sabato 1 novembre 2014

OMELIA


Tutti i Defunti  - pomeriggio 01.11.2014

NB. pensieri tratti da papa Francesco –27 novembre 2013

Questi giorni, questa celebrazione per i nostri defunti, come la giornata di domani, ci inducono a indirizzare il nostro cuore il nostro pensiero sul nostro morire e il nostro risorgere in Gesù. 

La morte è realtà che ci riguarda tutti, e ci interroga in modo profondo. Se viene intesa come la fine di tutto, spaventa, atterrisce, si trasforma in minaccia che infrange ogni sogno, ogni prospettiva, che spezza ogni relazione e interrompe ogni cammino. Questo capita quando consideriamo la nostra vita come un tempo rinchiuso tra due poli: la nascita e la morte; quando non crediamo in un orizzonte che va oltre quello della vita presente; quando si vive come se Dio non esistesse; quando riteniamo l’esistenza come un trovarsi casualmente nel mondo, un vivere solo per i propri interessi e vivere solo per le cose terrene, e un camminare verso il nulla.

Il “cuore”, invece, ci fa sentire il desiderio che tutti noi abbiamo di infinito, la nostalgia che tutti noi abbiamo di qualcosa che non finisca. Se guardiamo ai momenti più dolorosi della nostra vita, quando abbiamo perso una persona cara, ci accorgiamo che, anche nel dramma della perdita, anche lacerati dal distacco, sale dal cuore la convinzione che non può essere tutto finito, che il bene dato e ricevuto non è stato inutile. No, la nostra vita non finisce con la morte.

Questa sete di vita ha trovato la sua risposta reale e affidabile nella risurrezione di Gesù Cristo. La fede nella risurrezione di Gesù dà la certezza della vita oltre la morte, e illumina anche il mistero stesso della morte di ciascuno di noi. Se viviamo uniti a Gesù, fedeli a Lui, saremo capaci di affrontare con speranza e serenità il passaggio della morte. «Se ci rattrista la certezza di dover morire, ci consola la promessa dell’immortalità futura». E’ una bella preghiera della Chiesa questa!

Una persona tende a morire come è vissuta. Se la mia vita è stata un cammino con il Signore, un cammino di fiducia nella sua immensa misericordia, sarò preparato ad accettare il momento ultimo della mia esistenza terrena come il definitivo abbandono confidente nelle sue mani accoglienti, in attesa di contemplare faccia a faccia il suo volto. Questa è la cosa più bella che può accaderci: vederlo come Lui è, bello, pieno di luce, pieno di amore, pieno di tenerezza. Noi andiamo fino a questo punto: vedere il Signore.

E’ la pienezza della beatitudine, della felicità: vedere e amare il Signore. Per il momento, considerato il limite del nostro amore, siamo beati, come annuncia Gesù, non certo per le situazioni umanamente tristi e pesanti che ha ricordato, ma perché in queste situazioni  noi stiamo particolarmente a cuore a Dio, di noi ha cura. Beati perché amati.

Il Suo amore non ci abbandona, non s’infrange sulle porte della morte. Le abbatte, come è stato per Gesù, che dalla mano del Padre, come raffigura l’affresco qui realizzato, è richiamato alla vita. Anche la nostra morte diventerà una porta che ci introdurrà al cielo, alla patria di piena beatitudine, verso cui siamo diretti, desiderando abitare per sempre con il nostro Padre, Dio, con Gesù, con la Madonna e con  i santi, con i nostri cari. Amen 






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