20° Domenica B – 16.08.2015
- Giovanni 6,51-58
Il discorso di Gesù sul “pane disceso da cielo”che
egli è, si fa profondo e molto concreto.
Difficile da comprendere questo “pane”, ma
necessario per avere la vita. E un’offerta di vita!
La profezia che ieri celebravamo con l’Assunzione al
cielo di Maria, profezia della nostra risurrezione e glorificazione, avrà un
giorno il compimento, ma inizia qui sulla terra. E ha bisogno di nutrimento, di
alimentarsi. Ecco il pane della vita!
Gesù aveva detto: “Io sono il pane vivo, disceso
dal cielo. Se uno mangia di questo pane vivrà in eterno …”
La profezia cresce con questo alimento: nutrendoci
di Gesù!
E’ stato scritto che l’uomo è ciò che mangia”,
diventa ciò di cui si nutre.
Se noi ci nutriamo di cattiverie, di odio, di
rancore, o di stupidaggini, di stoltezza, di vuoto… diventeremo tali. Se uno si
“ubriaca” di cose cattive, la sua esistenza non potrà che esserne triste
conseguenza. E’una dipendenza, anzi una trasformazione in ciò che male fa.
Ma se noi ci nutriamo di cose belle, pulite, oneste,
ci nutriamo di giuste passioni, pazienza, bontà, poesia, di sapienza…
diventeremo sapienti, buoni, giusti, belli… come Gesù, che tale è, quale pane
che dà la vera vita!
Tutta la sua persona, la sua umanità, il suo
sguardo, la sua Parola, il suo silenzio, il suo servire, il suo “corpo e
sangue” che noi riceviamo nell’Eucaristia, ma non solo, trasformano
la nostra persona, la nostra storia… il nostro operare. C’è attenzione e
impegno perché questo sia davvero buono, ma è indispensabile nutrirci di Gesù.
…E il pane che io darò è la mia carne per la vita del mondo”.
E’ questa anche la nostra gioia!
“Come può costui darci la su carne da mangiare?”
Solamente la fede, la fiducia di avere trovato chi
ci fa bene, chi ci fa crescere, chi ci dà la vita, ci consente di accogliere
tale prodigio inspiegabile.
I frutti di questa “alimentazione”.
La comunione, l’amicizia stretta con Gesù, una
speciale familiarità che ci introduce nel mistero di Dio. “Chi mangia la mia
carne e beve il mio sangue rimane in me e io in lui”.
Gesù è l’ideale ed è la forza che della vita: “colui che mangia me vivrà per
me”. Non ci si nutre di Gesù perché siamo degni di lui. Nessuno lo è.
Ma si mangia di lui per diventare lui. E allora se io “faccio la comunione” con
lui che è fedele, misericordioso, mite, umile e forte, paziente e fiducioso,
superiore ad ogni paura o torto… avrò a disposizione, sempre che io lo
voglia, la forza che mi aiuta a fare
altrettanto. Egli si trasfonde in me,
ed io in lui.
“Chi mangia questo pane vivrà in eterno”. Sarà con me per
sempre. E’ la sua promessa della vita di figli di dio, una vita che dà
bellezza e pienezza alla nostra umanità, la “profezia” che già qui inizia
alimentata Gesù stesso, dalla sua “carne”.
Questa è, nel pane dell’Eucaristia che assumiamo e adoriamo, nella
Parola del vangelo che ascoltiamo e mettiamo in pratica, nello Spirito che
seguiamo, nei fratelli più povere (“la carne di Gesù”, li chiama papa
Francesco!) che serviamo.
Nessuno è allontanato dalla tavola che Dio ha
preparato, a nessuno è negato di nutrirsi di Gesù, a nessuno è negata la
sapienza, lo stupore, la gioia, la letizia, il gusto di vivere, se mangia e
dona da mangiare amore.
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