lunedì 21 aprile 2014

OMELIA


Sabato Santo - Veglia Pasquale – 19.04.2014

Carissimi, anche noi con le donne e come le donne, Maria di Magdala e l’altra Maria, con l’amore per Gesù dentro di noi, Gesù che è la nostra vita “usciamo” davvero verso di essa. Anche se l’orario di questo nostro muoverci e ritrovarci avviene in un’ora ancora tarda e buia, la celebrazione che ci riunisce è l’ “alba del primo giorno”, non solo della settimana, ma di una nuova creazione, di una nuova umanità. Perché Gesù è risorto e la morte stata vinta. Lui l’ha vinta, anche per noi.

E’ davvero un grande terremoto nella nostra esistenza, nel nostro modo di pensare, di considerare le cose di questo mondo, e di condurre la nostra storia. Anche noi risorgiamo con Gesù, partecipiamo di questa novità che viene dall’amore del Padre che non può accettare che il Figlio prediletto rimanga nella tomba.

Vi partecipiamo perché abbiamo Gesù dentro; noi “innamorati” di Gesù, ci portiamo dentro l’amore per lui e di lui. Se il nostro “essere innamorati” si fosse affievolito, per vari motivi, fragilità, prove, abitudine, Gesù, sepolto nel nostro cuore, ci risveglia, ci rimette in cammino.

Risorti alla vita siamo noi, che non ci rassegniamo ad un’umanità senza speranza perché pensiamo di aver  perduto il bene più caro; siamo noi ancora desiderosi di cercarla; e ci è data, innamorati come siamo.

Lo siamo talmente che ci troviamo pure esposti al timore che non sia vero quello che ci è dato di incontrare, e che la nostra povera umanità sia presa in un abbaglio e delusione che recherebbero ancora più grande sofferenza e pianto.

C’è chi pretende di imporre e custodire la morte, come purtroppo succede ancor oggi, quasi continuando la guardia del sepolcro, ma chi invece cerca l’amore, cerca la vita, chi non si da pace per essa, è sollecitato a non aver paura. “Voi non abbiate paura. So che cerate Gesù il crocifisso. Non è qui. E’ risorto”. Così l’angelo del Signore rivolto alle donne; così anche a noi: sollecitati a non avere paura! Non ricacciati nel dubbio, nella tomba, nell’oscurità.

Il folgore dell’angelo è un piccolo riflesso della luminosità dell’annuncio espressa anche dalla liturgia della luce che ha aperto questa celebrazione; e la sua veste bianca, ci riporta al nostro Battesimo, che è già la nostra risurrezione . Forte è l’annuncio  che ci viene detto, è bella notizia che addirittura ci mette fretta: “presto, andate adire sia suoi discepoli: è risorto dai morti.”

Innamorati di Gesù, della vita, del vangelo, sollecitati a non aver paura, a non temere imbrogli o sconfitte, “usciamo” verso l’umanità nuova, gioiosi. “Abbandonato in fretta il sepolcro con timore e gioia grande, le donne corsero a dare l’annuncio ai suoi discepoli”, e al mondo.

La gioia è l’ingrediente determinante dell’umanità nuova, perché Dio ci ha creati per essere felici e ora con la vittoria sulla morte, sul male, sul peccato, rifiuto dell’amore, grazie a Gesù risorto, ci è data la realizzazione di questo progetto, di questa vocazione.

E non è una gioia vuota, un pio desiderio, una sensazione vaga, no. Perché Gesù, a conferma di questo prodigio, ci viene incontro, proprio come alle donne. Ci viene incontro con una parola che realmente dà ciò che indica. “Salute a voi!”. Salvezza, pace, pienezza del cuore, dono di ogni bene e felicità. Ci viene incontro e ci fa capaci di gesti di confidenza e di tenerezza. Le donne, non più impaurite, gli si avvicinarono, lo abbracciarono, lo strinsero a sé con amore.

Questi gesti gioiosi offerti nella vita quotidiana ai fratelli diventano il più bell’annuncio che sì Gesù è risorto e che noi siamo risorti con Lui, dicono che l’umanità nuova è qui e noi ne siamo i testimoni, noi, innamorati della vita, sollecitati a non avere paura, gioiosi, noi “viventi per Dio, in Cristo Gesù”.



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