mercoledì 26 agosto 2015

OMELIA

 
21° Domenica B – 23.08.2015

- Giovanni 6,60-69

Siamo alla conclusione del discorso di Gesù sul “pane disceso dal  cielo”, “pane della vita”, il “corpo e sangue” suoi, la sua persona; discorso che, appunto come “pane”, ci è stato spezzettato in queste domeniche estive. Siamo ora all’esito finale, e visto com’è andata, alla resa dei conti.

L’esito di quella predicazione è, a dir poco, deludente, fallimentare! Addirittura tra i discepoli: “Troppo dura questa parola. Chi può ascoltarla?”. Ma forse è troppo molle la fede che Gesù chiedeva, la loro fiducia in lui.
Non li rimpoveriamo, questi discepoli. La Parola di Dio a volte è proprio dura,e c’è bisogno di un di più di fede, di un supplemento di Spirito Santo per accoglierla. Basta che pensiamo alla Parola che chiede di essere onesti fino in fondo, di essere fedeli e non tradire l’amore, di amare chi ti fa del male.
Eppure una scelta, una decisione  s’impone. Come muoverci a questa decisione? Quale strada scegliere? E’ il dilemma davanti la quale si trova già il polo di dio ( 1° lettura). Dice Giosuè: “ Scegliete oggi chi volete servire, forse gli idoli?”. Risposta: “Lungi da noi abbandonare il Signore per servire altri dei. No, noi serviremo il Signore”.

Ciò che guida questa scelta è la memoria dei benefici ricevuti, del sostegno avuto in tempi difficili. E’ lezione anche per noi, ora che stiamo bene, ricordare che in tempi aspri e poveri la Provvidenza, per esempio, non ci ha abbandonato. Perché noi ora vogliamo allontanarci da Dio? Sì, perché se non seguiamo Gesù e quello che ci ha insegnato, noi lo lasciamo, anche se continuiamo a dirci cristiani. Gli idoli di questo momento si chiamano potere, successo, ricchezza, benessere solo per  noi, egoismo, chiusura ai poveri…

La parola di Gesù è dura. Si tratta, allora di scegliere: andare con lui o “tornare indietro”!
Andare con lui è accoglierlo, “pane che da la vita”, “colui che solo ha parole di vita eterna”, di qualità, davvero umana e di figli di Dio; è accettare le sue scelte (anche se non riusciamo a comprenderle); nella speranza che, nutriti di questo “pane”, arriviamo a vivere come lui. Andare o tornare indietro?
C’è il pericolo di uno “stallo”. O voler tenere il piede in due staffe. Non abbiamo il coraggio, l’amore per seguirlo e, dall’altra parte, ci vergogniamo a lasciarlo.

Nella parola che ci appare dura l’amore di Gesù si manifesta anche nella capacità di rischio che corre per sé, quello di rimanere da solo. E lo fa unicamente per il bene che ci porta. L’esperienza che viviamo nelle nostre famiglie e relazioni ci porta dire a volte parole difficili da comprendere, da mandar giù, dure. Ma tutto questo avviene per amore, per il bene di coloro ai quali sono rivolte, e chiedendo a costoro di fidarsi.
Anche  a me, tale forza e coraggio di Gesù mi chiedono oggi di prendere la giusta decisione.


















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