lunedì 14 ottobre 2013

OMELIA


28° Domenica C – 13.10.2013

- 2 Re 5,14-17 2
- Lc 17,11-19

Non c’è nulla di umiliante nell’ammettere il nostro bisogno di aiuto, confessare il desiderio di assaporare l’esistenza, di gridare persino il diritto di averne pienamente parte. Come i “lebbrosi” siamo ammalati di vita, desiderosi di vita, eppure in qualche modo siamo tenuti lontani, fuori; comunque mai appagati nei nostri desideri legittimi più profondi, che sono di relazione, di partecipazione ai beni dell’esistenza. Come i “lebbrosi” andiamo incontro a Gesù dicendo “ ad alta voce” la nostra povertà: “Gesù, maestro, abbi pietà di noi!”.

Dall’incontro con Gesù parte la fede. Se prima c’è il bisogno, il desiderio, forse la disperazione per la condizione in cui ci troviamo, o un vuoto che ci muove alla ricerca, poi incontrando il Signore ci è dato davvero di ritrovare la vita, di avere fede, fiducia.

Sorge la domanda: quale fede?
Quello che avviene nel gruppo dei dieci lebbrosi induce pensare che c’è una fede che guarisce e c’è quella che …salva. A noi basta la prima, ma non è la più vera, quella per cui Gesù è venuto.

La fede che guarisce, che da guarigione, che ci mette o ci fa sentire a posto è quella che deriva dall’osservanza di leggi, norme, prescrizioni, precetti, nel rispetto di quanto è scritto.  “andate a presentarvi ai sacerdoti”, era una prescrizione della legge di Mosè a cui Gesù si attiene ricordandola agli ammalati. Non è malvagia. E nell’eseguire questa norma (“mentre andavano furono purificati”) ebbero la guarigione fisica, necessaria all’esercizio del culto al tempio e alla vita sociale.

“Uno di loro, vedendosi guarito, tornò indietro lodando Dio a gran voce, e si prostrò davanti a Gesù, ai suoi piedi, per ringraziarlo”. Queste è la fede che dà salvezza. Viene dal cuore che riconosce il beneficio, l’amore che lo promuove, e “torna indietro lodando Dio a gran voce”.

Quello che è significativo è che mentre la fede che guarisce (interessata) è propria dei “praticanti” che osservano le prescrizioni, la fede che salva, quella che dà gloria Dio e riconosce il suo amore, è appannaggio di uno straniero, di un pagano (riprendendo così l’episodio narrato nella prima lettura). Che il nostro incontrare Gesù ci faccia crescere in questa fede e anche noi diventiamo capaci di dare a chi cerca vita la stessa accoglienza, salute, e salvezza.







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