgorga invece “sangue e acqua”, quella pienezza d’amore che diventa conforto, speranza, comunione senza fine, vittoria su ogni solitudine, benedizione per la strada fatta insieme e per quella che faremo nell’eternità! Prestare il fianco non è esporsi alla cattiveria e al male, mettersi al fianco è abbracciare l’amore, sorreggere fino a…sfiancarsi, il massimo per dare la vita!





Nessun commento:

Posta un commento