3° Quaresima C - 24.02.2013
- Genesi 15, 5-18
- Filippesi
3,17-4,1
- Luca 9,28b-36
L’esperienza vissuta da Pietro, Giacomo, Giovanni,
là sul monte , è stata anche la nostra in questa settimana della “piccola
missione parrocchiale” con le sorelle della comunità Adveniat di S. Maria in
Arce – Rocca Sant’Angelo - Assisi.
E rimane sempre la nostra se accettiamo di seguire
Gesù, sul monte, là dove il cielo sembra toccare la terra. Davvero questo è
avvenuto con la presenza di queste sorelle.
E, nella preghiera, come sottolinea il vangelo,
diventa pure nostra quella trasfigurazione del maestro che sorprende i suoi
discepoli. L’esperienza di cui siamo stati testimoni e che ci è stata donata in
questi giorni c’è lo conferma.
La preghiera è la condizione che ci trasfigura, cioè
rivela il mistero di luce che c’è in noi, come c’è in Gesù. E resistere nella
preghiera, perseverare nel tenere il nostro sguardo d’ amicizia e d’amore su
Gesù, resistere alla tristezza, allo sconforto, alla paura…nella preghiera e
nella fraternità, ci consente di vedere la Sua gloria, ma anche di scoprire la
nostra, nascosta nel profondo di ognuno. E con essa lo stupore e la gioia!
Sì, guardando Gesù vedremo anche noi stessi
“trasfigurati”, pieni di luce perché amati.
Ecco il motivo di tanta gioia, di perfetta letizia.
Non l’assenza di prove e di croci, ma la presenza dell’amore che ci abita. Dio
è innamorato di noi; da sempre ci ha promesso un’alleanza, una comunione, una
familiarità, un’intimità, anticipata in Abramo (1° lettura), realizzata
pienamente al termine di queste esperienza terrena( ci fa intuire la seconda
lettura), ma già presente con il dono di Gesù. Le sorelle che sono state tra di
noi ne sono state un segno, come il suo volto e le sue veste sfolgoranti.
La trasfigurazione, e non semplicemente il
cambiamento della nostra vita, che per il momento non è l’annullamento della
croce di tutto ciò che ci fa soffrire, viene ogni volta che seguiamo Gesù; se
camminiamo come suggerisce il tempo quaresimale sulle sue orme che abbiamo un
po’ individuato in questi giorni: la carità, la Parola, la misericordia, la
preghiera, e non di meno la sua vicinanza noi nella prova e debolezza. Orme che
ci fanno avanzare sulla via della gioia che sa di Pasqua, di risurrezione, di
vita già nuova.
Noi ci trasfiguriamo con Gesù se lasciamo libero
sfogo alla presenza di Dio, alla luce che dimora in ognuno di noi. Rimaniamo
sempre quello che siamo, ma il nostro volto è come preso dalla luce che abbiamo
dentro. Occorre salire anche se abbiamo davanti una montagna di oscurità e di
fatica, di dubbi e di debolezze e cadute. La promessa di Dio ad Abramo,
promessa attuata già in Gesù,,
il segno
datoci anche in questi giorni, segno che sono per noi fratelli e sorelle la cui
gioia è nel Signore, sono il nostro sostegno.
Pietro, Giacomo e Giovanni non si sono resi
pienamente conto dell’esperienza che avevano vissuto. Ma a loro una voce è
risuonata ad incoraggiamento. “Questi è il Figlio mio, l’eletto, ascoltatelo!”.
Non sempre riusciamo a penetrare ciò che ci viene donato o ci capita. Rimanga
nel nostro cuore questo invito. Custodiamolo e nella vita viviamolo, più grandi
della fatica e dei dubbi, sono la stupore la gioia. La nostra fede crescerà,
salirà, e ci svelerà lo splendore che c’è in noi.
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