domenica 11 maggio 2014

PENSIERI


                                                                                                                  09 maggio 2014

Carissime/i,
                         mentre si scalda l’acqua ( mi faccio un “buon” piatto di spaghetti al pesto!), prima di buttare la pasta, mi affretto a buttar giù i sentimenti che sono in ebollizione nel mio cuore. Sono sicuro che, nella vostra esperienza, saprete riservare loro una giusta cottura, un ottimo condimento, la misura appropriata di sapienza e di comprensione.

Oggi mi sono regalato una giornata speciale nella quale siete entrati tutti voi. Eravate con me…a Palus S.Marco! 
A fronte della confusione, tanta e molteplice che in questo tempo occupa la mente mia e l’animo (il fisico è altra cosa!) quasi ad impedire la risurrezione, tale “uscita” mi ha aiutato ad alleggerire questo peso che di più, paradossalmente, pesa su gli altri.
Nella tarda mattinata, ho potuto accogliere la misericordia del Signore nell’abbraccio del Padre presso il Santuario della Madonna dell’ Olmo a Thiene. Poi ho preso la strada verso il…campeggio! Viaggiavo in solitaria, ma non ero solo. Voi, come vi ho detto eravate con me, dentro di me, nei miei pensieri.

Le colline feltrine mi vennero presto incontro, boschi e tanto verde. Poi ho deciso per la strada più lunga e goderci così tutto il paesaggio che suggeriva tanta pace e bellezza.
Su per l’Agordino, poi Alleghe, e quindi, di tornante il tornante, la salita al Passo Falzarego (mt. 2109). Pensavo di quanti “tornanti” è fatta la nostra vita, il nostro stare insieme in famiglia, nella comunità, impegnativi nello salire e pericolosi nel discendere. Per fortuna c’è chi mette a servizio degli altri la propria esperienza! Grazie quindi anche  a voi!

Il panorama, ovunque mi giravo senza perder di vista il tornante di turno, era meraviglioso: dal verde inteso a quello tenero dei boschi, dalle cime innevate alle rocce imbiancate, da cumuli o tappeti di neve sui prati, a chiazze di “asciutto”, per modo di dire, dove sbucavano crocchi e fiori primaverili. Mi faceva un certa impressione, mi veniva il sorriso, vedendo l’erba “moscia” appena lasciata dalla neve. Sembravano i capelli di chi esce, ristorato e ben pulito dalla doccia! Senza preoccuparsi del fon.  L’aria era assai fresca, il sole però caldo, il cielo azzurro, qualche nuvola non guastava. E poi tanto, tanto, intenso silenzio. Nessun anima viva, alcuni motociclisti, qualche mezzo della manutenzione stradale (le abbondanti  nevicate hanno fatto parecchi danni, con rami e piante divelte, smottamenti…) e poche auto, forse di qualche  “confusionato” come me. Prima di giungere Passo Falzarego ancora uno sguardo al Civetta che lasciavo, alla Marmolada della mia adolescenza, e tanta roccia addolcita dalla neve.

La neve è stata una visione stupenda, immensa, per tutti noi,  mentre la strada prendeva la discesa  verso Cortina. Non ve ne siete accorti? A sinistra le imponenti Tofane (che io ho sempre ammirato da lontano), e a destra una sconfinata distesa bianca sul Nuvolao (solo di nome!) e alle Cinque Torri! Come non andare con nostalgia a quando, in tempi per me più clementi, anche con i ragazzi del campeggio vi ci siamo recati. Ora ci mancano i…mezzi! Contenere le spese non significa mortificare lo sguardo e il desiderio!

Ho passato via in fretta Cortina. Non si addice a me, forse nemmeno a voi (anche se, dopo tante fatiche casalinghe e parrocchiali, una vacanza da vip ve la meritereste! Sarà in un altro mondo!). Via, verso passo Tre Croci, il più povero e trascurato, per me il più ricco e caro, luogo di affetti e di sudori, di sorrisi e di lamenti. Come non rivivere ogni passo, ogni corsa per riprendere chi si smarriva o restava indietro. Non c’era il sentiero che porta al Sorapiss ( il 217, con corde e scalette, e soprattutto con il lago “azzurro” tanto amato!): tutto era neve. Ma presto ci sarà chi ci traccerà nuovamente la via.

Di qui un salto a Misurina. Il lago, ancora in parte ghiacciato. Meraviglia delle meraviglie! Una larga coppa di “granita”… da gustare!  E il Col del Varda, il Cristallo, le tre Signore “Cime di Lavaredo”, anch’esse in bianco! Pur se la strada è per qualche metro scivolata via, vale la pena osare per vedere un tale spettacolo. Di emozione in emozione.

Era ora discendere a Palus S.Marco. Di fronte ecco la parete regale del trono di Dio, il Sorapiss.
Ho cercato di puntare l’occhio (il cuore c‘era già arrivato!) per individuare il Rif. Vandelli, il più familiare! Con sorpresa gioiosa m’hanno accolto i nostri amici del ranch. Stanno bene, la nonna Rita compie 80 anni, il genitori lavorano, Roberto e con la giovane sposa e il pupo, sono l’avvenire. Ci siamo raccontati, brevemente, un anno di disgrazie. A loro la neve, anche dopo Pasqua, ha fatto molti danni e messo in ginocchio con i servizi essenziali (comunicazioni, luce, gas, persino acqua!) saltati.

Ho intravisto il “nostro” amato campo, e tutte le corse i giochi, i salti, i bei pensieri, le grida, il buon cibo, le veglie… che prenderanno il posto della neve che ancora lo copre in parte. Ho visto bene ognuna e ognuno di voi, carissime/i, animatrici/tori, cuoche e collaboratori di campo, vecchi e nuovi, con i vostri doni e il vostro entusiasmo; c’era anche chi, come Sandra e Corrado, sono nell’impossibilità di essere fisicamente tra noi, ma non senza il cuore chiamato ad altra animazione”. Era un’ “uscita” comunitaria la nostra! L’anteprima di “fuori di tenda!”

Prima di lasciar il ranch per il ritorno a casa ho fissato le camere per le nostre donne bisognose di una custodia sicura; e, in obbedienza a voi, una anche per me. Sapete? Penso che un po’ della confusione che mi ha spinto ad “uscire” dipenda dalla mia difficoltà, forse mancanza di volontà, ad “obbedire”. Obbedire alla vita, a Gesù, alla sua parola e chi mi vuol bene. E poiché anch’io ve ne voglio, mi riprometto di esservi “obbediente”…

Ecco ora l’acqua bolle, getto la pasta… E il primo piatto del campeggio servito!

E per secondo ?
Lo prepariamo e lo consumiamo insieme:
- una bella porzione di coraggio (“rischiamo il coraggio!” diceva don Luigi Verdi). Conosciamo i nostri limiti, sappiamo della vivacità dei ragazzi, anche quelli più “difficili”, accettiamo il tempo che farà, proponiamo passi belli e impegnativi, facciamo del bene….
- un abbondante contorno di amicizia (“liberare l’amicizia”! ancora don Luigi Verdi). Amicizia tra di noi, così diversi per carattere e sensibilità ma non privi di questa; amicizia che non cede alle crepe e scossoni, cemento della vita comunitaria, in campeggio, ovunque nel servizio, nei gruppi…
- una dolce passione per la vita (“abitare la vita!” sempre don Luigi Verdi). Vita è la realtà delle piccole cose, dei piccoli gesti,  dei semi di bontà che consideriamo “buttati” e invece sono posti con amore nel solco della quotidianità che non sempre è decisa e programmata da noi ma è scelta da coloro che ci sono affidati, in casa e fuori…

La cena è pronta. Non posso più aspettare. Altrimenti la pasta si fa “scotta” e anche il secondo non è più appetitoso. Ma poiché l’avete preparata con me e per me, mi “gusta” molto. Grazie!
Il maestro di tavola che è Gesù ci serve tutti!


Don Francesco, “fuori di …tenda!” ma con voi nel cuore!







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