sabato 2 gennaio 2021

BRICIOLE di PAROLA...nell'omelia

Primo Gennaio 2021 

Festa di Maria, Madre di Dio!

L’anno si apre nel nome della Madre di Dio. E da lei viene l’augurio, anzi la certezza, più bella che ci assicura che il tempo che ci viene dato è tempo di grazia. Questa certezza è Gesù, il figlio da lei nato. Ma poiché questi è Dio nel suo Figlio, Maria è pure Madre di Dio.  Con questo nome la comunità cristiana l’ha riconosciuta, onorata, invocata, fin dall’antichità.

Nella sua Madre, Maria, il Dio del cielo, il Dio infinito si è fatto piccolo, per essere non solo con noi, ma anche come noi, fratello nostro. Quindi la Madre di Dio è pure nostra madre. Da qui il suo “peso” presso Dio, da qui l’affetto immenso che ha per noi, come ogni madre.

Tra le preoccupazioni e le premure di una madre non può mancare quella per cui i figli abbiano pace. Di questa si prende cura anche Maria, madre di Dio e nostra. Dice una grande figura spirituale che illumina la riflessione e aiuta cammino della Chiesa, Sant’Anselmo, che “Dio che aveva creato ogni cosa, si fece lui stesso creatura di Maria (pensiero ridetto in modo stupendo nella preghiera che Dante mette sulle labbra  di San Bernardo nella Divina Commedia, cantico del Paradiso – “vergine madre, figlia del tuo figlio…il tuo fattor non disdegnò di farsi tua fattura”) e attraverso il figlio di lei, Gesù, ha ricreato il mondo ferito dal peccato. Dio si è preso cura del mondo, dell’umanità, e Maria, dando alla luce il Figlio di Dio partecipa a questa cura che mira al bene alle creature tutte.

Una cultura della cura, il prendersi cura, Papa Francesco, li indica per tutti gli uomini come opera che contribuisce ad un mondo di pace, di giustizia, di fraternità. Ci ha insegnato l’anno appena trascorso l’importanza di prenderci cura gli uni degli altri, della convivenza civile, dell’essere responsabili del bene comune e del creato. Prenderci cura, fa parte della nostra vocazione umana. Del resto siamo tutti sulla stessa barca.

Cosa ci vuole per prendersi cura? Varie sono le attenzioni che attestano la cura per la nostra vita e quella degli altri: dal considerare che essa è un dono, un dono prezioso che viene dall’amore di Dio, se siamo credenti, dall’amore di chi ci ha messo al mondo, quantomeno, i nostri genitori; dal custodirlo tale dono, onorandolo di giuste  attenzioni, dal difenderlo da inganni che lo aggrediscono, dall’ amarlo ancor di più quando ferito, dal valorizzarlo perché diventi benedizione per altri. Vista la nostra fragilità in merito, anche se purtroppo non sempre siamo umili dal rendercene conto, e non vogliamo sentire  ragioni, quando è necessario, accettiamo anche l’esortazione di chi ci vuol bene e ci dice: “Prenditi cura di tuo fratello di tua sorella, dei tuoi genitori. Prenditi cura di te stesso, di te stessa!”. La risposta, spesso, è acida: “Che cosa t’interessa. Faccio quello che voglio io”.

Maria, Madre di Dio, e madre nostra, non manca di dirci: “Figlio/a, prenditi cura di te stesso, di te stessa, non buttare la vita che ti è stata donata, e non si rinfaccia mai un dono. Se dovessi farlo non avresti amore in te, ma solo infelicità. Prenditi cura dei tuoi fratelli e sorelle, come il Figlio mio Gesù, Buon Pastore, si preso cura di coloro che il Padre gli ha affidati ed è andato in cerca di chi si era perduto, come Buon Samaritano ha soccorso, si è fatto carico e ha guarito chi era ferito. Voi tutti, figli miei, prendetevi cura l’uno dell’altro, seguendo Gesù”.

Miei cari, la prima lettura invocava la benedizione di Dio, parole bene auguranti per il nuovo anno, un anno di serenità, di pace, di salute in tutti i sensi. Essa scende dal cielo, e passa attraverso le nostre mani, e giunge a tutti attraverso la cura degli uni verso gli altri.

 

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