domenica 11 marzo 2018

BRICIOLE di PAROLA

...da omelia 4° Quaresima B - 11.03.2018


2Cronache36 – Efesini 2,4-10 – Giovanni 3,14-21

La nostra vita cristiana avviene accanto a Dio, seguendo Gesù, ora nel deserto (dove viviamo in armonia tra “bestie selvatiche e angeli”), ora sul monte della bellezza che si rivela (Tabor), ora al tempio (dove impariamo ad essere sinceri e determinati). Sono luoghi e circostanze dove la fedeltà di dio ci è manifestata e dove noi manifestiamo la nostra accogliendo la sua Parola.

Ma la nostra vita cristiana avviene, ed è questa la paradossale ma vera bella notizia, anche lontano da Dio, perché è lì che Dio ci raggiunge mandandoci Gesù; è lì che Gesù ci segue, stavolta, Lui. Ci segue in una esistenza sbagliata, su una via errata, in un percorso tortuoso o storto, nei nostri sbandamenti, nel nostro peccato. Non ci abbandona.

E’ la verità dell’amore suo che possiamo scorgere nella Parola del Signore che ci è data oggi.
A fronte dell’infedeltà del popolo, delle beffe che questi si facevano dei profeti, in mezzo alle prove e sofferenze, al male, che vengono come conseguenza di una condotta scriteriata e malvagia, giunge inaspettata non la punizione, ma un editto di libertà. La liberazione tanto sognata dalla schiavitù in cui il popolo era caduto ora è concessa, e si realizza, persino, attraverso un re pagano, Ciro. Il Signore era andato in esilio con il suo popolo infedele, l’aveva seguito, e ora gli dona il ritorno a casa.

La conferma di questo modo di amare e di agire di Dio ci viene dalla “bella notizia”, sorprendente, che ci danno le parole di Gesù: “Dio ha tanto amato il mondo da dare il suo Figlio unigenito…perché il mondo sia salvato per mezzo di lui”. Ha amato “questo” mondo, ferito dal male, sconvolto dalla cattiveria e ingiustizia, il mondo “reale” che tanta sofferenza custodisce, il mondo di cui tanto ci lamentiamo.

Come abbia amato “questo” mondo, Gesù lo fa comprendere richiamando alla mente del suo interlocutore Nicodemo quanto era accaduto nel deserto con Mosè. Questi, obbedendo ad una parola del Signore, per far fronte ad una infestazione di serpenti che con i loro morsi portavano la morte tra il popolo, aveva innalzato su un palo un serpente di bronzo. Chiunque, sempre secondo la parola del Signore, l’avesse guardato, sarebbe stato immune dalle conseguenze letali dei morsi letali dei rettili o sarebbe guarito.

Cosa può significare questo strano fatto? Noi siamo continuamente morsi dal male, avvelenati, moriamo alla vita vera a causa del peccato. Allora Dio ha mandato il Figlio suo a “farsi peccato” perché noi, guardando la nostra miseria, la nostra colpa, il nostro male, il peccato…. noi vediamo lì presente Gesù e ci affidiamo, anche nel nostro peccato a lui, crediamo in lui che può guarirci. La nostra guarigione sta nell’innalzare lo sguardo verso Colui che il Padre ha mandato ed è stato “innalzato” per noi. 
“Fratelli, Dio, ricco di misericordia, da morti che eravamo ci ha fatti rivivere con Cristo. Per grazia siete salvati, avete la vita….” Nessun spazio viene concesso alla maledizione, alla condanna, alla morte, se crediamo in Gesù.

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