BRICIOLE DI PAROLA...nell'omelia
20° Domenica A – 16/08/2020
Isaia 56,6-7 - Romani 11, 13-15.29-32 - Matteo 15,21-28
Dopo Maria che abbiamo onrato ieri nella sua Assunzione al cielo, un’altra donna, una pagana, ci dà lezione di fede. Davanti a Dio non ci sono stranieri o estranei. A tutti è estesa la sua bontà. Paolo ne è talmente convinto che è disposto, persino, ad ingelosire i suoi concittadini pur di attrarre anche loro a Gesù.
Ciò che ci rende familiari a Dio, suoi figli, accolti e ascoltati come tali è la fede. Ne abbiamo un esempio nell’episodio del Vangelo La donna pagana, cananea, non appartenente al popolo d’Israele – e coloro che non vi appartenevano erano chiamati con l’appellativo di “cani” (ecco perché Gesù esce nei confronti della donna che chiede attenzione e aiuto con quella battuta addolcendola. “non posso dare ai cagnolini quello che è riservato ai figli”) – questa donna diventa lezione per tutti, anche per lo stesso Gesù che rimane meravigliato. Gesù si rende conto che in lei c’è vera confidenza e fiducia, oltre che amore e passione grande per una figlia crudelmente tormentata dal demonio. Gesù provoca e chiama la sua fede a venir fuori, e questa diventa manifesta dove c’è l’amore.
Fede sta nel cercare ciò che profondamente interessa la vita. E che cosa può esserlo più della preoccupazione e dell’angoscia di questa madre per la figlia, di ogni genitore per i figli? Quando cominciamo a volere, a cercare il vero bene spirituale nostro e dei nostri cari, non fermandoci solo a ciò che è materiale, allora stiamo mettendo noi e gli altri su una via di fede. Ma finché ci occupiamo o preoccupiamo di altro, un basso profilo (star bene, che non manchi niente, avere tutto…), difficilmente camminiamo nella fede e vi conduciamo gli altri. Fede consiste nel cercare il Signore e pure gridare a lui proprio come questa donna. Domenica scorsa il grido di Pietro che sprofondava nell’ acqua. “Signore, salvami”; oggi la donna che implora per la figlioletta “Pietà di me, Signore, figlio di Davide! Mia figlia è molto tormentata da un demonio”. La nostra umanità che chiede di essere salvata, di conoscere l’amore di Dio.
Fede è raccogliere le briciole della presenza del Signore. Non è necessariamente credente chi fa grandi abbuffate di pratiche, devozioni, preghiere, ma chi sa raccogliere, custodire, valorizzare, rispondere, nutrirsi delle briciole. Questo non vuol dire non accostarsi al Signore, non pregare con insistenza, non desiderare di stare davanti a Lui, non ascoltare con assiduità la Sua parola. Vuol dire riconoscere e far tesoro della presenza del Signore e del suo aiuto in tanti minuscoli momenti in cui va sbriciolandosi la nostra giornata, la nostra vita.
Tutti intenti alla cose grosse che capitano, agli avvenimenti forti della vita, agli impegni importanti, agli interessi solidi dell’esistenza, non ci accorgiamo di frammenti preziosi della presenza del Signore: piccoli inviti, parole sussurrate, silenzi teneri, sguardi discreti, incontri quotidiani e non appariscenti, frammenti con cui egli ci è accanto, ci mostra e ci dona il suo amore. E attende il nostro! Ci vuole grande fede per i momenti difficili della vita, ma raccogliere le briciole a questo ci prepara.
Non sprechiamo nulla di piccolo o di insignificante che ci possa capitare in questa settimana. Non ci interessa una vita spericolata, ma sbriciolata sì, ove avere attenzione e custodia per ogni frammento di vita in cui possiamo incontrare Gesù, assaggiare il suo amore. Non pretendiamo di fare miracoli, no, ma di dare briciole d’amore, briciole di comunione, briciole di carità, briciole di gioia.
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