32° Domenica A –09/11/2014
Dedicazione di S. Giovanni in Laterano
E’ singolare la ricorrenza di oggi che nemmeno la domenica fa passare in secondo piano. Forse perché è proprio la domenica il giorno della costruzione della chiesa, che prima di essere di pietre è di donne e uomini attorno alla pietra fondamentale che è Gesù. Comunque oggi, come ricordavo all’inizio, celebriamo la dedicazione di S. Giovanni in Laterano a Roma come la madre di tutte le chiese. Ci lasciamo guidare dalla Parola di Dio proposta per la preghiera in questa circostanza per la nostra riflessione e la nostra vita.
1 - La visione del profeta Ezechiele, un immagine
piena di poesia, ci porta a considerare il “tempio” come luogo da dove un nuova
sorgente di acqua specialissima esce per riversarsi e penetrare nel mare, che è
il mondo, e risanarne le acque, assicurare guarigione là dove arriva e
abbondanza di vita; e tutto attorno a quest’acqua conserva freschezza e
maturità di frutti. Insomma un vero paradiso terrestre. Ed è così!
Questo tempio “è Gesù”, da lui sgorga, racconta
Giovanni narrando della sua morte in croce, acqua viva che ha promesso, acqua
che risana e reca vita al mondo, assicura abbondanza di bene, di festa, di
frutti.
Il tempio di pietra, ogni chiesa, anche la nostra, è
luogo che ricorda questo “corpo di Gesù” al quale egli fa riferimento nella
discussione con i Giudei, come abbiamo sentito nel vangelo: “Distruggete
questo tempio e io in tre giorni lo farò risorgere”.
2
– Mosso da zelo irruento Gesù scaccia i mercanti dal tempio. Collocato
all’inizio del racconto di Giovanni, ci fa capire quanto stesse a cuore a Gesù
sottolineare che il tempio che conta è tutt’altro che fatto di pietra. Più
avanti dirà che Dio va adorato in Spirito e verità cioè nell’amore.
La
forte presa di posizione di Gesù indignato – “fuori i mercanti dal tempio”, e,
stimolati da papa Francesco, possiamo aggiungere noi, “dentro i poveri” - ci
aiuta a verificare se davvero l’acqua viva che esce da Lui risana il nostro
mondo.
“Non
fate della casa del Padre mio, del tempio, un luogo di mercato”. E’ sbagliato usare e
strumentalizzare Dio per i nostri interessi, ed è altrettanto sbagliato fare
dei nostri interessi il nostro Dio. Forse il nostro tempio, la nostra chiesa
festiva e quotidiana, è diventato il mondo in cui siamo, casa ingombra non di
pecore e buoi, di denari e di colombe, ma di tanti idoli, casa che non lascia
più trasparire Dio. Questo è il grande mare dove deve entrare quell’acqua viva
di cui parlava il profeta per risanarlo.
C’è una convinzione da maturare perché questo possa
avvenire. Il tempio non sono queste pietre, non è nemmeno il mondo con i suoi
interessi. Il tempio dove Dio dimora, dà vita, è l’uomo, con la sua umanità,
con il suo corpo, come Gesù, abitato dallo Spirito, anche se non lo sa. Tempio di Dio siamo noi, è la carne dell’uomo. E lo è il
mendicante, l’immigrato, lo straniero la cui sola presenza ci infastidisce.
Dio ha fatto dell’uomo la sua casa, dell’umanità tutta la sua chiesa.
3 - I figli di Dio sono il santuario di Dio, chiunque
essi siano. “Fratelli, voi siete l’edificio di Dio”, scrive Paolo nella
sua lettera. Il fondamento che vi tiene su è Gesù. “Siete tempio di Dio e lo
Spirito abita in voi”. Non fate mercato della casa del Padre mio! Non vendetevi!
E se questo tempio che siamo ci crolla addosso – e
può capitare - Gesù è colui che lo riedifica, lo fa risorgere, che è l’azione
propria di Dio. Là dove cadi, egli ti fa rialzare e risveglia la vita.
Oggi, uscendo da questo luogo viene con noi il
tempio, la dimora di Dio. Noi siamo “architettura divina”. Custodiamola,
onoriamola, riveliamo Dio. “Solo l’amore è il vero suo tempio, i suoi
confini il cielo e la terra, l’umanità il suo corpo, la chiesa, suo tabernacolo
il cuore dell’uomo” (Turoldo).
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