(NB. versione...lunga)
19° Domenica B – 09.08.2015
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1Re 19,4-8
- Efesini
4, 30-5, 2
-
Giovanni 6,41-51
Nei
giorni scorsi, impegnato a leggere e meditare sulla Parola di Dio di questa
domenica, cercavo qualche pensiero da comunicare a me stesso e a voi. Gesù sta
parlando di un pane “speciale” per la nostra “fame” di vita, di felicità, di
amore, di vero benessere, “pane” che dice di essere Egli stesso per tutti
manche fa bene a coloro che “credono”.
La
mia attenzione nella lettura dei brani proposti dalla liturgia è stata come
“deviata” in altra direzione. Ma so che lo Spirito mi conduce dove c’è bisogno
e mi fa bene. ed ecco allora che l’esperienza amara di Elia nella prima
lettura, le raccomandazioni di Paolo nella seconda, la reazione degli
ascoltatori di Gesù nel vangelo, mi hanno suggerito questi pensieri e questa
verifica della mia e nostra esistenza.
Il
lamento e le mormorazioni sono il nostro pane quotidiano. E anche se troppo
pane non fa molto bene, fa ingrassare, diventare obesi, ci rovina la linea, di
questo “pane” difficilmente siamo sazi. Ne sforniamo a quintali e continuiamo a
mangiarne noi e darlo da mangiare ad altri, i lamenti e le mormorazioni.
Possono
essere comprensibili i lamenti, come quelli di Elia nel deserto che non si
ritiene migliore dei suoi padri, si lamenta di sé, non degli altri; si sente
inseguito dagli uomini che lo vogliono morto e gli danno la caccia; è stanco,
sprovvisto di cibo e di forze.
Opportune
anche le raccomandazioni di Paolo ai
cristiani poiché anche costoro non sono esenti dal mancare di tatto, rispetto,
sincerità, e carità.
Forse
comprensibili anche le mormorazioni di quanti sono attorno a Gesù che non sanno
rendersi conto di chi Egli sia e perché faccia determinate cose, come dar da
mangiare a tante persone e poi sottrarsi quando lo vorrebbero re.
Anche
la nostra esistenza, la nostra convivenza, familiare, civile, la stessa
comunità cristiana, conosce recriminazioni, lamenti, malignità e mormorazioni –
si chiamano chiacchiere, commenti, giudizi, e adesso anche post, facebook,
twitter ecc… – ma questo “pane” non ci dà la vita, non fa bene, ci fa ammalare
di cattiveria, non ci fa automaticamente più umani, ci aiuta a vivere da figli
di Dio.
E
allora cosa aspettiamo ad accogliere l’offerta che ci fa Gesù: “Io sono il pane
della vita”, “il pane che discende dal cielo, perché chi ne mangia non muoia”.
“Alzati,
mangia!”,
dice l’angelo del Signore ad Elia. E costui, nutrendosi del cibo ricevuto
prodigiosamente nel deserto, la “focaccia cotta su pietre roventi e l’orcio
d’acqua”, Elia non si lasciò vincere dal suo stesso lamento e prostrazione;
trovò la forza per continuare il suo lungo cammino.
Gesù
fa comprendere la medesima necessità di mangiare a coloro che l’ascoltano: “Se
uno mangia di questo pane vivrà in eterno e il pane che darò è la mia carne per
la vita del mondo”.
Non
possiamo indulgere in lamenti e mormorazioni se non siamo contenti della nostra
esistenza.
Siamo
“istruiti da Dio”, dice la citazione che Gesù fa dei profeti. Questa è
gia “buona notizia”, e, dando ascolto alla Parola di Dio, potremo accogliere
quello che Egli fa per noi, potremo “credere in Gesù”, affidarci a Lui. “Chi
ha ascoltato il Padre e ha imparato da lui, viene a me”. E gustare il “buon
pane” che Gesù è!
“Credere” non è inteso come
un’operazione di conoscenza intellettuale tesa ad imparare una dottrina ma è
l’essere coinvolti nella vita di Gesù, l’aderire a lui in modo da essere dove
lui è, agire come lui agisce, amare come egli ama.
E allora anche le parole forti,,
crude,scandalose di Gesù – “Il pane che io darò è la mia carne per la vita del mondo” – non ci terranno lontano da
Lui. Così la vita eterna germina, fiorisce in noi, come il pane mangiato dà
vita e la accresce. Ed è pure un antidoto nei confronti della morte che non può
trattenerci!
La carne di Gesù è sì il suo corpo e
sangue che noi mangiamo quando ci accostiamo a fare la comunione, ma è pure
tutta la sua persona, la sua vita, la sua umanità, tutto ciò che lo fa vero
uomo figlio di Dio. La carne di Gesù, inoltre, continua a ripeterci papa
Francesco, sono i poveri e noi cresciamo in umanità se ci “nutriamo” di loro,
se sappiamo accoglierli, ce ne facciamo carico, ce ne prendiamo cura secondo le
nostre possibilità che diciamo limitate. Ma non sia limitata la nostra “fame”
di fraternità nei loro confronti.
NB. Per parlare di un pane
“speciale”Gesù ha cominciato con il dare il pane “materiale” a coloro che
avevano fame. E’ l’insegnamento che da alcune domeniche la Parola ci
impartisce. Peccato che, in queste settimane di…vacanza, gli “alunni” o discepoli sembrano essere
pochi!
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