SS. Trinità – 03.06.2012
Un’altra domenica per celebrare il mistero e la verità Di Dio che si rivela poi essere anche il mistero e la verità dell’uomo. Celebriamo la festa della SS.Trinità, Dio che è Padre, Figlio, Spirito santo.Non è che possiamo dire granché. Vale piuttosto rimanere in silenzio, contemplare, nella speranza che qualcosa s’imprima nel nostro cuore, nella nostra vita di tale mistero, di tale singolare “famiglia” o comunità che è Dio.
Mi sono avvicinato nella preghiera e nella riflessione a questa verità con l’aiuto di alcune immagini.
Cosa mai può conoscere un pesce nel vasto mare in cui è immerso se non quelle acque, quella profondità o quel raggio ristretto in cui nuota e ha vita? Cosa può sperimentare del cielo l’uccello che vola libero lasciandosi portare dal vento, se non quello spazio,quella altezza, che le sue forze gli consentono? Ma sopratutto cosa può dire, prima ancora cosa può desiderare, cosa mai può avvertire, il bambino che è amato, custodito e cresce nel grembo materno?
Ecco proprio quest’ultima immagine mi è cara per sentirmi immerso anch’io nel mare della vita, chiamato alla più bella libertà, creato e portato dall’amore di Dio, la mia prima famiglia che i miei genitori mi hanno rappresentato e rivelato con il loro amore, con la loro dedizione. Sì, Dio è il grembo in cui io cresco per arrivare alla pienezza della vita, è la famiglia, la comunità, che continuamente mi genera e mi accompagna.
Le realtà umane della vita e della famiglia, sono ancor più grandi se noi abbiamo la grazia di riconoscerle quale volto visibile del mistero di Dio, ne sono i tratti visibili e concreti, da amare e servire con tutte le nostre forze, volendo e cercando per noi il bene più grande. Frammento luminoso di Dio e non atomo opaco del male è ciascuno di noi, grazie alla presenza nella nostra carne dello Spirito di Dio che è comunicazione di sé a noi, il suo respiro in noi. Grazie a questo siamo l’immagine del Figlio prediletto, e in noi si compie una nuova creazione libera dal peccato. E come Figli amati abbiamo conoscenza esperienza del Padre in attesa di vedere il suo volto al termine di singolare “gravidanza” che viviamo qui sulla terra.
L’amara esperienza, l’angoscia, i timori di questi giorni, la sofferenza inspiegabile che la natura ci procura, ci fanno dubitare di questo mistero. La crosta che si spacca è quella terrestre, le crepe pericolose sono quelle del cuore, il crollo rovinoso è quando ci sentiamo abbandonati da Dio e non riusciamo ad esserci vicini tra di noi.
Ma qual è il bambino che portato in grembo con amore è percosso dalla madre? Non soffrirà piuttosto la madre per le difficoltà della sua creatura? Non vorrà la madre farsene lei carico pur di salvare quel figlio? E se non le è possibile fare diversamente, non si sentirà ancora più unita nel portare la medesima sofferenza? Non lo amerà forse di più e farà di tutto, anche dando se stessa, perché la promessa di vita diventi realtà?
Così io penso e contemplo Dio in questi giorni. Così io vivo le mie paure e le mie ansie. Così io prego possano vivere quelli che più di tutti sono provati dal terremoto. E’ un evento naturale che viene dalla creazione imperfetta, tale per un mistero che in parte ci sfugge, e perché dove è possibile noi facciamo responsabilmente la nostra parte di intelligenza e solidarietà. Ma in questo evento, in questi giorni, Dio non è assente o lontano. Sotto quelle macerie non abbandona i suoi figli, davanti alle lacrime di costoro non guarda altrove, non li rimprovera dell’umana paura, nella solidarietà è il primo facendo risalire dal nostro cuore l’amore che lo abita e che nessuna sventura può cancellare.
Dio è Trinità, è famiglia. Noi lo possiamo testimoniare.
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