domenica 11 maggio 2014

OMELIA


3° di Pasqua  04.05.2014



Questo incontro con Gesù, che dà fondamento al nostro ritrovarci ogni domenica, ci fa progredire nell’esperienza del Risorto e dell’umanità nuova che ci svela.

Domenica scorsa dovevamo confessare le nostre paure che come i discepoli del Signore ci tengono spesso prigionieri in un’umanità vecchia dalla quale invece Gesù risorto ci libera: “Pace a voi!”. Ma non ci sono solamente queste. Vi è anche uno stato di delusione in cui cadiamo: “Noi speravamo che fosse lui, Gesù, a liberare Israele”, confidano i due viandanti affiancati da un terzo, che, per il momento, non riconoscono.

Quante speranze tradite nella nostra storia. Abbiamo sognato, investito tanto, lottato, e siamo rimasti a mani vuote, con l’amaro in bocca, la tristezza nel cuore. tutto finito. “Torniamo a casa”, sembra dire il cammino sconsolato dei due, che tra l’altro non mancano ridiscutere animatamente tra loro, quasi litigano. E’ la nostra vecchia umanità: disillusioni e discorsi. Tante parole, ma non per approfondire e scoprire il senso di quello che accaduto, parole per lamentarci e magari per aggredirci.

Così siamo “stolti”, cioè superficiali di fronte alla vita e al suo svilupparsi. Siamo “lenti di cuore a credere”,  dare fiducia alla storia, che non va secondo i nostri schemi e programmi, attese o prospettive. Umanità non risorta, questa!

Ma Gesù, il risorto”, da “sconosciuto”, si affianca al nostro cammino.

Ci aiuta a risorgere il leggere le nostre vicende in modo nuovo. Più che le nostre parole, ascoltiamo la Sua parola che ci riscalda e fa ardere il cuore. Egli si presenta proprio nella parola, la Parola della Scrittura che qui leggiamo ogni domenica insieme,e a cui possiamo accostarci con familiarità anche personalmente. Sul momento non ci accorgiamo, ma poi un po’ alla volta si riaccende la speranza, che è la nostalgia del futuro, illuminato dalla sapienza pasquale, dalla croce vinta nella risurrezione. Basta con le nostre parole. per uscire dalla delusione, dalla rabbia, per ricostruire la speranza e dare realmente vita ai sogni, ecco la Parola del Signore Gesù.


Egli poi conferma questa parola spezzando il pane con noi., come capita in quel luogo familiare, in quella casa che accoglie i viandanti, dimora così simile a questo luogo dove noi ci fermiamo ogni domenica, ma anche, mi piace pensare, proprio  alla casa nostra dove ogni sera ritorniamo per riposare, trovare affetto e forze. “Resta con noi, Signore, perché si fa sera e il giorno è ormai al tramonto”. Che bellissima preghiera questo invito. Dovrebbe esserci sempre nel nostro riunirci per la cena familiare.
Cogliendo questo invito, anche atteso e cercato con la confidenza con cui aveva conversato, Gesù svela pienamente la sua presenza. Anche per noi, qui, avviene la stessa cosa. Ascoltiamo la sua parola e riceviamo il pane spezzato, il pane buono, il pane dell’Eucaristia, che è Lui stesso. E i nostri occhi si aprono; uno sguardo nuovo ci fa tornare e rimettere in cammino, di corsa. Non abbiamo più speranza, ma la certezza che Egli è vivo, è presente, non ci abbandona. Ci fa partecipi e portatori di una nuova umanità.
Questa novità non ci allontana dalle situazioni difficili, non ci spinge a fuggirle, come era fino a poco prima il cammino dei due che lasciavano la città. Piuttosto ora vi ritornano con un cuore, una mentalità diversa, viva, portandovi l’amore che li aveva affiancati, ascoltati, fatto ardere il cuore e aperto finalmente gli occhi.
Non possiamo mancare.La parola che chi ci è dato di ascoltare, il pane che qui viene a noi spezzato, è Gesù risorto che ci rida vita.













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