...da omelia 4° Quaresima B - 11.03.2018
2Cronache36 – Efesini 2,4-10 –
Giovanni 3,14-21
La nostra vita cristiana avviene accanto a Dio, seguendo
Gesù, ora nel deserto (dove viviamo in armonia tra “bestie selvatiche e
angeli”), ora sul monte della bellezza che si rivela (Tabor), ora al tempio
(dove impariamo ad essere sinceri e determinati). Sono luoghi e circostanze
dove la fedeltà di dio ci è manifestata e dove noi manifestiamo la nostra
accogliendo la sua Parola.
Ma la nostra vita cristiana avviene, ed è questa la
paradossale ma vera bella notizia, anche lontano da Dio, perché è lì che Dio ci
raggiunge mandandoci Gesù; è lì che Gesù ci segue, stavolta, Lui. Ci segue in
una esistenza sbagliata, su una via errata, in un percorso tortuoso o storto,
nei nostri sbandamenti, nel nostro peccato. Non ci abbandona.
E’ la verità
dell’amore suo che possiamo scorgere nella Parola del Signore che ci è data
oggi.
A fronte
dell’infedeltà del popolo, delle beffe che questi si facevano dei profeti, in
mezzo alle prove e sofferenze, al male, che vengono come conseguenza di una
condotta scriteriata e malvagia, giunge inaspettata non la punizione, ma un
editto di libertà. La liberazione tanto sognata dalla schiavitù in cui il
popolo era caduto ora è concessa, e si realizza, persino, attraverso un re
pagano, Ciro. Il Signore era andato in esilio con il suo popolo infedele, l’aveva
seguito, e ora gli dona il ritorno a casa.
La conferma di
questo modo di amare e di agire di Dio ci viene dalla “bella notizia”,
sorprendente, che ci danno le parole di Gesù: “Dio ha tanto amato il mondo da dare il suo Figlio unigenito…perché il
mondo sia salvato per mezzo di lui”. Ha amato “questo” mondo, ferito dal
male, sconvolto dalla cattiveria e ingiustizia, il mondo “reale” che tanta
sofferenza custodisce, il mondo di cui tanto ci lamentiamo.
Come abbia amato “questo”
mondo, Gesù lo fa comprendere richiamando alla mente del suo interlocutore
Nicodemo quanto era accaduto nel deserto con Mosè. Questi, obbedendo ad una
parola del Signore, per far fronte ad una infestazione di serpenti che con i
loro morsi portavano la morte tra il popolo, aveva innalzato su un palo un
serpente di bronzo. Chiunque, sempre secondo la parola del Signore, l’avesse
guardato, sarebbe stato immune dalle conseguenze letali dei morsi letali dei
rettili o sarebbe guarito.
Cosa può significare
questo strano fatto? Noi siamo continuamente morsi dal male, avvelenati,
moriamo alla vita vera a causa del peccato. Allora Dio ha mandato il Figlio suo
a “farsi peccato” perché noi, guardando la nostra miseria, la nostra colpa, il
nostro male, il peccato…. noi vediamo lì presente Gesù e ci affidiamo, anche
nel nostro peccato a lui, crediamo in lui che può guarirci. La nostra
guarigione sta nell’innalzare lo sguardo verso Colui che il Padre ha mandato ed
è stato “innalzato” per noi.
“Fratelli, Dio, ricco di misericordia, da
morti che eravamo ci ha fatti rivivere con Cristo. Per grazia siete salvati,
avete la vita….” Nessun spazio viene concesso alla maledizione, alla
condanna, alla morte, se crediamo in Gesù.
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