BRICIOLE di PAROLA...nell'omelia
4° Domenica B – 24.01.2021
Giona, 3,1-5 - 1Cor 7,29-31 - Marco,1,14-20
Da che cosa è influenzata la nostra vita? Da tante cose, da diverse variabili…Penso di non sbagliare troppo se dico che molto dipende dal tempo. Tutta colpa del tempo! Come sentiamo il tempo! Ci preoccupa, ci sfugge! Lo cerchiamo il tempo, lo buttiamo via… Condiziona la nostra esistenza, il lavoro, la vita familiare, le relazioni, persino l’umore! E fondamentale il tempo!
Anche Gesù lo conferma iniziando la sua predicazione, in un tempo peraltro non facile, con il Battista, arrestato, in prigione. Così Gesù esordisce: Il tempo è compiuto”. Cioè è pieno, è riempito! Di che? Di che cosa? Il nostro è sempre pieno: lavoro, preoccupazioni, pensieri, casa, e poi i vari social, la televisione, pieno di evasione… L’espressione di Gesù va in altra direzione: con Lui il tempo è pieno di Dio!
E segue l’altra precisazione che fa del tempo pieno di Dio una vera benedizione: “il regno di Dio è vicino”. “Qui, adesso, Dio vi ama, vi vuol bene e ve lo mostra. Apritevi a questa novità, accogliete e vivete questa bella notizia”. “Da quando io sono qui”, dice Gesù, “Dio vi vuole bene non da lontano, ma qui, ora adesso, in questa realtà, che può essere anche triste e difficile per vari motivi”.
Questo annuncio del tempio pieno di Dio e della vicinanza Sua è molto diverso da quello che predicava Giona agli abitanti di Ninive: “Guardate che Dio si è stancato. Ancora quaranta giorni e Ninive sarà distrutta”. E li induceva con il terrore di una punizione a cambiare dalla loro condotta dissoluta e di peccato. Per noi non è così, ed è proprio il dar credito alla presenza di Dio che ci ama, e non il castigo, che ci incoraggia a conversione, a cambiare vita.
Indicazioni preziose per vivere il tempo presente, che si è fatto breve, precisa Paolo, ci vengono dallo stesso nella seconda lettura, quasi siamo nella necessità di non perderne dell’ altro. Occorre ridimensionare il nostro attaccamento anche alle cose pur belle e buone, legittime. Avere il senso della misura, e non assolutizzare nulla. Non attaccarsi persino agli affetti di questo mondo, se questi ci fanno scordare il Regno, cioè la vicinanza di Dio.
A questa conversione siamo chiamati da Gesù. Ed è fatta di cuore, di fiducia, e di passi, di generosità. Come Simone e Andrea, come Giacomo e Giovanni che lo seguono. I primi due lasciano loro subito le reti. Invece davanti a Giacomo e Giovanni è Gesù che subito, senza indugiare, li chiama. Forse perché sapeva che poteva essere più difficile ridimensionare e posporre gli affetti più cari a lui per seguirlo.
Non si tratta di venire meno alle cose che ogni giorno ci occupano e che servono per l’esistenza nostra e degli altri; non si tratta di venir meno agli affetti più cari verso i quali abbiamo gratitudine e responsabilità, ma in quel “venite dietro a me, vi farò diventare pescatori di uomini”, in quella chiamata vi è invece la promessa di di chi vive la propria umanità come ha fatto Gesù.
Come sarà il tempo che abbiamo davanti? Quanto ne avremo? Lo immaginiamo, forse lo programmiamo, sapendo che potrà esserci sempre un virus della malora che fa saltare tutto. Ma crediamo che quello che stiamo attraversando, pur difficile di sofferenza, è pieno amore, quello che Dio, ci dà e ispira. Un tempo che non si misura in pesi e quantità, ma in gioia e qualità!
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