venerdì 14 novembre 2014

OMELIA


32° Domenica A –09/11/2014

Dedicazione di S. Giovanni in Laterano


  
E’ singolare la ricorrenza di oggi che nemmeno la domenica fa passare in secondo piano. Forse perché è proprio la domenica il giorno della costruzione della chiesa, che prima di essere di pietre è di donne e uomini attorno alla pietra fondamentale che è Gesù. Comunque oggi, come ricordavo all’inizio, celebriamo la dedicazione di S. Giovanni in Laterano a Roma come la madre di tutte le chiese. Ci lasciamo guidare dalla Parola di Dio proposta per la preghiera in questa circostanza per la nostra riflessione e la nostra vita.


1 - La visione del profeta Ezechiele, un immagine piena di poesia, ci porta a considerare il “tempio” come luogo da dove un nuova sorgente di acqua specialissima esce per riversarsi e penetrare nel mare, che è il mondo, e risanarne le acque, assicurare guarigione là dove arriva e abbondanza di vita; e tutto attorno a quest’acqua conserva freschezza e maturità di frutti. Insomma un vero paradiso terrestre. Ed è così!

Questo tempio “è Gesù”, da lui sgorga, racconta Giovanni narrando della sua morte in croce, acqua viva che ha promesso, acqua che risana e reca vita al mondo, assicura abbondanza di bene, di festa, di frutti.

Il tempio di pietra, ogni chiesa, anche la nostra, è luogo che ricorda questo “corpo di Gesù” al quale egli fa riferimento nella discussione con i Giudei, come abbiamo sentito nel vangelo: “Distruggete questo tempio e io in tre giorni lo farò risorgere”.



2 – Mosso da zelo irruento Gesù scaccia i mercanti dal tempio. Collocato all’inizio del racconto di Giovanni, ci fa capire quanto stesse a cuore a Gesù sottolineare che il tempio che conta è tutt’altro che fatto di pietra. Più avanti dirà che Dio va adorato in Spirito e verità cioè nell’amore.

La forte presa di posizione di Gesù indignato – “fuori i mercanti dal tempio”, e, stimolati da papa Francesco, possiamo aggiungere noi, “dentro i poveri” - ci aiuta a verificare se davvero l’acqua viva che esce da Lui risana il nostro mondo.



“Non fate della casa del Padre mio, del tempio, un luogo di mercato”. E’ sbagliato usare e strumentalizzare Dio per i nostri interessi, ed è altrettanto sbagliato fare dei nostri interessi il nostro Dio. Forse il nostro tempio, la nostra chiesa festiva e quotidiana, è diventato il mondo in cui siamo, casa ingombra non di pecore e buoi, di denari e di colombe, ma di tanti idoli, casa che non lascia più trasparire Dio. Questo è il grande mare dove deve entrare quell’acqua viva di cui parlava il profeta per risanarlo.



C’è una convinzione da maturare perché questo possa avvenire. Il tempio non sono queste pietre, non è nemmeno il mondo con i suoi interessi. Il tempio dove Dio dimora, dà vita, è l’uomo, con la sua umanità, con il suo corpo, come Gesù, abitato dallo Spirito, anche se non lo sa. Tempio di Dio siamo noi, è la carne dell’uomo. E lo è il mendicante, l’immigra­to, lo straniero la cui sola presenza ci infastidisce. Dio ha fatto dell’uomo la sua casa, dell’umanità tutta la sua chiesa.



3 - I figli di Dio sono il santuario di Dio, chiunque essi siano. “Fratelli, voi siete l’edificio di Dio”, scrive Paolo nella sua lettera. Il fondamento che vi tiene su è Gesù. “Siete tempio di Dio e lo Spirito abita in voi”. Non fate mercato della casa del Padre mio! Non vendetevi!

E se questo tempio che siamo ci crolla addosso – e può capitare - Gesù è colui che lo riedifica, lo fa risorgere, che è l’azione propria di Dio. Là dove cadi, egli ti fa rialzare e risveglia la vita.



Oggi, uscendo da questo luogo viene con noi il tempio, la dimora di Dio. Noi siamo “architettura divina”. Custodiamola, onoriamola, riveliamo Dio. “Solo l’amore è il vero suo tempio, i suoi confini il cielo e la terra, l’umanità il suo corpo, la chiesa, suo tabernacolo il cuore dell’uomo” (Turoldo).



















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