OMELIA
11° Domenica B – 17/06/2012
- Ezechiele 17,22-24
- Marco 4,26-34
A fronte di difficoltà e crisi, a fronte di insuccessi e fallimenti su vari piani, cercando di raccattare al meglio la nostra esistenza, un parola più forte di tutto ci viene detta. E’ quel seme o quel granello di senape, di cui ci parla Gesù, minuscoli in se stessi, ma con una potenza di vita che niente, nessuno, nessun evento può arrestare. Così è una parola di grande conforto e fiducia quella che viene oggi seminata, di una grandezza che è inversamente proporzionale alle sue dimensioni.
Il regno di Dio, la sua novità, Dio stesso in me, in noi, è un seme, una presenza fedele, “dorma o vegli, di notte o di giorno, il seme germoglia e cresce” nel terreno della mia, della nostra vita. E in questo terreno appare uno stelo, cioè Dio fa eretta, diritta, fiera nella propria dignità la mia storia; poi la spiga, e la mia vita diventa luogo di comunione dove altri trovano accoglienza; poi il chicco pieno nella spiga, pieno della capacità di amare, di sfamare questo mondo; e quando è maturo ecco la falce, che non sono le disgrazie che ti tolgono la vita, non è la fine, ma la valorizzazione di Dio in noi e della nostra stessa vita.
Questo il progresso del regno di Dio in noi, e quello a cui noi contribuiamo, genitori, educatori, donne, uomini di buona volontà. A volte ci prende l’ansia da prestazione e corriamo come dei matti, salvo poi svuotarci interiormente. Gesù, oggi, ci rassicura: Dio è già in noi, e se gettiamo il seme della sua parola in terra, penserà il seme a crescere progressivamente, poiché occorre ricordarci che è Dio che opera. Il seme cresce da sé. Gesù ci invita alla pazienza, a lasciar perdere l’ansia, l’apprensione di tenere tutto sotto controllo, il volere programmare. Se il seme è piantato, stai tranquillo, lascia fare al Signore.
Dio è un piccolo seme, e tutto quello che contiene qualcosa di lui, l’amore, il piccolo gesto di bontà. di giustizia, di pace, quasi inconsistente agli occhi nostri, apparentemente di nessun peso tra le mille cose che sono sul terreno, cioè nella nostra esistenza, fa grande l’umanità; così grande che tutti possono trovare ospitalità riparo, accoglienza alla sua ombra. Nella mia vita e intorno a me, da piccoli gesti di testimonianza, talora insignificanti, vengono frutti sorprendenti, abbondanti.
Tutto questo fa il Signore nella nostre case, famiglie, nella nostra comunità e nel mondo. Spesso ci troviamo allo sbando o nell’insuccesso che induce il profeta Ezechiele, uno dei deportati in esilio a Babilonia in un momento tragico del popolo d’Israele, a riportare la promessa di Dio. Dice Dio: “un ramoscello io prenderò dalla cima, dalle punte dei suoi rami lo coglierò…lo pianterò… metterà rami , farà frutti e diverrà magnifico…”.
Dio sceglie un ramoscello, un’ esile punta di umanità incapace di resistere alla violenza, alle intemperie della storia, e ne fa l’inizio di qualcosa di grande di magnifico.
Seme, granello di senapa, ramoscello, esile punta… quello che siamo o possiamo essere, nulla è così piccolo agli occhi e per il cuore di Dio da non diventare segno efficace, fecondo della sua presenza, del suo amore, della vita per noi.
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