...nell'omelia
Giovedì Santo -
29.03.2018
Carissimi, è la cena di Pasqua, la cena delle
meraviglie con cui il popolo di Dio, Israele, celebrava la propria liberazione
dalla schiavitù dell’Egitto; appunto una grande meraviglia.
Ma ancor più grande, per noi discepoli di Gesù
invitati a questa Cena, è la Meraviglia del Suo amore sino alla fine, nell’ora
del passaggio al Padre.
Meraviglia perché ci sorprende nelle sue
manifestazioni; meraviglia perché senza misura questo amore!
A conferma di tale amore, ecco il suo dono e la sua
lezione, un piccolo pezzo di pane e un grande esempio che ci è insegnamento.
Il piccolo pezzo di pane “spezzato”, unito al
sangue “versato”, è la sua vita, la sua morte. Nutrendocene partecipiamo e
viviamo di quello che sta per avvenire, la sua morte e risurrezione. Ci è data liberazione
dalle nostre prigionie e schiavitù mangiando quel piccolo pezzo di pane che
egli mette nelle nostre mani, in quelle del traditore Giuda, in quelle di
Pietro che lo rinnega, in quelle dei suoi che fuggono! Non abbiamo paura, non
pensiamo di mancargli di rispetto ricevendolo con fede e delicatezza nelle
nostre mani! E’ il Suo amore!
Nel grande insegnamento, “come ho fatto io, Maestro e Signore, fate anche voi”, è invece il
nostro amore, quello che ci impegna, gli uni verso gli altri. E rende proficuo
ed efficace quello che abbiamo da Lui. Se non avviene così, noi inutilmente
mangiamo di questo pane, inutilmente facciamo Pasqua con Gesù, inutilmente ci
consideriamo suoi discepoli e amici. Salvati e liberati dalle nostre paure,
egoismo, peccato, diventiamo con Gesù custodi e salvatori, perché servi”, dei
fratelli.
Proprio nel gesto del servo che Gesù osa compiere a
questa Cena, ad ogni Eucaristia o S. Messa, sta il nesso tra il piccolo pezzo
di pane e il grande insegnamento.
Nel piccolo pezzo di pane Gesù si inginocchia
davanti a noi, me, Pietro giuda, o qualsiasi altro io sia, e, servo, mi lava i
piedi, mi rende giusto, mi fa sapere che sono amato e che mi vuole alla sua
“tavola” con sé, che poi sarà l’amore massimo della croce.
Nel grande insegnamento, sono io invece che mi
faccio servo, e lavo i piedi ai fratelli, li onoro della mia amicizia e
dell’offerta della mia vita sino alla fine.
Carissimi, Gesù si abbassa a lavare i piedi dei
discepoli, è il “pane” che si fa piccolo. Alla stregua di Pietro non
comprendiamo come osi tanto, ma ne siamo toccati e ci lasciamo lavare, cioè
amare. E in questo concederci ci facciamo anche noi un po’ più piccoli,
cessiamo di essere arroganti e presuntosi.
Nello stesso tempo, custodendo la lezione che Egli
ci dà, l’insegnamento che la spiega, non possiamo che chiedere umilmente un
cuore grande per amare e servire tutti.
Nell’ umile piccolo gesto che ora la liturgia di
questa Cena ci propone, la lavanda dei piedi, è la grande, ampia carità, quella
di Cristo, che ci dà salvezza, liberazione e gioia.
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