domenica 11 maggio 2014

OMELIA


4° di Pasqua  11-05.2014

Con una immagine suggestiva del tempo ma ancora significativa per la carica affettiva e di dedizione che porta con sé, oggi ci viene annunciato e presentato Gesù il Risorto quale nostro “pastore bello, buono”. L’odierna quarta domenica di pasqua è cosi dedicata, per tradizione della chiesa, alla preghiera per coloro che nella vita sacerdotale e religiosa sono chiamati alla rappresentanza della carità pastorale di Gesù. Andando oltre questa intenzione, c’è anche la necessità di riconoscere che ogni genitore, educatore, insegnante, animatore, ognuno al quale è affidata la cura e la crescita degli altri, è “pastore”. Questa immagine è per tutti noi.
Quali i tratti, allora, dell’umanità, nuova, di ogni “pastore” qualunque sia la sua vocazione e responsabilità?

1° - La cara familiarità, la bella vicinanza, la delicata confidenza. Ed è la voce che svela questa relazione d’amicizia, l’interesse amorevole che nutriamo gli uni per gli altri. L’amore si riconosce dalla voce con cui ci rivolgiamo gli uni vero gli altri, con cui ci parliamo, ci chiamiamo. Facciamo poca attenzione a questo spesso iniziale modo di incontrarci. Io stesso, nel mio ministero, io che vi parlo in pubblico e in privato patisco questo limite, e sento di aver bisogno del vostro insegnamento, ed anche correzione. E’ il modo, prima ancora che le parole, e che queste a volte storpia e tradisce, che è determinate nell’opera di educazione. Provate a pensare come ci parliamo, se ci parliamo, come ci chiamiamo in casa magari per chiedere o offrire un aiuto, per dire grazie, per dire ti voglio bene. Sì, siamo riconosciuti, come lo è il pastore buono, dalla voce che si fa attenta, che dice il nome di ciascuno, mostra un amore, un’intimità personalizzata.

2° - La libertà. Come il pastore, chi educa chiama per nome, come ricordavo, e conduce fuori, fuori dei recinti, in spazi di autentica libertà. A volte pensiamo che qui ci sia tutto, bastiamo a noi stessi, e non c’è bisogno di cercare niente altrove; rimaniamo e teniamo chiusi anche gli altri. Non lo facciamo solo per difesa, più per paura o per egoismo, che non ci tocchi condividere tempo ed energie, e noi ne restiamo senza. “Io sono la porta”, dice Gesù. E lo siamo anche noi, a lui uniti. “Se uno entra nella vita attraverso di me”, e lo può dire ogni genitore chiamato a introdurre nella vita i suoi figlioli, ogni educatore, insegnante o animatore, “sarà salvato”, cioè conoscerà la bellezza, la bontà di questo dono. “Entrerà e uscirà e troverà pascolo”, troverà di che vivere in libertà, cioè scoprendo ciò che lo realizza pienamente, lo fa felice. Non facile esse pastori o genitori, educatori così. Oscilliamo, ognuno nel nostro posto, e anch’io la sento come tentazione che a volte mi cattura, tra il voler tenere tutti ben stretti, sotto controllo, o li lasciamo andare, ma non li conduciamo con amore, con sapienza, con fiducia e coraggio.

3° - Con fiducia e coraggio. Sono il terzo tratto del pastore che io vedo in quel “camminare innanzi davanti ad esse”, riferendosi alle pecore. Il “guardiano”, cioè Dio non ci ha affidato il compito di essere donne uomini delle retrovie, quasi che il nostro dovere principale sia quello di sorvegliare e di pungolare. Non abbiamo il bastone della responsabilità per pungolare, per percuotere. No, Gesù, il Pastore del vangelo è avanti, apre cammini, è capocordata. Il bastone del pastore non è una minaccia alle spalle, ma sta avanti, a segnare una via, incoraggiare, a significare una presenza che rassicura.
Vi confesso che questo bastone mi pesa, non poco. Venuto anni fa tra voi, sempre bene accolto e ben voluto in questo tempo, facendo tesoro del passato, conosco la fatica di proporre passi nuovi e la resistenza che incontro, cammino, finché posso, nella speranza di aiutare altri e sapendo di perplessità e di qualche critica; non vi scandalizzate se vi dico che sperimento qualche momento in cui mi sembra di avanzare da solo e temo di sbagliare. Come se non bastasse c’è chi, in vario modo tira indietro e chi invece corre più avanti. Camminare innanzi, avendo occhi e cuore per ognuno, ma camminare avanti! Vale per me, e vale per ciascuno di voi, genitori, educatori, insegnanti, animatori. Tracciare vie nuove, camminare avanti!

“Io sono venuto perché abbiano la vita e l’abbiano in abbondanza”, è l’assicurazione di Gesù. E’il credito che con lui vogliamo godere anche noi.











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