venerdì 30 marzo 2018

BRICIOLE di PAROLA...
...nell'omelia


Giovedì Santo - 29.03.2018

Carissimi, è la cena di Pasqua, la cena delle meraviglie con cui il popolo di Dio, Israele, celebrava la propria liberazione dalla schiavitù dell’Egitto; appunto una grande meraviglia.
Ma ancor più grande, per noi discepoli di Gesù invitati a questa Cena, è la Meraviglia del Suo amore sino alla fine, nell’ora del passaggio al Padre.
Meraviglia perché ci sorprende nelle sue manifestazioni; meraviglia perché senza misura questo amore!

A conferma di tale amore, ecco il suo dono e la sua lezione, un piccolo pezzo di pane e un grande esempio che ci è insegnamento.

Il piccolo pezzo di pane “spezzato”, unito al sangue “versato”, è la sua vita, la sua morte. Nutrendocene partecipiamo e viviamo di quello che sta per avvenire, la sua morte e risurrezione. Ci è data liberazione dalle nostre prigionie e schiavitù mangiando quel piccolo pezzo di pane che egli mette nelle nostre mani, in quelle del traditore Giuda, in quelle di Pietro che lo rinnega, in quelle dei suoi che fuggono! Non abbiamo paura, non pensiamo di mancargli di rispetto ricevendolo con fede e delicatezza nelle nostre mani!  E’ il Suo amore!

Nel grande insegnamento, “come ho fatto io, Maestro e Signore, fate anche voi”, è invece il nostro amore, quello che ci impegna, gli uni verso gli altri. E rende proficuo ed efficace quello che abbiamo da Lui. Se non avviene così, noi inutilmente mangiamo di questo pane, inutilmente facciamo Pasqua con Gesù, inutilmente ci consideriamo suoi discepoli e amici. Salvati e liberati dalle nostre paure, egoismo, peccato, diventiamo con Gesù custodi e salvatori, perché servi”, dei fratelli.

Proprio nel gesto del servo che Gesù osa compiere a questa Cena, ad ogni Eucaristia o S. Messa, sta il nesso tra il piccolo pezzo di pane e il grande insegnamento.
Nel piccolo pezzo di pane Gesù si inginocchia davanti a noi, me, Pietro giuda, o qualsiasi altro io sia, e, servo, mi lava i piedi, mi rende giusto, mi fa sapere che sono amato e che mi vuole alla sua “tavola” con sé, che poi sarà l’amore massimo della croce.
Nel grande insegnamento, sono io invece che mi faccio servo, e lavo i piedi ai fratelli, li onoro della mia amicizia e dell’offerta della mia vita sino alla fine.

Carissimi, Gesù si abbassa a lavare i piedi dei discepoli, è il “pane” che si fa piccolo. Alla stregua di Pietro non comprendiamo come osi tanto, ma ne siamo toccati e ci lasciamo lavare, cioè amare. E in questo concederci ci facciamo anche noi un po’ più piccoli, cessiamo di essere arroganti e presuntosi.
Nello stesso tempo, custodendo la lezione che Egli ci dà, l’insegnamento che la spiega, non possiamo che chiedere umilmente un cuore grande per amare e servire tutti.

Nell’ umile piccolo gesto che ora la liturgia di questa Cena ci propone, la lavanda dei piedi, è la grande, ampia carità, quella di Cristo, che ci dà salvezza, liberazione e gioia.


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