lunedì 4 gennaio 2021

BRICIOLE di PAROLA...nell'omelia 

2° Domenica dopo Natale – 03.01.2021 

- Siracide 24,1-12  - Efesini 1,3-18   - Giovanni 1,5-14 

I pastori videro il bambino di Betlemme con i loro occhi, ne rimasero ammirati e commossi. Riferirono a tutti ciò che di quel bambino era stato detto loro, suscitando stupore.. Lo videro con gli occhi del loro corpo. A noi, ai nostri occhi del corpo questa meraviglia è negata, anche se tante cose belle le possiamo ammirare pure noi, a partire dal volto di chi amiamo, che poi è un riflesso della bellezza che stordì i pastori quella notte. Infatti la Scrittura dirà che quello, Gesù, era “il più bello dei figli dell’uomo”. A noi servono gli occhi della fede per contemplare in quel Bambino Dio stesso che si è fatto uno di noi.

La Parola annunciata in questa domenica natalizia è un contemplazione del figlio che ci è stato dato nascendo dalla Vergine Madre Maria, che l’altro ieri abbiamo venerato quale Madre di Dio, perché tale è Gesù: figlio di Dio.

Quel bambino è la Sapienza di Dio. E’ tutto il Suo pensiero d’amore, il progetto di bene che Egli dall’eternità coltiva per noi. A questa Sapienza, Dio dice. "Fissa la tua tenda nel mondo, affonda le tue radici tra gli uomini, i miei eletti". Di più, nella riflessione mistica viene detto che quando il Creatore volle dare il via ad ogni cosa, pronunciò il nome di Gesù, e il mondo fu fatto! L’abbiamo proclamato poco fa anche nel vangelo di Giovanni : tutto è stato fatto per mezzo di lui e senza di lui nulla è stato fatto di ciò che esiste. Poiché quel Bambino è la Sapienza di Dio, allora in quel Bambino sta il senso, il significato di tutte le cose, della nostra esistenza, l’origine di questa, la sua più bella realizzazione, il suo percorso, la sua pienezza, la sua meta. Molta infelicità, disorientamento, agitazione e nervosismo, forse perché abbiamo smarrito il contatto con Lui, abbiamo tolto gli occhi della fede da questa Sapienza.

Quel bambino è la benedizione di Dio sul mondo, ci fa conoscere la realtà che non è semplicemente costituita da fatti di cronaca, da avvenimenti, da storie che ci coinvolgono o no, da quello che capita o che facciamo capitare noi; la realtà è l’amore che ci ha voluti, ci ha scelti ancor prima della creazione del mondo destinati ad un “tesoro di gloria”, dice la conclusione della seconda lettura. Se gli occhi del nostro cuore si aprono a tale mistero, non solo tutte le cose rivelano il loro senso, cioè la direzione dove ci conducono, ma sono belle, tutte belle anche quelle che tali non appaiono. Anche i momenti difficili, di prova, di sofferenza, diventano momenti di grazia, di amore. Tutto concorre a perfezionare in noi l’immagine del Figlio.

Infine, in quel bambino è la vita, che è la luce degli uomini. Noi brancoliamo nel buio delle cose senza senso, abbiamo incubi, non vediamo, né gustiamo più la bellezza dell’esistenza se manchiamo della luce. Questa risplende, illumina, se in noi trova accoglienza la vita, trova accoglienza Gesù.

Apriamo gli occhi della nostra fede a quanto ci è stato annunciato: “In principio era il Verbo…”, cioè all’inizio di tutto ci sta l’Amore, il Figlio di Dio, Sua Sapienza, per noi benedizione. In Lui la vita. E questi, “ il Verbo si fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi”. Ha assunto e condivide la nostra umanità fragile, debole, e senza toglierle nulla l’ha arricchita della Sua vita affinché  noi possiamo essere e portare quello che è il suo nome: figli amati dal Padre, sapienti e benedetti.

 

 

 

 

 

 

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