sabato 1 novembre 2014

OMELIA


30° Domenica A – 26.10.2014
- Esodo 22,20-26
- 1Tess 1,5-10
- Matteo 22,34-40


“Amore, sola ragione per vivere” (Turoldo)
E ancora, parafrasando : “senza legge non c’è ordine e libertà, ma senza amore non c’è vita”.
Così Gesù vuole offrire, a chi lo interroga, anche se lo fa in modo ambiguo per metterlo alla prova, la prospettiva di fondo con cui vivere l’intera legge, tutto il cumulo di doveri e precetti che pesano nell’esistenza. Dice l’atmosfera giusta in cui ogni gesto, anche religioso, va collocato.
Gesù indica l’anima dello stile cristiano mettendo insieme due testi della legge ebraica:
“Amerai il Signore tuo Dio con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima, e con tutta la tua mente”;
“Amerai il tuo prossimo come te stesso”.
Sono accostati questui due comandamenti, una preziose “moneta” il cui valore sta nel tenere insieme le due facce della stessa, altrimenti è solo da museo, da antiquari. Dio sa quanto lo possiamo essere! Il secondo è importante come il primo ricordato, anche se non è identico, ed è necessario quanto il primo.

Un’ osservazione particolare:“amerai”. Perché al futuro questa parola? Non si tratta di rimandare, rinviare  a data da destinarsi, quello che ci chiesto ogni giorno, no. Piuttosto questo verbo al futuro dice che l’amore è il progetto che ci sta davanti, mai totalmente realizzato, che richiede sempre un nuovo passo senza rassegnarci che già facciamo abbastanza. L’amore è una progressione nella vita. più amiamo più viviamo, più viviamo più si arricchisce la possibilità di amare. Quando uno muore, magari dopo la malattia, si dice, “ha finito di tribolare”. Si potrebbe dire “ha finito di amare, qui” e adesso è promosso ad un amore pieno e grandioso, ad una vita piena e  luminosa.

Come amare Dio?
Ce lo segnala Paolo nella seconda lettura: accogliendo la parola in mezzo a grandi tribolazioni,con la gioia dello Spirito santo, quindi non di mala voglia; e convertendoci, cioè lasciamo i nostri idoli, a cui dedichiamo cuore, anima e mente (per rimanere nelle parole ricordate da Gesù!), e ci rivolgiamola Dio vivo e vero che Gesù ci ha  rivelato. Il luogo e la via di questa accoglienza sono affidati ad ognuno.

Come amare il prossimo?
Abbiamo una specifica ben precisa  a partire dall’Antico Testamento, come viene dettato nella prima lettura. E Gesù la riprenderà nel cap.25 di Matteo che ascolteremo tra qualche domenica. Tra il prossimo, cioè colui al quale ci facciamo vicini, sono i poveri che, nelle categorie del tempo, sono i cittadini privi di un difensore che a seconda delle condizioni (forestieri, persone vedove, orfani) potevano essere il clan, il marito o il padre. Dio stesso ci ricorda la Parola, peraltro da accogliere, che ha deciso riassumerli sotto la sua protezione, si difensore garante dei loro diritti,e anche in maniera piuttosto decisa e severa. Non è questo un insegnamento  ad amare il prossimo, chi non trova casa anche tra di noi pur essendoci abitazioni sfitte, chi è solo davanti alle incombenze e necessità dell’esistenza, chi è lasciato a se stesso, orfano di affetti veri e saggi? Amare il prossimo come fa Dio, e come ha fatto Gesù. Questa la ragione del vivere, per citare la frase iniziale di questi pensieri.

Ci doni il Signore un cuore libero per amare Dio e i fratelli secondo lo Spirito di Gesù, unica legge della vita.







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