3° di Pasqua 04.05.2014
Questo incontro con Gesù, che dà fondamento al
nostro ritrovarci ogni domenica, ci fa progredire nell’esperienza del Risorto e
dell’umanità nuova che ci svela.
Domenica scorsa dovevamo confessare le nostre paure
che come i discepoli del Signore ci tengono spesso prigionieri in un’umanità
vecchia dalla quale invece Gesù risorto ci libera: “Pace a voi!”. Ma non
ci sono solamente queste. Vi è anche uno stato di delusione in cui cadiamo: “Noi
speravamo che fosse lui, Gesù, a liberare Israele”, confidano i due
viandanti affiancati da un terzo, che, per il momento, non riconoscono.
Quante speranze tradite nella nostra storia. Abbiamo
sognato, investito tanto, lottato, e siamo rimasti a mani vuote, con l’amaro in
bocca, la tristezza nel cuore. tutto finito. “Torniamo a casa”, sembra dire il
cammino sconsolato dei due, che tra l’altro non mancano ridiscutere
animatamente tra loro, quasi litigano. E’ la nostra vecchia umanità:
disillusioni e discorsi. Tante parole, ma non per approfondire e scoprire il
senso di quello che accaduto, parole per lamentarci e magari per aggredirci.
Così siamo “stolti”, cioè superficiali di
fronte alla vita e al suo svilupparsi. Siamo “lenti di cuore a credere”, dare fiducia alla storia, che non va secondo
i nostri schemi e programmi, attese o prospettive. Umanità non risorta, questa!
Ma Gesù, il risorto”, da “sconosciuto”, si affianca
al nostro cammino.
Ci aiuta a risorgere il leggere le nostre vicende in modo
nuovo. Più che le nostre parole, ascoltiamo la Sua parola che ci riscalda e fa
ardere il cuore. Egli si presenta proprio nella parola, la Parola della
Scrittura che qui leggiamo ogni domenica insieme,e a cui possiamo accostarci
con familiarità anche personalmente. Sul momento non ci accorgiamo, ma poi un po’
alla volta si riaccende la speranza, che è la nostalgia del futuro, illuminato
dalla sapienza pasquale, dalla croce vinta nella risurrezione. Basta con le
nostre parole. per uscire dalla delusione, dalla rabbia, per ricostruire la
speranza e dare realmente vita ai sogni, ecco la Parola del Signore Gesù.
Egli poi conferma questa parola spezzando il pane
con noi., come capita in quel luogo familiare, in quella casa che accoglie i
viandanti, dimora così simile a questo luogo dove noi ci fermiamo ogni domenica,
ma anche, mi piace pensare, proprio
alla casa nostra dove ogni sera ritorniamo per riposare, trovare affetto
e forze. “Resta con noi, Signore, perché si fa sera e il giorno è ormai al
tramonto”. Che bellissima preghiera questo invito. Dovrebbe esserci sempre
nel nostro riunirci per la cena familiare.
Cogliendo questo invito, anche atteso e cercato con
la confidenza con cui aveva conversato, Gesù svela pienamente la sua presenza.
Anche per noi, qui, avviene la stessa cosa. Ascoltiamo la sua parola e riceviamo
il pane spezzato, il pane buono, il pane dell’Eucaristia, che è Lui stesso. E i
nostri occhi si aprono; uno sguardo nuovo ci fa tornare e rimettere in cammino,
di corsa. Non abbiamo più speranza, ma la certezza che Egli è vivo, è presente,
non ci abbandona. Ci fa partecipi e portatori di una nuova umanità.
Questa novità non ci allontana dalle situazioni
difficili, non ci spinge a fuggirle, come era fino a poco prima il cammino dei
due che lasciavano la città. Piuttosto ora vi ritornano con un cuore, una
mentalità diversa, viva, portandovi l’amore che li aveva affiancati, ascoltati,
fatto ardere il cuore e aperto finalmente gli occhi.
Non possiamo mancare.La parola che chi ci è dato di
ascoltare, il pane che qui viene a noi spezzato, è Gesù risorto che ci rida
vita.
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