28° Domenica C – 13.10.2013
- 2
Re 5,14-17 2
- Lc
17,11-19
Non c’è nulla di umiliante nell’ammettere il
nostro bisogno di aiuto, confessare il desiderio di assaporare l’esistenza, di
gridare persino il diritto di averne pienamente parte. Come i “lebbrosi” siamo
ammalati di vita, desiderosi di vita, eppure in qualche modo siamo tenuti
lontani, fuori; comunque mai appagati nei nostri desideri legittimi più
profondi, che sono di relazione, di partecipazione ai beni dell’esistenza. Come
i “lebbrosi” andiamo incontro a Gesù dicendo “ ad alta voce” la nostra povertà:
“Gesù, maestro, abbi pietà di noi!”.
Dall’incontro con Gesù parte la fede. Se prima
c’è il bisogno, il desiderio, forse la disperazione per la condizione in cui ci
troviamo, o un vuoto che ci muove alla ricerca, poi incontrando il Signore ci è
dato davvero di ritrovare la vita, di avere fede, fiducia.
Sorge la domanda: quale fede?
Quello che avviene nel gruppo dei dieci lebbrosi
induce pensare che c’è una fede che guarisce e c’è quella che …salva. A noi
basta la prima, ma non è la più vera, quella per cui Gesù è venuto.
La fede che guarisce, che da guarigione, che ci
mette o ci fa sentire a posto è quella che deriva dall’osservanza di leggi,
norme, prescrizioni, precetti, nel rispetto di quanto è scritto. “andate a presentarvi ai sacerdoti”, era una
prescrizione della legge di Mosè a cui Gesù si attiene ricordandola agli
ammalati. Non è malvagia. E nell’eseguire questa norma (“mentre andavano
furono purificati”) ebbero la guarigione fisica, necessaria all’esercizio
del culto al tempio e alla vita sociale.
“Uno di loro, vedendosi guarito, tornò indietro
lodando Dio a gran voce, e si prostrò davanti a Gesù, ai suoi piedi, per
ringraziarlo”. Queste è la fede che dà salvezza. Viene
dal cuore che riconosce il beneficio, l’amore che lo promuove, e “torna
indietro lodando Dio a gran voce”.
Quello che è significativo è che mentre la fede
che guarisce (interessata) è propria dei “praticanti” che osservano le
prescrizioni, la fede che salva, quella che dà gloria Dio e riconosce il suo
amore, è appannaggio di uno straniero, di un pagano (riprendendo così
l’episodio narrato nella prima lettura). Che il nostro incontrare Gesù ci
faccia crescere in questa fede e anche noi diventiamo capaci di dare a chi
cerca vita la stessa accoglienza, salute, e salvezza.
Nessun commento:
Posta un commento