Sabato Santo - Veglia
Pasquale – 19.04.2014
Carissimi, anche noi con le donne e come le
donne, Maria di Magdala e l’altra Maria, con l’amore per Gesù dentro di noi,
Gesù che è la nostra vita “usciamo” davvero verso di essa. Anche se l’orario di
questo nostro muoverci e ritrovarci avviene in un’ora ancora tarda e buia, la
celebrazione che ci riunisce è l’ “alba del primo giorno”, non solo
della settimana, ma di una nuova creazione, di una nuova umanità. Perché Gesù è
risorto e la morte stata vinta. Lui l’ha vinta, anche per noi.
E’ davvero un grande terremoto nella nostra
esistenza, nel nostro modo di pensare, di considerare le cose di questo mondo,
e di condurre la nostra storia. Anche noi risorgiamo con Gesù, partecipiamo di
questa novità che viene dall’amore del Padre che non può accettare che il
Figlio prediletto rimanga nella tomba.
Vi partecipiamo perché abbiamo Gesù dentro; noi “innamorati”
di Gesù, ci portiamo dentro l’amore per lui e di lui. Se il nostro “essere
innamorati” si fosse affievolito, per vari motivi, fragilità, prove, abitudine,
Gesù, sepolto nel nostro cuore, ci risveglia, ci rimette in cammino.
Risorti alla vita siamo noi, che non ci
rassegniamo ad un’umanità senza speranza perché pensiamo di aver perduto il bene più caro; siamo noi ancora
desiderosi di cercarla; e ci è data, innamorati come siamo.
Lo siamo talmente che ci troviamo pure esposti al
timore che non sia vero quello che ci è dato di incontrare, e che la nostra
povera umanità sia presa in un abbaglio e delusione che recherebbero ancora più
grande sofferenza e pianto.
C’è chi pretende di imporre e custodire la morte,
come purtroppo succede ancor oggi, quasi continuando la guardia del sepolcro,
ma chi invece cerca l’amore, cerca la vita, chi non si da pace per essa, è
sollecitato a non aver paura. “Voi non abbiate paura. So che cerate Gesù il
crocifisso. Non è qui. E’ risorto”. Così l’angelo del Signore rivolto alle
donne; così anche a noi: sollecitati a non avere paura! Non ricacciati nel
dubbio, nella tomba, nell’oscurità.
Il folgore dell’angelo è un piccolo riflesso della
luminosità dell’annuncio espressa anche dalla liturgia della luce che ha aperto
questa celebrazione; e la sua veste bianca, ci riporta al nostro Battesimo, che
è già la nostra risurrezione . Forte è l’annuncio che ci viene detto, è bella notizia che addirittura ci mette
fretta: “presto, andate adire sia suoi discepoli: è risorto dai morti.”
Innamorati di Gesù, della vita, del vangelo,
sollecitati a non aver paura, a non temere imbrogli o sconfitte, “usciamo”
verso l’umanità nuova, gioiosi. “Abbandonato in fretta il sepolcro
con timore e gioia grande, le donne corsero a dare l’annuncio ai suoi
discepoli”, e al mondo.
La gioia è l’ingrediente determinante dell’umanità
nuova, perché Dio ci ha creati per essere felici e ora con la vittoria sulla
morte, sul male, sul peccato, rifiuto dell’amore, grazie a Gesù risorto, ci è
data la realizzazione di questo progetto, di questa vocazione.
E non è una gioia vuota, un pio desiderio, una
sensazione vaga, no. Perché Gesù, a conferma di questo prodigio, ci viene
incontro, proprio come alle donne. Ci viene incontro con una parola che
realmente dà ciò che indica. “Salute a voi!”. Salvezza, pace, pienezza
del cuore, dono di ogni bene e felicità. Ci viene incontro e ci fa capaci di
gesti di confidenza e di tenerezza. Le donne, non più impaurite, gli si
avvicinarono, lo abbracciarono, lo strinsero a sé con amore.
Questi gesti gioiosi offerti nella vita quotidiana
ai fratelli diventano il più bell’annuncio che sì Gesù è risorto e che noi
siamo risorti con Lui, dicono che l’umanità nuova è qui e noi ne siamo i
testimoni, noi, innamorati della vita, sollecitati a non avere paura, gioiosi,
noi “viventi per Dio, in Cristo Gesù”.
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