domenica 20 ottobre 2013

OMELIA


29° Domenica C – 22.19.2013

- Esodo 17,8-13     
- 2Tm 3,14-4,2        
- Lc 18,1-8                

La preghiera è il respiro della vita cristiana, vita che si manifesta nell’amore, ha i suoi frutti di bontà, giustizia, carità, misericordia, lode e benedizione. La preghiera non è semplicemente dire preghiere ed orazioni, anche se quello che abbiamo in cuore lo possiamo esprimere con le nostre parole. E’ piuttosto un accogliere l’amore e quanto può venire dall’amore di Dio e porsi davanti a questi con fiducia, sempre, senza stancarsi mai, come suggerisce l’insegnamento di Gesù nella parabola ascoltata.

La necessità che induce a questo respiro, che è appunta la preghiera, è data dalla nostra condizione di non poter vivere senza, condizione che a sua volta viene dalla nostra povertà, simboleggiata nella parabola dalla “vedova”, una delle categorie più povere, senza difesa, esposte a subire soprafazioni e angherie di ogni genere. Chi si sente forte, sicuro, potente o prepotente, difficilmente si affida con sincerità nella preghiera a chi può aiutarlo. Come la vedova non dobbiamo, piuttosto, temere di manifestare la nostra debolezza, nella certezza che la nostra misera condizione di peccatori, posta davanti a Dio nella preghiera e trasfigurata dalla sua potenza, si muterà in una forza insperata, capace di illuminare e dare senso a tutta la nostra vita.

L’esortazione di Paolo, con cui si apre il brano della seconda lettura, “figlio mio, tu rimani saldo in quello che hai imparato e che credi fermamente”, è bellissima eco di questo “pregare sempre,senza stancarsi mai”, poiché la perseveranza ci può fare difetto e la stanchezza, invece, possiamo sentirla in abbondanza, assai pesante. Racconta la prima lettura che anche Mosè che, in preghiera, alzava le mani al cielo per sostenere i suoi, sentiva pesare le mani, condivideva a suo modo la loro lotta. Questo particolare dice la solidarietà che lega le persone attraverso la preghiera, la vicinanza che possiamo donare. Nella preghiera per gli altri, che il Signore ama, abbiamo modo, non l’unico,di dire e mostrargli quanto ci stiano a cuore, ed è quello che a lui fa più piacere, quello che lui desidera, vuole.

Ma ritorniamo alla stanchezza a cui la povera vedova non cede. Non si scoraggia questa donna. E’ forte, determinata, nella sua solitudine e povertà. E smonta la sordità di quel giudice perché le sia fatta giustizia. Ora Dio non è giudice disonesto, non cede al fastidio come questo tale che vuole liberarsi d’intorno della donna. Ma questa storia presa come esempio mi ha sorpreso con un messaggio inquietante, quello del “ritardo di Dio”. Non scandalizziamoci, ma  a volte l'impressione è che Dio temporeggi, come quel giudice, l'impressione è che sia in ritardo, sulle nostre necessità e davanti alla nostra preghiera. E la stanchezza viene anche da qui.

“E Dio non farà giustizia ai suoi eletti che gridano, giorno e notte, verso di lui e li farà a lungo aspettare?” "Vi dico che farà loro giustizia prontamente". "Li farà a lungo aspettare?". Ci perdoni il Signore, ma a volte la sensazione è che Dio non risponda così prontamente e che faccia a lungo aspettare. Ma… Dio non è mai in ritardo, viene al momento giusto, e con il bene giusto.

A fronte di situazioni che sorprendono, angustiano, e non mostrano vie di soluzione, sorge la domanda: “Ma dov’è Dio?”. Accettiamo come risposta la contro-domanda che Gesù lascia intuire: “Dov’è la vostra fede?”. «Il Figlio dell’uomo, quando verrà, troverà la fede sulla terra?».






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