SALUTO alle SORELLE della COMUNITA' "ADVENIAT" - 24.02.2013
L’esperienza vissuta da Pietro, Giacomo, Giovanni, sul
monte Tabor è stata anche la nostra in questi giorni della “piccola missione
parrocchiale”. Non solo abbiamo visto Gesù trasfigurato, ma addirittura
siamo stati “trasfigurati” anche noi con Lui. Così ho colto nella parola di Dio
di questa domenica anche il saluto che con affetto indirizziamo alle sorelle
che sono salite.
Faccio un po’ mie queste parole nel rivolgermi con
gratitudine affetto a loro.
“ Sorelle carissime e tanto desiderate, nostra gioia e
nostra corona, rimanete salde in questo modo in cui vi abbiamo conosciute, salde
nel Signore, innamorate di Lui, ricche del suo amore, piene di gioia, carissime
(cfr. Filippesi 4,1).
“E’ bello per noi”… avervi
avuto qui, ove siete salite a pregare, a donare la vostra visita,a
condividere la vostra gioia (cfr. Luca 9,33).
“E’ bello”… che voi abbiate
a restare con noi! Dai, “facciamo più che tre tende”, anche un
appartamento caldo, perché voi rimaniate.
Ma potreste dirci, giustamente: “voi
non sapete quello che dite”.
E’ vero, non lo sappiamo, come
non lo sa chi, tentato dalla gioia si lasciato catturare, sorpreso vi si è
concesso, coinvolto ne è stato travolto; l’ha gustata e ora ne desidera ancora
di più. Già ne sente tanta nostalgia!
Come è stato per Gesù, avete
mostrato a noi, nel vostro, il suo volto, e nei semplici saii che
indossate, la sua veste candida e sfolgorante (cfr. Luca 9,29).
Questa luce, bella, allegria
santa, si è riflessa sulla nostra comunità, su quanti hanno potuto godere di una vostra visita, di un momento
di ascolto, di una gesto, di una parola buona e incoraggiante. Tutti abbiamo
beneficiato, e continueremo a farlo, della vostra preghiera, del vostro canto
che ci risuona nelle orecchie e nel cuore, della vostra contemplazione e
intercessione, del combattimento spirituale che sostenete per noi.
Ma ora viene una “nube con la
sua ombra” (cfr. Luca 9,34).
Non è il cielo che si rabbuia o
che ridiventa triste. Non vogliamo sia questo. Non lo volete voi. Non lo vuole
nemmeno il Signore che vi ha inviate. Ma un pizzico di dolce mestizia che rende
ancora più cara la perfetta letizia. lo possiamo avvertire.
Questa “nube” è lo Spirito
di Gesù che rimane ad accompagnare il nostro cammino. E poiché sotto questa “nube”
già voi siete come Maria, affinché il
nostro cuore non ceda alla tristezza, voi ci indicate Gesù, fonte della gioia.
Siete come quella voce che disse a discepoli :
“Questi è il Figlio mio, l’eletto; ascoltatelo!”
(cfr. Luca 9,35)
Ci dite:
“Questi è lo Sposo nostro,
l’amato. E’anche per voi!”.
Riceviamo le vostre parole come
la consegna affettuosa che ci lasciate, voi sette segni – sacramenti della sua
gioia. Ancora più vasta con le sorelle che ritroverete a casa, in particolare
Madre Elena e Suor Valeria, che dalla croce della sofferenza lasciano sgorgare
fiotti di amore e di incoraggiamento su di voi e anche su di noi.
Senza gioia non c’è fede. Con
l’amore è la gioia, la fede, la vita che loda e canta il Suo Signore.
Per una volta speriamo di poter
disobbedire al vangelo, e quello che fecero i testimoni di quanto avvenuto sul
Tabor, che non riferirono a nessuno ciò che avevano visto (cfr. Luca
9,36), noi non vogliamo, non possiamo farlo. Vogliamo dire a tutti quello che
abbiamo vissuto. Il silenzio, per il momento, non si addice alla gioia, e se ad
essa siamo protesi e condotti chiediamo aiuto per farlo con il canto di una
vita di cui Francesco e Chiara sono esempio.
Che frate Francesco e sorella Chiara protegga anche la
vostra comunità e si realizzi il carisma per cui il buon Dio ad essa e a noi vi
ha donati: che il Suo regno venga!”
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