(Bollettino parrochiale - Agosto 2015)
Carissimi tutti, … i giorni “estivi”
sono stati davvero “festivi”, qui al nostro
campo di Auronzo.
Ieri, tarda sera, spento ormai il fuoco che
aveva illuminato il campo, i volti, le lacrime, i sorrisi, la luce era come
ritornata in cielo. Era fiorito, zeppo, di stelle. Ogni più bel prato sulla
terra è solo un riflesso di tanto ricamo e mistero. Le montagne attorno al
campo si stagliavano nette, scure, e lo scintillar delle stelle era commovente.
Continuava la festa del cuore.
Stamattina, ecco la conferma di giorni belli
e luminosi: il cielo azzurro chiaro, prima di diventare intenso con il sorgere
alto del sole, l’aria ancora fresca ad aprire i polmoni e il cuore alla nuova
giornata. E il campo si rianimava lentamente, per fare una cosa un po’ triste
come ogni partenza, per far le valigie… Ma la “festa” mai finirà.
E’
il primo motivo di “festa” questo luogo a noi tanto caro e familiare. Scrive
Papa Francesco citando S. Giovanni della Croce: «Le montagne hanno delle
cime, sono alte, imponenti, belle, graziose, fiorite e odorose. Come quelle
montagne è l’Amato per me. Le valli solitarie sono quiete, amene, fresche,
ombrose, ricche di dolci acque. Per la varietà dei loro alberi e per il soave
canto degli uccelli ricreano e dilettano grandemente il senso e nella loro
solitudine e nel loro silenzio offrono refrigerio e riposo: queste valli è il
mio Amato per me» (Cant. Es, XIV, 6-7, in Laudato si’ 234).
E’
“festa”, faticosa ma “festa”, osare il passo su sentieri sassosi, lassù in
alto, con prudenza coraggiosa tra rocce e guglie scolpite dal tempo e dagli
elementi; è “festa” ammirare nuovi panorami, e soprattutto, come è stato
lasciato scritto, “sostenere chi era in difficoltà con uno sguardo, un
sorriso, un abbraccio…” . “Festa” è non sentire la stanchezza di un
percorso che non finisce mai, anche nel ridiscendere… E non lasciarci rabbuiare
da comprensibili timori per lo sforzo richiesto. “Festa” grazie al coraggio
prudente che sempre impariamo!
“Festa”
lo è anche il tranquillo sostare all’ombra dei pini con una brezza che stempera
il caldo afoso, che anche qui si è sentito. Lo è il passeggiar lieto e calmo,
in solitaria, per le stradine che tagliano il bosco, ma non la pace che
l’avvolge. Non è di tutti l’andare su alte vie, non è più il tempo per alzate
che vanno a risvegliar il sole…”per far festa!”. Lo sfrigolio della ghiaia
sotto i passi risuonava tutt’intorno, amplificato dalla vastità del silenzio. E
così, ecco camminare sull’erba per non inquinare quella musica silenziosa e i
suoni dolci del bosco stesso.
Molteplici
i momenti di “festa” al nostro campeggio parrocchiale, forniti dalla generosità
e squisitezza del servizio cucina, inventati dalla fantasia di animatori e
ragazzi stessi, giochi, scherzi, canti… da far esclamare: “anche se qui sono
passati tre giorni, continuano a succedere miracoli”.
La
breve riflessione e preghiera quotidiana, i segni che la esprimevano con
semplicità, completavano la serie di “ingredienti” utili alle ricette che
avevamo studiato a casa. Sì, “festa”, e speciale, gioiosa, sono stati i mesi e
le settimane in cui ci ritrovavamo a preparare il campeggio, con idee ed
entusiasmo, con bella amicizia. Dopo tutto anche noi volevamo …Expo!
C’è la “festa” più profonda, indescrivibile,
quella che ognuno porta dentro di sé, e che vorremmo continuare ovunque,
“festa” che il cuore custodisce anche gelosamente…. Ma se questi lascia uno
spiraglio, contagia e s’ingigantisce.
E’ quella di chi si sente amato, sa che c’è
qualcuno che gli vuol bene, qualcuno da amare.
Come il piccolo che sorprende e davanti al
fuoco che sale alto in mille faville esce nella più bella contemplazione : “Il
fuoco è l’anima di Dio che si sbriciola per noi”.
E Marco, un giovane universitario di
Mantova, che attraversando il nostro campo mi viene a salutare e mi dice: “Sono
qui con un gruppo di ragazzi delle nostre parrocchie. Sono felice. Ho deciso di
diventare prete. Nei prossimi mesi entro in Seminario”.
Infine, sul “ricettario” del campo un mano
anonima ha dato il “tocco” finale”.
“I loro volti, prima quasi estranei, ora,
piano piano, si fanno più familiari. Quanto svelano a poco a poco, quanto
cercano incessantemente. Loro ti conoscono appena e già, forse, ti rifiutano,
ti allontanano, non sanno quanto riempia il cuore, la vita, la tua presenza.
Come vorrei che un giorno lo capissero e ti venissero a cercare. Tu non
permettere che si perdano, ma io so, con certezza, che Tu stesso andrai a cercarli
e li troverai e li abbraccerai, fosse anche l’ultimo giorno della loro vita.
Grazie”.
Qui è di casa la “festa”! L’amore di Dio,
Gesù! Laudato si’!
Don Francesco
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