4° Domenica c – 03.02.2013
- 1Corinzi 13,1-13
- Luca 4,21-30
Ogni
volta che ci riuniamo, convocati, a celebrare l’Eucaristia, Gesù risorto è in
mezzo a noi; Egli è la vita ritrovata, riavuta in pienezza dal Padre per
l’amore che questi gli riserva e alla quale Gesù nella sua missione aveva
corrisposto.
Nella lode e nella gratitudine, la nostra preghiera
accoglie la Parola proclamata nei testi della Scrittura che abbiamo ascoltato,
Parola che ben si annoda al dono grande della vita, e oggi nelle comunità
cristiane si celebra pure la giornata per la vita.
Nella parole rivolte a Geremia sulla sua
vocazione e missione ci è detto quello che anche noi, quello io ho ricevuto
nella vita, con la vita. Vi è in me, innanzitutto una grande dignità perché da
Dio, ancor prima di essere formato nel grembo materno sono conosciuto,
consacrato, stabilito come presenza di Dio nel mondo. Vi è in me una grande
forza “come una città fortificata, una colonna di ferro, un muro di bronzo”
davanti a tutto ciò che mi vuol assalire, vincere e far del male. Niente,
nessuna crisi o guerra mi può vincere. Quale incoraggiamento viene da questa
consapevolezza, a me e a ciascuno di noi che ci misuriamo ogni giorno con tanti
dubbie difficoltà. Ogni essere umano, ogni bambino nel seno della mamma e che
viene al mondo, ogni persona ammalata, ogni anziano le cui energie fisiche se
ne vanno, è dotato di grande dignità e forza.
Nell’inno stupendo proclamato quale seconda
lettura dignità e forza assumono il nome che è loro proprio, la carità, l’amore
gratuito. Sono coltivate e si esprimono nell’amore che è più grande di ogni
cosa. Anche soltanto un frammento di questa carità rivela la verità profonda di
ogni persona e contribuisce a riconoscere quella che c’è negli altri. “Generare
la vita vince la crisi” è esortazione a non cedere al male dell’aborto,
all’uccisione di chi non è programmato o è inutile nella sua sofferenza; è in
primo luogo vivere la carità, l’amore vissuto e insegnato da Gesù, e allora,
per rimanere in un’espressione che troviamo al termine della prima lettura, “tutto
ciò che ci fa guerra, non ci vincerà”.
Dignità e forza nell’essere umano che Dio
manda non sono parole, ma un volto, Gesù di Nazareth. Egli è profeta, cioè
parola viva di Dio, e per questo è consapevole della sua missione e conosce le
difficoltà che porta con sé. Non arretra, e se qualche istante prima del
dialogo raccontato nel vangelo aveva suscitato la meraviglie e lo stupore dei
suoi ascoltatori, ora deve fronteggiare l’incredulità, l’invidia, lo sdegno dei suoi compaesani. Non c’è
affatto da meravigliarsi della resistenza e del rifiuto della vita e della
novità che in essa è.
Magari noi non abbiamo sempre il coraggio e
la franchezza di Gesù, ma siamo confortati
dalla consapevolezza che non ci è negata la dignità della vita e pure ci
è offerta la forza per viverla con pienezza di carità.
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