lunedì 4 febbraio 2013

OMELIA

4° Domenica c – 03.02.2013


- Geremia 1,4-5.17-19
- 1Corinzi 13,1-13
- Luca 4,21-30

Ogni volta che ci riuniamo, convocati, a celebrare l’Eucaristia, Gesù risorto è in mezzo a noi; Egli è la vita ritrovata, riavuta in pienezza dal Padre per l’amore che questi gli riserva e alla quale Gesù nella sua missione aveva corrisposto.

Nella lode e nella gratitudine, la nostra preghiera accoglie la Parola proclamata nei testi della Scrittura che abbiamo ascoltato, Parola che ben si annoda al dono grande della vita, e oggi nelle comunità cristiane si celebra pure la giornata per la vita.

Nella parole rivolte a Geremia sulla sua vocazione e missione ci è detto quello che anche noi, quello io ho ricevuto nella vita, con la vita. Vi è in me, innanzitutto una grande dignità perché da Dio, ancor prima di essere formato nel grembo materno sono conosciuto, consacrato, stabilito come presenza di Dio nel mondo. Vi è in me una grande forza “come una città fortificata, una colonna di ferro, un muro di bronzo” davanti a tutto ciò che mi vuol assalire, vincere e far del male. Niente, nessuna crisi o guerra mi può vincere. Quale incoraggiamento viene da questa consapevolezza, a me e a ciascuno di noi che ci misuriamo ogni giorno con tanti dubbie difficoltà. Ogni essere umano, ogni bambino nel seno della mamma e che viene al mondo, ogni persona ammalata, ogni anziano le cui energie fisiche se ne vanno, è dotato di grande dignità e forza.

Nell’inno stupendo proclamato quale seconda lettura dignità e forza assumono il nome che è loro proprio, la carità, l’amore gratuito. Sono coltivate e si esprimono nell’amore che è più grande di ogni cosa. Anche soltanto un frammento di questa carità rivela la verità profonda di ogni persona e contribuisce a riconoscere quella che c’è negli altri. “Generare la vita vince la crisi” è esortazione a non cedere al male dell’aborto, all’uccisione di chi non è programmato o è inutile nella sua sofferenza; è in primo luogo vivere la carità, l’amore vissuto e insegnato da Gesù, e allora, per rimanere in un’espressione che troviamo al termine della prima lettura, “tutto ciò che ci fa guerra, non ci vincerà”.

Dignità e forza nell’essere umano che Dio manda non sono parole, ma un volto, Gesù di Nazareth. Egli è profeta, cioè parola viva di Dio, e per questo è consapevole della sua missione e conosce le difficoltà che porta con sé. Non arretra, e se qualche istante prima del dialogo raccontato nel vangelo aveva suscitato la meraviglie e lo stupore dei suoi ascoltatori, ora deve fronteggiare l’incredulità, l’invidia,  lo sdegno dei suoi compaesani. Non c’è affatto da meravigliarsi della resistenza e del rifiuto della vita e della novità che in essa è.

Magari noi non abbiamo sempre il coraggio e la franchezza di Gesù, ma siamo confortati  dalla consapevolezza che non ci è negata la dignità della vita e pure ci è offerta la forza per viverla con pienezza di carità.







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