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Domenica B – 02.08.2015
- Giovanni 6,24-35
Domenica scorsa
Gesù non aveva rimandato la folla che gli era venuta innanzi, affamata e con
poche risorse: “Andate a casa vostra”. Gran lezione per noi!
Il
prodigio della distribuzione dei pani era un a segno della compassione di Gesù,
inizio di vangelo dicevano, cioè apre all’annuncio della “buona notizia” che di
lì a poco avrebbe dato, vale a dire il pane vero disceso dal cielo, la sua
persona, il suo corpo e il suo sangue.
Ci sono due
ostacoli che si oppongono all’accogliere il vangelo: la miseria e la sazietà.
Se uno ha la pancia vuota, se uno ha fame,se è oppresso da necessità elementari
per la propria sussistenza, puoi andargli a dare tutte le buone notizie che
vuoi, ma non ti ascolterà. Ciò che urge è magiare, trovare serenità, sicurezza,
ed è…umano.
L’altro ostacolo
non è da meno. E’ la sazietà. Se la pancia è piena, gonfia, ben sazia oltre
ogni bisogno, allora non c’è più posto per la buona notizia del vangelo. Questa
è inutile e intorpiditi come siamo, non ci manca niente, stiamo bene così. Se
Gesù è cercato è per un “benessere” che è un “ben avere”. Lui l’aveva compreso
quando ha detto alla folla: “Voi mi cercate non perché avete visto dei
segni, ma perché avete mangiato di quei pani e vi siete saziati.... Datevi da
fare - è un ammonimento anche per noi – datevi da fare non per il cibo
che non dura, ma per il cibo che rimane per la vita eterna”.
Già,
a proposito della manna, “pane caduto dal cielo”, il cibo che ha accompagnato
per gran parte il cammino nel deserto, Dio aveva proibito l’accaparramento e
quello che andava oltre il bisogno giornaliero della famiglia deperiva.
Mosè poi aveva
messo in guardia la sua gente. “Stai per entrare nella terra promessa…
Quando avrai mangiato e ti sarai saziato, quando avrai costruito belle case e
vi avrai abitato, quando avrai visto il tuo bestiame grosso e minuto
moltiplicarsi, accrescersi il tuo argento e il tuo oro, abbondare ogni tua
cosa, non si inorgoglisca il tuo cuore in modo da dimenticare il Signore tuo
Dio che ti ha fatto uscire dal paese d’Egitto, dalla condizione servile” (Dt
8, 7-9.12-14).
Sazietà non è di
solo pane o beni materiali, ma anche di autosufficienza, di orgoglio, delle
proprie convinzioni e sicurezze. Se
siamo pieni di noi stessi, non capiremo in pane che è Gesù, non lo potremo
assaporare.
Ma un frammento
possiamo già prepararci a gustarlo invece oggi, in attesa che nelle prossime
settimane ci sia svelato qualcosa di più, se accogliamo la parola di Gesù: “Il
Padre mio vi dà il pane dal cielo, credete in colui che egli ha mandato”. E
infine: “io sono il pane della vita; chi viene a me non avrà fame e chi
crede in me non avrà sete, mai”. Fame e sete che sono molto di più del
nutrire il nostro organismo fisico; quella fame e sete profonde che sono nel
nostro cuore, e per cui desideriamo pace, giustizia, serenità, amore, gioia;
fame e sete della vita che Dio vuole
che i suoi figli abbiano.
Noi
lo cerchiamo il pane che sia in grado di darcela questa vita, allora guardiamo
a Gesù, non perdiamo nessuna delle sue parole, e preghiamo come abbiamo sentito: “Signore, dacci anche
oggi di te. Lì dove siamo, andiamo, lavoriamo o viviamo, sii tu il nostro
pane”.
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